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Louis Anquetin (francese, 1861-1932) Allegoria della strage degli innocenti recante il timbro dell'atelier «Anquetin» (in basso a destra); recante il timbro dell'atelier (sul retro) a gessetto nero e grafite Senza cornice: 33,7 x 23 cm (13 1/4 x 9 pollici) Per successione agli eredi dell’artista, dai quali è stata venduta all’asta d’atelier «Atelier Louis Anquetin, 1861-1932»; Hôtel Drouot, Thierry de Maigret, Parigi, 28 novembre 2008 (i disegni di Anquetin recavano 2 Cachets d’atelier: Lugt 3815 (sul recto, che riproduce la sua firma) e Lugt 3816 (sul verso, il timbro del suo atelier)); Collezione privata, Regno Unito. Louis Anquetin, straordinario disegnatore, litografo e pittore, studiò all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove strinse una stretta amicizia con Henri de Toulouse-Lautrec. Insieme entrarono nell’atelier del pittore accademico Fernand Cormon, dove strinsero amicizia con Émile Bernard e Vincent van Gogh. Cormon preparava i propri allievi a soddisfare i rigidi standard della giuria del Salon, ma sotto questo aspetto quei giovani anticonformisti si rivelarono i suoi allievi meno brillanti. Una volta completati gli studi, questo gruppo di radicali si riuniva nei caffè-cabaret più alla moda di Montmartre, dove coinvolsero Paul Gauguin. Da parte sua, Anquetin emerse come uno dei principali promotori dell’avanguardia parigina. Nel 1887 lui e Bernard svilupparono il Cloisonnismo, rifiutando il naturalismo a favore di una maggiore astrazione e simbolismo.1 Il presente disegno è un esempio relativamente raro risalente alla metà degli anni Novanta del XIX secolo, quando l’attenzione dell’artista si spostò verso i Maestri Antichi – in particolare Rubens. Qui, l’illuminazione drammatica e l’ampio movimento diagonale delle figure contorte e muscolose sono chiaramente ispirati ai dipinti religiosi di Rubens. La scena allegorica e visionaria di Anquetin raffigurante la Strage degli Innocenti è sbalorditiva. L’intenso lavoro a gesso cattura la lotta fisica viscerale tra i carnefici – uno armato di coltello, l’altro di mazza – e la loro vittima, legata al montante della croce e che lotta disperatamente per proteggere i suoi neonati. Anquetin sviluppò ulteriormente la narrazione in tre studi conservati in collezioni private. Il primo (A), realizzato con gessi neri e rossi, mostra la figura di Cristo per intero. Egli assiste all’evento, con il suo corpo che fa da contrappunto a quello della madre mentre i loro sguardi si incrociano. Il boia armato di coltello è stato spostato sulla destra della composizione, mentre sulla sinistra sono state aggiunte altre vittime del massacro e un cavaliere, che fissa Cristo. Proprio sopra di lui, un Papa in trono sotto un baldacchino alza la mano come per implorare i carnefici di avere pietà. Il secondo studio (B) rende la narrazione in modo più drammatico con fitte pennellate di gesso nero. Qui un raggio di luce celeste scende sulla madre ai piedi della croce. Infine, nel disegno (C), il baldacchino papale è reso in modo più completo e, sfumando le aree secondarie della composizione, alle figure principali viene data maggiore risalto. Ai piedi del disegno sono presenti annotazioni cromatiche, ma non è noto se sia mai stato realizzato un dipinto correlato. Che fosse o meno spinto dalla devozione religiosa, Anquetin era evidentemente profondamente commosso dalla tragica narrazione biblica della Strage degli Innocenti (Matteo 2, 16-18). La sua allegoria anacronistica – che colloca Cristo e il Papa nella stessa scena caotica – rasenta il surrealismo. Raffigurando Cristo, in procinto di esalare l’ultimo respiro sulla croce e testimone della morte dei primissimi martiri che morirono al suo posto, Anquetin condensa secoli di storia in quella che potrebbe essere una critica di straordinaria forza. In definitiva, tuttavia, le vere intenzioni dell’artista rimangono un enigma. Riferimenti: 1 Brame e Lorenceau, Anquetin, La passion d’être peintre, Parigi 1991, p. 17 Immagine A / Immagine B / Immagine C
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