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ALBERTO GARCÍA-ALIX (León, 1956). “Blue Angel”, 2005. Fotografia su gelatina al bromuro d’argento. Esistono 5 stampe e 2 prove d’artista. Reca il marchio di copyright dell’artista apposto a secco. Firmata, datata e intitolata sul retro. Dimensioni: 27,5 x 27 cm, 42 x 35 cm (cornice). Rinomato fotografo spagnolo, è stato una delle figure di spicco della «Movida Madrileña».Fin dagli anni ’80, quando García-Alix immortalò l’atmosfera e le figure chiave di questo movimento culturale — che avrebbero poi acquisito prestigio nei rispettivi campi (Pedro Almodóvar, Rossy de Palma, Camarón de la Isla...) —, anche la sua opera fotografica ha acquisito valore nel corso degli anni. Nel 1999 ha ricevuto il Premio Nazionale di Fotografia. È stato ospite d’onore del quotidiano *El País* all’ARCO’10. Ha tenuto mostre personali presso gallerie (Buades, Moriarty, Efti a Madrid; Tecla Sala e H2O a Barcellona, Cavenamen a Siviglia...) e in musei, tra cui: il MUSAC (León), il Centro Galiziano d’Arte Contemporanea, il Museo d’Arte Contemporanea di Madrid, il Museo Reina Sofía (una retrospettiva nel 2008); e attualmente è in corso una retrospettiva a lui dedicata presso La Virreina Centre de la Imatge a Barcellona: «Alberto García-Alix, autorretrat», 2013. Sia che appaia direttamente o che vengano raffigurati i suoi ambienti più intimi — dal suo gatto ai suoi amanti, dalla sua camera da letto agli angoli urbani che ha salvato dall’anonimato intrecciandoli in una narrazione epica — la sua opera nel suo insieme può essere intesa come un grande autoritratto. García-Alix si descrive come «un esibizionista sfrenato del mio tempo e della mia angoscia». In un’altra occasione afferma: «Le persone che ho incontrato e fotografato sono solo una parte della mia generazione — la parte più smarrita. Il novanta per cento della mia generazione cronologica non ha nulla a che vedere con me. Tendo a ritrarre persone anonime più che personaggi famosi. Coloro che ho ritratto erano sempre ai margini».
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