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FINI (Eleonor, detta Leonor) (1908-1996). Pittrice surrealista, litografa, scenografa teatrale e scrittrice francese di origini italiane. Figura di spicco del surrealismo, Leonor Fini sviluppa un universo singolare in cui si intrecciano onirismo, erotismo, metamorfosi e figure femminili enigmatiche. La sua opera esplora in particolare i rapporti tra desiderio, femminilità e inconscio.Lettera autografa firmata «Leonor» indirizzata a Pierre Besse. Nonza (Corsica), 5 agosto 1960. 5 pagine in folio, scritte con inchiostro rosso, con alcune annotazioni in un altro inchiostro. Busta autografa conservata, affrancata e timbrata a Nonza il 6 agosto 1960. Strappi e lacune nella busta, pieghe e sgualciture nei fogli. Notevole lettera intima in cui Leonor Fini si cimenta in una lunga interpretazione psicoanalitica di un sogno del suo corrispondente, affrontando con sorprendente franchezza la sessualità, l’impotenza, la femminilità e il senso di colpa. L’artista inizia consigliando a Pierre Besse di prendersi una vacanza, suggerendogli in particolare di soggiornare sulle montagne corse, nei dintorni di Vizzavona, prima di raggiungerla a Nonza. Accenna inoltre ai regali di un certo Bob, alle notizie sui suoi conoscenti e a una serata trascorsa con alcuni registi venuti a trovarla. Accenna al suo compagno Konstanty Jeleński, detto Kot, che non vede l’ora di ritrovare il suo corrispondente, per poi intraprendere un’analisi particolarmente personale del suo sogno: «Il suo sogno è più che chiaro: è fulminante, a parte i ricordi diurni che lei stessa ha riconosciuto e che sono sempre i mezzi per la rappresentazione [...] del subconscio. » Fornisce quindi un’interpretazione apertamente sessuale delle immagini oniriche: «La profusione di sperma è la sua ossessione (mista a paura dell’impotenza) e il resto è il perpetuo senso di colpa che ne deriva.» Prosegue evocando la figura di Simone: «La “Simone morta” rappresenta per te la femminilità definitivamente morta (da cui l’angoscia nel sogno e il senso di colpa).» Leonor Fini insiste sulla dimensione profondamente individuale dell’esperienza onirica e si difende da qualsiasi interpretazione universale: «Il libro dei sogni è divertente ma significa ben poco: come potete pensare che sia semplicemente una cosa generalizzata? Posso interpretare questo sogno perché vi conosco e ogni sogno viene sognato in modo diverso da persone diverse.» Questa lettera costituisce una testimonianza particolarmente rivelatrice dell’interesse di Leonor Fini per l’inconscio, il sogno e i meccanismi del desiderio, temi fondamentali del suo universo pittorico. La sua analisi, al tempo stesso spontanea, incisiva e personale, illustra la libertà intellettuale e sessuale che caratterizza la sua personalità. La presenza di Konstanty Jeleński, scrittore e critico d’arte, compagno di lunga data di Leonor Fini, nonché i riferimenti alla sua cerchia artistica e cinematografica, rafforzano ulteriormente l’interesse biografico di questa corrispondenza. Lettera di grande interesse per la sua lunghezza, la libertà di tono e il contenuto psicoanalitico, in diretta relazione con le preoccupazioni estetiche e intellettuali dell’artista.
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