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Chiswick Auctions

20 - Domenico Robusti Tintoretto (italiano, 1560-1635) Giovane donna che offre un cesto di frutta olio su tela (frammento) Senza cornice: 122 x 69 cm. (48 x 27 pollici) Vendita; Sotheby’s, Monaco, 23 giugno 1985, lotto 238 (attribuito a Domenico Robusti Tintoretto); dove è stato acquistato dall’attuale proprietario. Proveniente da un’illustre collezione privata britannica. Domenico era figlio e allievo dell’eminente pittore veneziano Jacopo Tintoretto (1518-1594). Gestì la bottega di famiglia durante gli ultimi anni di vita del padre (circa 1580-94), svolgendo un ruolo fondamentale nella realizzazione di numerose commissioni cicliche su larga scala, quali la decorazione delle sale del Consiglio del Palazzo Ducale (in particolare l’enorme “Paradiso” nella Sala del Maggior Consiglio), e i cosiddetti *Fasti Gonzagheschi* (Alte Pinakothek, Monaco di Baviera), una serie di dipinti storici commissionati da Guglielmo Gonzaga (1538-1587), duca di Mantova, per celebrare le glorie della sua dinastia. In opere collettive di questo tipo, Domenico era tenuto a integrare il proprio stile personale con quello del padre e con lo stile della bottega in generale. Tuttavia, fin dai primi anni della sua maturità artistica ricevette anche commissioni autonome e, sebbene genericamente «tintorettesche», queste mostrano una serie di caratteristiche stilistiche distintive, tra cui una predilezione per ombre più intense rispetto a quelle del suo maestro e per un naturalismo popolare che riflette l’influenza della bottega rivale della famiglia Bassano. Grazie alla sua attitudine per i dettagli osservati con acutezza, ottenne rapidamente grande successo anche come ritrattista. In qualità di capo della bottega del Tintoretto dopo la morte del padre nel 1594, Domenico ne assicurò il continuo splendore fino alla propria morte, avvenuta nel 1635. L’attribuzione della presente «Giovane donna» a Domenico è avvalorata dalla somiglianza stilistica con altre opere da lui realizzate o generalmente a lui attribuite. Un confronto significativo è quello con il «Sogno di San Marco» del 1585 circa (Gallerie dell’Accademia, Venezia), parte di una serie di tele di grandi dimensioni dipinte da Jacopo e dalla sua squadra per la Scuola di San Marco a Venezia nell’arco di vent’anni o più. Già negli anni Ottanta del XVI secolo il trattamento dei drappeggi da parte di Jacopo era più frammentato, con le pieghe indicate in modo più coerente da tratti diagonali di bianco, come in diverse delle tele che dipinse in quel decennio per la Sala Inferiore della Scuola di San Rocco. Qui, invece, il drappeggio si dispiega in piani di colore più ampi e semplificati. Lo stesso si può dire dell’alta «Adorazione dei pastori» (El Escorial), commissionata a Jacopo per il retablo dell’altare maggiore dell’Escorial, ma eseguita da Domenico e spedita in Spagna nel 1583. Quest’ultima opera serve anche a dare un’idea del probabile soggetto e della composizione di cui la «Giovane donna» faceva originariamente parte. L’Adorazione dell’Escorial include una figura molto simile di una giovane donna, che fa parte del gruppo di pastori in primo piano e guarda in alto verso la Vergine e il Bambino Gesù collocati più in profondità nello spazio pittorico. Intorno a lei vi sono altre figure rustiche e prodotti agricoli (in questo caso piccioni anziché un cesto di frutta), evidentemente intesi come umili doni alla Sacra Famiglia. Ancora più significativo è il fatto che le figure nella fascia superiore siano collocate su una piattaforma di paglia, che fa da sfondo alla testa della donna – esattamente come nell’opera in questione. La composizione dell’«Adorazione dell’Escorial» aveva un precedente immediato, sebbene in un formato più ampio, nel soggetto affine dell’«Adorazione dei Magi» nella Scuola di San Rocco, completata da Jacopo nel 1582, ma alla quale Domenico potrebbe benissimo aver contribuito. Questa composizione è già articolata su due livelli e include già una giovane donna, inginocchiata con un cesto, che guarda verso l’alto il Bambino Gesù. Un’altra composizione affine è l’«Adorazione dei pastori» di Domenico conservata alle Courtauld Galleries di Londra, risalente probabilmente a un periodo solo leggermente successivo. In questo caso, a causa delle sue dimensioni ridotte (75 x 86 cm) e del formato orizzontale, la scena è rappresentata con un punto di vista alto piuttosto che basso. Ma anche qui è presente la figura di una giovane donna in primo piano, che guarda verso il Bambino Gesù collocato più in profondità nello spazio, e ancora una volta con un cesto di frutta, apparentemente mele, e altri dettagli tipici del genere che si ispirano all’opera della famiglia Bassano. Tutto ciò suggerisce che il presente frammento risalga all’incirca allo stesso periodo: vale a dire alla metà degli anni Ottanta del XVI secolo, che, pur essendo ancora durante la vita di Jacopo, fu il periodo in cui le capacità di osservazione e di esecuzione di Domenico erano al massimo della freschezza e del vigore. Le dimensioni della figura suggeriscono che il suo contesto originario fosse pubblico piuttosto che privato e che probabilmente facesse parte di una pala d’altare di una chiesa. È impossibile conoscere il motivo per cui la tela originale sia stata ritagliata: forse era stata danneggiata da un incendio o dall’acqua, e questa figura era l’unica parte che si era potuto salvare. Oppure forse il dipinto sarebbe stato più vendibile sotto forma di singoli frammenti accattivanti piuttosto che come un unico grande altare

