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Scuola francese (fine del XVIII secolo) Paesaggio con castello in lontananza, forse una veduta italiana olio su tavola Senza cornice: 27,5 x 44,2 cm. (10 3/4 x 17 1/2 pollici) Con cornice: 34 x 49,5 cm. (13 1/2 x 19 1/2 pollici) Collezione di Thomas Barlow (1883-1964), Manchester; da lì, per via ereditaria, alla figlia, Theodora Gertrude Winter (nata Barlow) (1912-2003); da lì, per via ereditaria, all’attuale proprietario. Bibliografia: B. Nicholson, «Current and Forthcoming exhibitions», in *The Burlington Magazine*, vol. CX, n. 782, maggio 1968, p. 295, riprodotto al n. 90 (attribuito a Thomas Jones). Esposto: Manchester, Whitworth Art Gallery, Dipinti dalla collezione di Sir Thomas Barlow, 22 marzo - 4 maggio 1968, n. 14 (come non attribuito, con attribuzioni suggerite a Thomas Jones (1742-1803), Pierre-Henri de Valenciennes (1750-1819) e Jean-Joseph-Xavier Bidauld (1758-1846)) Questo affascinante paesaggio panoramico, risalente alla fine del XVIII secolo, esemplifica la particolare gestione della luce e dell’atmosfera tipica degli artisti francesi che lavoravano in Italia in quel periodo. Il dipinto era stato precedentemente attribuito da Francis W. Hawcroft al rinomato artista gallese Thomas Jones (1742-1803), che si recò in Italia nel 1776 e vi rimase per i sette anni successivi. Sono state proposte anche attribuzioni alternative, tra cui quelle a Pierre-Henri de Valenciennes (1750-1819) e Jean-Joseph-Xavier Bidauld (1758-1846), che ora sono state scartate. Nel XVIII secolo, Roma era un importante crocevia per i viaggiatori europei e una fonte di ispirazione per gli artisti francesi che si recavano nella Città Eterna per iniziare la propria carriera artistica. Quando Nicholas Vleughels (1668-1737) divenne direttore dell’Académie de France a Roma nel 1725, incoraggiò i giovani artisti a dipingere e disegnare in situ, spingendo molti di loro a viaggiare ed esplorare la campagna circostante fuori Roma, che costituiva una fonte costante di ispirazione. Mentre molti attingevano ai metodi tradizionali per rappresentare la campagna idilliaca, riempiendo i paesaggi di scene storiche, religiose o mitologiche, altri optarono per un approccio naturalistico nel ritrarre il territorio e le comunità che vi abitavano. Gli studi magistrali sulla luce e l’atmosfera di Adrien Manglard (1695-1760), Claude-Joseph Vernet (1714-1789) e Pierre-Henri de Valenciennes (1750-1819) contribuirono a portare il paesaggio in primo piano nel secolo successivo, aprendo la strada agli artisti della Scuola di Barbizon.
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