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Germania meridionale. XVI/XVII secolo, Scultura, Cristo sull’asino della Domenica delle Palme Germania meridionale. XVI/XVII secolo, Scultura, Cristo sull’asino della Domenica delle Palme Legno, intagliato a tutto tondo. Antica verniciatura policroma fortemente ricoperta. Il Cristo, con lunghi capelli ricci e barba a punta doppia, cavalca un asino che poggia su un piedistallo rettangolare. La mano destra è alzata in segno di benedizione, mentre nella sinistra tiene un globo imperiale. È vestito con una lunga tunica; sul capo indossa una corona di ottone con pietre di vetro colorate incastonate. Segni di usura dovuti all’età e alla verniciatura, restauri. La base è stata successivamente rifinita con listelli. 63 x 50 x 22,5 cm Nel sud della Germania, fin dal X secolo, l’asino delle Palme veniva portato in processione durante la processione annuale delle Palme, la domenica prima di Pasqua, in ricordo dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme. Sculture di questo tipo venivano trasportate su un carretto intorno alla chiesa e per le vie della città. La più antica testimonianza di una simile processione con un «ritratto del Signore su un asino» si trova nella Vita di sant’Ulrico di Augusta (982/992). La stragrande maggioranza delle sculture dell’Asino delle Palme giunte fino a noi risale tuttavia al XV e XVI secolo. Il tipo di testa della presente figura di Cristo, con gli occhi leggermente sporgenti, i lineamenti del viso modellati con morbidezza e la barba a due punte, riprende un tipo caratteristico della scultura boema. Provenienza: Collezione Oetker di Krefeld. L’oggetto proviene dalla famiglia dell’imprenditore di Krefeld Rudolf Oetker (1874-1930). L’azienda Deuß & Oetker fu fondata intorno al 1850 come tessitura artigianale. Dal 1919 fu tra i fondatori della Vereinigte Seidenwebereien AG. Fino alla Prima guerra mondiale, l’azienda era specializzata in tessuti per cravatte. Dal 1900 al 1903 l’azienda realizzò, tra l’altro, diverse collezioni di «seta d’artista» su disegno di esponenti del movimento riformista intorno al 1900, come Henry van de Velde. Oetker si impegnò inoltre in molteplici iniziative a Krefeld, ad esempio a favore dell’associazione ippica locale, dell’aerodromo, della squadra di hockey e del Kaiser Wilhelm Museum, che sostenne con acquisti. Nel 1917 sposò in seconde nozze Lilly Jentges. Alla fine degli anni Venti, l’imprenditore incaricò infine, per sé e per la sua famiglia in crescita, il rinomato architetto di Krefeld August Biebericher (1878-1932) della progettazione e della realizzazione di una lussuosa residenza al numero 91 della Hohenzollernstraße. Mentre gli altri membri del consiglio di amministrazione dell’azienda, Hermann Lange e Josef Esters, facevano costruire quasi contemporaneamente le loro moderne ville progettate da Mies van der Rohe sulla Wilhelmshofallee, Biebericher optò per Oetker per un linguaggio architettonico tradizionale di ispirazione barocca. L’architetto concepì così la casa come una raffinata rivisitazione contemporanea del tardo barocco della regione del Bergisches Land. Ne risultò una dimora simile a un castello, circondata da un ampio parco con un bacino d’acqua, che seguiva integralmente le regole architettoniche del XVIII secolo. Questo stile si rifletteva anche nell’arredamento interno. Furono infatti utilizzati i cosiddetti «spolia», ovvero elementi costruttivi provenienti da edifici storici. Tra questi figuravano, tra l’altro, un pavimento in parquet proveniente dall’antico Castello di Berlino e piastrelle storiche di Delft. Questo complesso artistico era completato da una collezione di opere d’arte e oggetti d’antiquariato selezionati, acquistati presso rinomate gallerie d’arte, che conferivano alla dimora un aspetto raffinato, come all’epoca in Germania si poteva trovare solo nelle grandi collezioni d’arte private delle metropoli di Berlino o Monaco di Baviera. Il fulcro dell’attività collezionistica era costituito da mobili storici del XVII e XVIII secolo, tappeti, argenti, dipinti dei maestri antichi e un ampio gruppo di sculture medievali. Dopo che Lilly Oetker, rimasta vedova, vendette la dimora alla Croce Rossa tedesca nel 1952, la collezione fu suddivisa tra i vari membri della famiglia.
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