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Lettera dattiloscritta e firmata da Edward Wood, I conte di Halifax, indirizzata al Tribunale militare internazionale di Norimberga riguardo a Konstantin von Neurath Importante esponente politico conservatore britannico degli anni ’30 (1881-1959), che in quel periodo ricoprì diverse cariche ministeriali di alto livello, in particolare quella di viceré dell’India dal 1925 al 1931 e quella di ministro degli Esteri tra il 1938 e il 1940; in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain all’inizio di maggio del 1940, Halifax rifiutò di fatto la carica di Primo Ministro, ritenendo che Churchill fosse un leader di guerra più adatto. Lettera dattiloscritta firmata “Halifax”, due pagine, 8 x 12,75, 22 marzo 1946. Lettera con l’intestazione: «Risposta all’interrogatorio presentato dal difensore del barone von Neurath nel presente processo dinanzi al Tribunale Militare Internazionale di Norimberga da parte dell’Onorevole Conte di Halifax, Ambasciatore di Sua Maestà Britannica a Washington, D.C.», in cui si riportano le risposte a tre domande poste a Lord Halifax dal difensore di von Neurath, che chiedeva se, durante la sua visita a Berlino nel novembre 1937, Halifax avesse detto a von Neurath (allora Ministro degli Esteri del Reich) che il popolo inglese non avrebbe compreso l’entrata in guerra a causa dell’unione tra Germania e Austria, se Halifax avesse fatto capire a von Neurath che la Gran Bretagna non aveva obiezioni e non si sarebbe opposta all’Anschluss, e se avesse ripetuto lo stesso a Hitler a Berchtesgaden. La risposta completa di Halifax: «Tutto ciò che ricordo di aver detto, sia a Hitler che a von Neurath, in merito alla questione a cui si riferiscono le tre domande sopra riportate è quanto segue: ho chiarito che non era necessariamente politica del Governo di Sua Maestà sostenere lo status quo in Europa così com’era nel novembre 1937. Eravamo tuttavia direttamente interessati a garantire che le varie questioni di cui avevamo discusso — l’Anschluss, Danzica, i Sudeti tedeschi — fossero risolte tramite negoziati e non con la forza, e con il libero consenso e la buona volontà delle parti direttamente interessate.” Firmato alla fine con penna a sfera da Halifax, e controfirmato e timbrato da Hubert Norton Pullar, a certificazione della firma dell’ambasciatore. In ottime condizioni, con la pagina firmata rinforzata da un cartoncino leggero. La risposta di Halifax andava dritta al cuore di una delle questioni centrali nella difesa di von Neurath contro l’accusa di crimini contro la pace: se le richieste tedesche riguardanti l’Austria e altri territori contesi potessero ancora apparire, alla fine del 1937, come argomenti legittimi di negoziazione diplomatica piuttosto che come fasi di un programma prestabilito di conquista. Halifax aveva fatto visita a Hitler a Berchtesgaden il 19 novembre 1937, accompagnato da von Neurath, e alcuni giorni dopo aveva descritto pubblicamente il viaggio come uno sforzo volto a promuovere una più stretta intesa anglo-tedesca. La difesa di von Neurath cercò di utilizzare il ricordo di Halifax per dimostrare che la stessa Gran Bretagna aveva preso in considerazione una revisione pacifica dello status quo europeo, comprese le questioni relative all’Austria, a Danzica e ai tedeschi dei Sudeti. L’accusa, tuttavia, era in possesso del Memorandum Hossbach, in netto contrasto con quanto sopra, che riportava i verbali di una conferenza segreta del 5 novembre — appena due settimane prima che Halifax incontrasse Hitler — durante la quale Hitler aveva discusso dell’espansione territoriale e del possibile ricorso alla forza contro l’Austria e la Cecoslovacchia, alla presenza dello stesso von Neurath. La testimonianza firmata da Halifax mette quindi in luce un netto contrasto tra la facciata diplomatica presentata alla Gran Bretagna nel novembre 1937 e i piani espansionistici discussi all’interno della cerchia ristretta di Hitler praticamente nello stesso momento. L’argomentazione della difesa non ebbe successo. Il Tribunale dichiarò von Neurath colpevole di tutti e quattro i capi d’accusa e, il 1° ottobre 1946, lo condannò a 15 anni di reclusione.
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