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Trascrizione dattiloscritta dell’interrogatorio di Norimberga di Wilhelm Keitel, firmata da tre persone, sull’uccisione di aviatori alleati abbattuti: «La responsabilità ricade su altri, ma non su di noi soldati» Trascrizione dattiloscritta dell’interrogatorio in tedesco, firmata tre volte con «W. Keitel» e siglata sette volte con «K», tre pagine, 8 x 10,5, 27 settembre 1946. La trascrizione riporta le risposte finali di Keitel sulla questione dei piloti e dei paracadutisti alleati abbattuti che venivano «smaltiti» sul territorio tedesco, intendendo con ciò l’uccisione sommaria da parte di civili o delle SS anziché un trattamento adeguato come prigionieri di guerra. La posizione di Keitel, coerente in tutto il corso dell’interrogatorio, è che l’OKW non abbia mai emanato né avrebbe mai emanato un ordine del genere, che qualsiasi ordine in tal senso derivasse dalle direttive di Himmler e Bormann ai Gauleiter e alla polizia, e che egli sia venuto a conoscenza di tali documenti solo durante il processo stesso. Viene interrogato in modo specifico su un ordine del 12 giugno 1944, emanato da Coblenza, indirizzato all’Ispettore della Polizia di Sicurezza e dell’SD riguardante gli aviatori nemici abbattuti, firmato da un ufficiale delle SS di nome Wiebens. Keitel definisce l’intera linea di interrogatorio «del tutto falsa», la stessa manovra che, secondo lui, era stata utilizzata in occasione della famigerata consegna dei prigionieri di guerra all’SD: «Mostratemi l’ordine, non c’è». Conclude esponendo chiaramente la sua filosofia difensiva: «Se è stato emesso un ordine, la responsabilità ricade su altri, ma non su noi soldati». In condizioni da molto buone a ottime, con alcune pieghe sparse, piccoli strappi ai bordi e perdita di carta sul bordo superiore dell’ultima pagina. Corredato da una traduzione completa in inglese e da una fotografia con bordi frastagliati del cadavere di Keitel dopo la sua esecuzione per impiccagione. Questo interrogatorio ebbe luogo proprio alla fine del processo di Norimberga, appena quattro giorni prima che il Tribunale Militare Internazionale emettesse la sua sentenza il 1° ottobre 1946. Le risposte corrette a mano da Keitel mostrano come egli continuasse a sostenere un tema centrale della sua difesa: che le direttive criminali attribuite alla leadership militare tedesca o non esistevano affatto oppure provenivano dalle autorità del Partito nazista e delle SS al di fuori dell’OKW, lasciando i soldati di carriera esenti da responsabilità. Il Tribunale respinse quel tentativo più ampio di prendere le distanze dagli ordini criminali del regime, ritenendo che Keitel avesse partecipato personalmente o trasmesso direttive relative a uccisioni illegali, lavori forzati e maltrattamenti dei prigionieri. Fu riconosciuto colpevole di tutti e quattro i capi d’accusa, condannato a morte e impiccato a Norimberga il 16 ottobre 1946.
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