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UN RARO RILIEVO IN MARMO DI UN TOGATUS ROMANO CON LA MOGLIE IN DEXTRARUM IUNCTIO, CIRCA II SECOLO D.C. Pubblicato: J. Pollini, «Roman Marble Sculpture», in M. Merrony (a cura di), Museo d’Arte Classica di Mougins, Mougins, 2011, p. 110, fig. 78. Esposto: In prestito all’Università di Melbourne, Australia, marzo 1988 – luglio 2003. Successivamente al Museo delle Antichità Mediterranee, Università di Monash, novembre 2005 – aprile 2008. Musée d’Art Classique de Mougins (Museo d’Arte Classica di Mougins), giugno 2011–agosto 2023, numero di inventario MMOCA.45. Nota dell’esperto Il presente rilievo appartiene alla tradizione iconografica di lunga data del banchetto funebre, in cui il defunto è raffigurato disteso su una kline, spesso accompagnato dalla moglie seduta. Di origine greca, nell’ambito dell’iconografia funeraria e votiva, questo tipo di raffigurazione rimase un elemento importante dell’arte commemorativa romana, dove trasmetteva non solo il ricordo del defunto, ma anche l’appartenenza familiare, lo status sociale e l’identità civica. Particolarmente significativo in questo caso è il legame intimo tra marito e moglie, sottolineato dalle loro mani destre intrecciate. Questo gesto, noto come dexiosis e, in un contesto coniugale specificamente romano, come dextrarum iunctio, era un’espressione visiva consolidata dell’unione coniugale. Piuttosto che rappresentare necessariamente un momento letterale di addio, esso proclamava affetto, concordia e il legame duraturo tra marito e moglie. L’uomo indossa inequivocabilmente una toga, l’indumento per eccellenza del cittadino romano di sesso maschile e un importante indicatore visivo dello status civico. La sua inclusione deliberata in questa rappresentazione aveva quindi un significato che andava oltre l’abbigliamento: l’uomo viene presentato contemporaneamente come marito e cittadino romano. Sua moglie, seduta accanto a lui e avvolta nel mantello, assume di conseguenza il ruolo dignitoso della matrona romana. La combinazione del banchetto funebre, della toga e della dextrarum iunctio presenta così la coppia attraverso gli ideali complementari del matrimonio, della famiglia e dell’identità civica romana. Sebbene il suo stato frammentario non consenta di ricostruire con certezza la sua collocazione architettonica originaria, tali rilievi erano tipicamente collocati al centro di monumenti funerari in marmo di dimensioni maggiori, piuttosto che fungere semplicemente da decorazione del sarcofago. Provenienza: Collezione Graham Geddes, Melbourne, Australia, acquisita nel 1982. Bonhams Londra, 15 ottobre 2008, lotto 59, venduto per 14.400 GBP, pari a circa 28.000 EUR convertiti e adeguati all’inflazione al momento della stesura del presente testo. Collezione privata di Christian Levett, Francia, e da allora esposto in modo permanente al Musée d’Art Classique de Mougins, il Museo di Arte Classica di Mougins, in Francia. Condizioni: Buone condizioni con segni di usura dovuti all’età. Evidenti mancamenti, graffi e ammaccature sparse, segni di invecchiamento, segni di erosione e incrostazioni. Nel complesso presenta una patina dai toni avorio sviluppatasi naturalmente. Licenze di esportazione francesi: è stato rilasciato il «Certificat d’exportation pour un bien culturel», n. 257996, datato 28 novembre 2025. Una copia del documento accompagna il lotto. Peso: 19,2 kg Dimensioni: Lunghezza 48 cm Riferimenti bibliografici: Si confronti un rilievo sepolcrale in marmo di chiara origine romana raffigurante due figure che si stringono la mano destra nella dextrarum iunctio, datato al I secolo a.C. (augusteo?), largo 56,25 cm, conservato al British Museum, numero di registrazione 1973,0109.1. Si confronti un frammento di sarcofago romano in marmo strettamente correlato, raffigurante una scena nuziale con gli sposi nella dextrarum iunctio, datato al II secolo d.C., largo 87 cm, conservato al British Museum, numero di registrazione 1805,0703.143. Si confronti un frammento di sarcofago romano in marmo strettamente correlato, raffigurante una coppia sposata che si stringe le mani, datato all’inizio del III secolo d.C., largo 40 cm, conservato al Metropolitan Museum of Art, numero di inventario 18.145.52. A causa dei limiti di lunghezza imposti da Drouot, questa voce è stata abbreviata. Per la descrizione completa, visitare il sito www.zacke.at.
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