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10.000 - 15.000 £ (11.000 - 18.000 €)

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32,4%

Domenico Robusti Tintoretto (italiano, 1560-1635) Giovane donna che offre un cesto di frutta olio su tela (frammento) Senza cornice: 122 x 69 cm. (48 x 27 pollici) Vendita; Sotheby’s, Monaco, 23 giugno 1985, lotto 238 (attribuito a Domenico Robusti Tintoretto); dove è stato acquistato dall’attuale proprietario. Proveniente da un’illustre collezione privata britannica. Domenico era figlio e allievo dell’eminente pittore veneziano Jacopo Tintoretto (1518-1594). Gestì la bottega di famiglia durante gli ultimi anni di vita del padre (circa 1580-94), svolgendo un ruolo fondamentale nella realizzazione di numerose commissioni cicliche su larga scala, quali la decorazione delle sale del Consiglio del Palazzo Ducale (in particolare l’enorme “Paradiso” nella Sala del Maggior Consiglio), e i cosiddetti *Fasti Gonzagheschi* (Alte Pinakothek, Monaco di Baviera), una serie di dipinti storici commissionati da Guglielmo Gonzaga (1538-1587), duca di Mantova, per celebrare le glorie della sua dinastia. In opere collettive di questo tipo, Domenico era tenuto a integrare il proprio stile personale con quello del padre e con lo stile della bottega in generale. Tuttavia, fin dai primi anni della sua maturità artistica ricevette anche commissioni autonome e, sebbene genericamente «tintorettesche», queste mostrano una serie di caratteristiche stilistiche distintive, tra cui una predilezione per ombre più intense rispetto a quelle del suo maestro e per un naturalismo popolare che riflette l’influenza della bottega rivale della famiglia Bassano. Grazie alla sua attitudine per i dettagli osservati con acutezza, ottenne rapidamente grande successo anche come ritrattista. In qualità di capo della bottega del Tintoretto dopo la morte del padre nel 1594, Domenico ne assicurò il continuo splendore fino alla propria morte, avvenuta nel 1635. L’attribuzione della presente «Giovane donna» a Domenico è avvalorata dalla somiglianza stilistica con altre opere da lui realizzate o generalmente a lui attribuite. Un confronto significativo è quello con il «Sogno di San Marco» del 1585 circa (Gallerie dell’Accademia, Venezia), parte di una serie di tele di grandi dimensioni dipinte da Jacopo e dalla sua squadra per la Scuola di San Marco a Venezia nell’arco di vent’anni o più. Già negli anni Ottanta del XVI secolo il trattamento dei drappeggi da parte di Jacopo era più frammentato, con le pieghe indicate in modo più coerente da tratti diagonali di bianco, come in diverse delle tele che dipinse in quel decennio per la Sala Inferiore della Scuola di San Rocco. Qui, invece, il drappeggio si dispiega in piani di colore più ampi e semplificati. Lo stesso si può dire dell’alta «Adorazione dei pastori» (El Escorial), commissionata a Jacopo per il retablo dell’altare maggiore dell’Escorial, ma eseguita da Domenico