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Documento di Alfred Jodl firmato a Norimberga, riguardante il famigerato “Ordine dei commando” di Hitler Documento parzialmente stampato, in tedesco, firmato “Jodl”, una pagina, 8 x 12,25, 11 dicembre 1945. Documento intitolato (tradotto): «Tribunale militare internazionale, richiesta dell’imputato di convocazione di un testimone», redatto durante la preparazione della sua difesa per i processi di Norimberga. Jodl e il suo avvocato difensore, Franz Exner, richiedono la testimonianza di «Kipp, maggiore dello Stato Maggiore delle Forze Armate», citando la sua conoscenza degli «eventi di Dieppe, che portarono all’emissione dell’Ordine del 18.10.42 (incatenamento dei prigionieri)». Jodl afferma che la testimonianza porterà all’«assoluzione dall’eventuale accusa di aver preso parte a tale ordine». Firmato alla fine con penna stilografica da Alfred Jodl e controfirmato dal suo avvocato difensore, Franz Exner. Rinforzato con un foglio di cartoncino leggero e in ottime condizioni, con leggero ingiallimento. Jodl fa riferimento al famigerato «Ordine sui commando» (Kommandobefehl), una delle direttive più tristemente note emanate dall’Alto Comando tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Firmato dal feldmaresciallo Wilhelm Keitel il 18 ottobre 1942 e distribuito tramite lo Stato Maggiore Operativo di Alfred Jodl il giorno seguente, l’ordine segreto disponeva che i commando alleati catturati in Europa o in Africa fossero giustiziati senza processo, anche se indossavano l’uniforme o tentavano di arrendersi. Redatto all’indomani del raid di Dieppe e di un’operazione britannica di minore entità a Sark, fu diffuso in appena una dozzina di copie circa, con rigide istruzioni affinché non cadesse nelle mani del nemico. A Norimberga, Jodl cercò di prendere le distanze dall’ordine chiamando a testimoniare il maggiore Kipp, uno specialista in diritto internazionale che, secondo quanto affermò, aveva consultato dopo che Hitler aveva inizialmente richiesto le esecuzioni. Jodl sperava di dimostrare che considerava la direttiva giuridicamente indifendibile e che aveva tentato di ritardarne o attenuarne l’attuazione. Il tribunale non si lasciò convincere: Jodl aveva comunque contribuito a trasmettere l’ordine alle forze tedesche sul campo. Fu condannato per tutti e quattro i capi d’accusa a suo carico e giustiziato per impiccagione nell’ottobre 1946.
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