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FINI (Leonor) (1908-1996). Pittrice surrealista, litografa, scenografa teatrale e scrittrice francese di origini italiane. Lettera autografa firmata «Leonor» indirizzata a Pierre Besse. Nonza (Corsica), 6 luglio 1961. 6 pagine in-4, con busta affrancata e timbrata. LUNGA E VEEMENTE LETTERA IN CUI SI ACCENNA A UNA CONTROVERSIA GIUDIZIARIA, A UNA CADUTA AVVENUTA NELLA SUA ABITAZIONE E ALLA VENDITA DI UN ACQUERELLO PER 100.000 FRANCHI. In questa lettera particolarmente accesa, Leonor Fini esprime al suo corrispondente la sua profonda preoccupazione a seguito di un incidente avvenuto nella sua abitazione: una donna americana sarebbe caduta dalle scale e si sarebbe ferita al polso. Temendo che quest’ultima possa avviare un procedimento giudiziario contro di lei, l’artista si indigna per le circostanze dell’incidente e per le responsabilità che le potrebbero essere attribuite: «Ora io sono molto angosciata per un’altra faccenda che riguarda la casa. A causa di quella scrofa di un’americana che a marzo è caduta proprio prima di scendere le scale e si è rotta un polso. » Spiega che l’avvocato della persona infortunata le sta chiedendo informazioni sulla sua assicurazione ed è preoccupata per l’ammontare del risarcimento che potrebbe esserle richiesto, soprattutto a causa di possibili sequele alla mano. Leonor Fini contesta vivamente la propria responsabilità, facendo riferimento alla conformazione delle scale e alle circostanze della caduta. Cita inoltre l’avvocato Maurice Garçon, dal quale spera di ottenere sostegno: «Spero che Garçon mi rassicuri, altrimenti sarei rovinata: tutto ciò che guadagno – spesso con fatica – verrà inghiottito dall’avvocato, dal processo e dal risarcimento a quella creatura ripugnante.» La lettera contiene anche un interessante passaggio relativo alla sua attività artistica e al mercato delle sue opere. Racconta infatti che un giovane americano ha acquistato da lei un acquerello per la somma di 100.000 franchi, interrogandosi al contempo sulle possibili conseguenze di questa vendita nell’ambito della sua controversia: «Il problema è che un giovane americano, venuto con quella scrofa, ha comprato l’acquerello per 100.000 franchi, ma da me non è un «?» per questo – a casa propria si può vendere – anche un mobile, un oggetto, ecc. senza che questo diventi “un negozio”.» Accenna anche alla galleria Rive Droite, che aveva contattato telefonicamente, e chiede con insistenza a Pierre Besse di informarsi presso il suo avvocato e di parlarne con Stanislao. Una corrispondenza particolarmente espressiva, rivelatrice del temperamento appassionato e inquieto di Leonor Fini, che offre una testimonianza della sua vita privata, delle sue preoccupazioni materiali, dei suoi rapporti con i consulenti legali e delle condizioni di vendita delle sue opere all’inizio degli anni ’60. Busta conservata, con francobollo e timbri postali di Nonza del 6 luglio 1961. Strappi e lacune dovuti all’apertura della busta. Lettera che presenta pieghe da corrispondenza.
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