e spedita in Spagna nel 1583. Quest’ultima opera serve anche a dare un’idea del probabile soggetto e della composizione di cui la «Giovane donna» faceva originariamente parte. L’Adorazione dell’Escorial include una figura molto simile di una giovane donna, che fa parte del gruppo di pastori in primo piano e guarda in alto verso la Vergine e il Bambino Gesù collocati più in profondità nello spazio pittorico. Intorno a lei vi sono altre figure rustiche e prodotti agricoli (in questo caso piccioni anziché un cesto di frutta), evidentemente intesi come umili doni alla Sacra Famiglia. Ancora più significativo è il fatto che le figure nella fascia superiore siano collocate su una piattaforma di paglia, che fa da sfondo alla testa della donna – esattamente come nell’opera in questione. La composizione dell’«Adorazione dell’Escorial» aveva un precedente immediato, sebbene in un formato più ampio, nel soggetto affine dell’«Adorazione dei Magi» nella Scuola di San Rocco, completata da Jacopo nel 1582, ma alla quale Domenico potrebbe benissimo aver contribuito. Questa composizione è già articolata su due livelli e include già una giovane donna, inginocchiata con un cesto, che guarda verso l’alto il Bambino Gesù. Un’altra composizione affine è l’«Adorazione dei pastori» di Domenico conservata alle Courtauld Galleries di Londra, risalente probabilmente a un periodo solo leggermente successivo. In questo caso, a causa delle sue dimensioni ridotte (75 x 86 cm) e del formato orizzontale, la scena è rappresentata con un punto di vista alto piuttosto che basso. Ma anche qui è presente la figura di una giovane donna in primo piano, che guarda verso il Bambino Gesù collocato più in profondità nello spazio, e ancora una volta con un cesto di frutta, apparentemente mele, e altri dettagli tipici del genere che si ispirano all’opera della famiglia Bassano. Tutto ciò suggerisce che il presente frammento risalga all’incirca allo stesso periodo: vale a dire alla metà degli anni Ottanta del XVI secolo, che, pur essendo ancora durante la vita di Jacopo, fu il periodo in cui le capacità di osservazione e di esecuzione di Domenico erano al massimo della freschezza e del vigore. Le dimensioni della figura suggeriscono che il suo contesto originario fosse pubblico piuttosto che privato e che probabilmente facesse parte di una pala d’altare di una chiesa. È impossibile conoscere il motivo per cui la tela originale sia stata ritagliata: forse era stata danneggiata da un incendio o dall’acqua, e questa figura era l’unica parte che si era potuto salvare. Oppure forse il dipinto sarebbe stato più vendibile sotto forma di singoli frammenti accattivanti piuttosto che come un unico grande altare

Testo tradotto da DeepL.
Fa fede solo la versione originale

Asta

Maestri antichi e arte del XIX secolo
giovedì 12 novembre
12:00 PM
Barley Mow Centre 10 Barley Mow Passage London
W4 4PH Londres, Regno Unito

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