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Jean Derval (francese, 1925-2010) Fontana con angelo e vasca, 1989 Ceramica smaltata. Firmata. Altezza circa 200 cm; larghezza circa 280 cm. Mai installata. Opera restaurata. Provenienza: - commissione privata, sig.ra Sylvie Galland, Champigny-sur-Marne (lettera di Derval allegata); - collezione privata, Puy-de-Dôme. Derval, il ceramista del dopoguerra Grafico e cartellonista formatosi all’École des arts appliqués, Jean Derval scopre il mestiere di ceramista presso l’atelier Maubrou-Pigaglio di Saint-Amand-en-Puisaye, poi a La Borne con Paul Breyer. Nel 1947 si unisce ai ceramisti Robert Picault e Roger Capron a Vallauris, dove frequentano Picasso all’interno dell’atelier Madoura. I pezzi unici che creano in quel periodo fondono figure antropomorfe e zoomorfe, influenze cubiste e astratte del maestro andaluso, nonché richiami mitologici e religiosi derivanti dalle loro origini e dalla loro educazione devota. La ceramica architettonica Negli anni ’60, Jean Derval prende le distanze dai suoi contemporanei e si orienta verso l’architettura e la creazione monumentale. Pur rimanendo fedele al pezzo unico, questo cambio di scala lo costringe a riprendere contatto con la geometria e il tavolo da disegno. Impara a giocare con lo spessore, la forma e le dimensioni di ogni piastrella, in netto contrasto con le produzioni standardizzate di altri ceramisti. Collabora quindi con architetti, come Philippe Roberty, per la loro clientela parigina e della Costa Azzurra. Nel corso degli anni ’70 e ’80, realizza fontane a trabocco progressivo, di cui tre sono documentate. Queste opere ibride si collocano a cavallo tra scultura, architettura e ceramica smaltata. Si cimenta inoltre con opere monumentali nell’ambito del programma «1% artistico», come a Sophia Antipolis. Un’opera di maturità Mai installata, questa Fontana dell’angelo risale al 1989. È accompagnata dall’insieme dei progetti e dei documenti originali. Questa particolare commissione rappresenta un’opera di maturità per l’artista, che vi riprende diverse composizioni precedenti, come le figure geometriche di un progetto realizzato per l’INPI o la sua portatrice d’acqua ideata nel 1985. In essa si ritrovano le diverse influenze che caratterizzano la sua opera: l’antichità con la colonna, il cubismo, a cui si mescola una forma di orientalismo percepibile in particolare nel trattamento delle palme. Come non leggere, quindi, in questa composizione una metafora dell’acqua che cade dal cielo e porta la vita, conferendo a quest’opera monumentale una dimensione al tempo stesso simbolica, architettonica e poetica? Nicolas Clery
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