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Antoine Rabany (francese, 1844-1919) La fidanzata Pietra vulcanica. Altezza 51, Larghezza 28, Profondità 22 cm. Provenienza: - atelier di Antoine Rabany, Chambon-sur-Lac (Puy-de-Dôme), visibile in una veduta stereoscopica riprodotta da Bruno Montpied; - collezione privata; - collezione Georges Ousset (1923-2003), libraio presso la «Bible d’or», Tolosa, acquisita negli anni ’60; - per successione, Haute-Garonne. Bibliografia: Bruno Montpied, Les Barbus Müller: leur énigmatique sculpteur enfin démasqué, Ginevra, museo Barbier-Mueller, 2020, riprodotto a pagg. 36-37, fig. 7. Un nuovo «Barbu Müller» certificato di Antoine Rabany, di Bruno Montpied Promemoria per i neofiti: «Barbu Müller» è un soprannome coniato dal pittore Jean Dubuffet, agli albori della sua collezione di art brut, nel 1946, per indicare alcune sculture in lava che di tanto in tanto presentavano delle barbe e di cui molte erano state acquisite dal collezionista svizzero Josef Müller. Più nuovi “Barbu Müller” compaiono in vendita, più se ne tirano fuori dall’ombra in cui erano sepolti, e questa è una buona cosa per la memoria di Antoine Rabany (1844-1919). Il 7 novembre, da Rouillac, è in vendita un «Barbu» proveniente ancora una volta dal Sud-Ovest (come da Primardéco a Tolosa lo scorso maggio). E questa volta non lo definirò «attribuito ad Antoine Rabany», poiché esiste una prova inequivocabile del suo legame con la cinquantina di sculture in roccia vulcanica realizzate da questo contadino-soldato, soprannominato «lo Zuavo», sculture che si intravedono nelle foto su vetro che ho pubblicato tra il 2018 e il 2021. All’inizio del secolo scorso (ben prima del 1919) erano esposte in un giardino ai margini del villaggio di Chambon-sur-Lac (63), probabilmente esposte — per motivi commerciali — agli sguardi dei passanti che venivano a visitare il battistero romanico (X secolo, uno degli edifici romanici più antichi dell’Alvernia) situato proprio sopra di esse. Nonostante la testimonianza di un visitatore incuriosito (Emile Roux-Parassac, lo stesso che involontariamente diede a Facteur Cheval l’idea di chiamare il suo monumento nella Drôme «il Palais Idéal»), non è ancora provato che quel pezzo di terreno fosse il suo laboratorio se non in modo intermittente. Sembrava piuttosto una sorta di garden center ante litteram… Le due coppie di immagini stereoscopiche su vetro che ho pubblicato mostrano il giardino e la capanna di Rabany ora in piena stagione, ora in quella morta. È proprio su quest’ultima che si individua il busto che sarà messo all’asta da Rouillac il 7 novembre, prova, se mai ce ne fosse bisogno, che proviene dalle mani dello «zouave». È necessario fornirne un ingrandimento, di cui ci si scusa per l’aspetto sfocato, poiché la definizione originale era ben lungi dall’essere perfetta, dato che la foto è stata scattata da una certa distanza. Dettaglio ingrandito del «Barbu Müller» visibile su metà di una doppia lastra di vetro del giardino di Antoine Rabany, negli anni tra il 1900 e il 1919; foto forse di Albert Citerne, ex fondo Goldner, versione digitale degli archivi Bruno Montpied. È necessario confrontarlo con il Rabany della vendita da Rouillac. E, ovviamente, poiché le due immagini non hanno la stessa illuminazione, lo stesso angolo di ripresa, la stessa nitidezza, chi scoprirà queste due foto potrebbe forse esitare… Tuttavia, prendiamoci la briga di soffermarci su di esse. Il mento, quasi prognato, con labbra spesse, simili a rotolini, è percepibile in entrambe le foto. I seni a forma di mela – una caratteristica spesso presente nei busti di Rabany, e anche nei «Barbus Müller» non ancora completamente attribuiti a lui – si ritrovano in entrambi i busti (sottolineiamo, tra l’altro, le grandi dimensioni, 50 cm, della statuetta venduta a Tours, che ne fanno uno dei pezzi più grandi di Rabany). In entrambe le foto (che rivelano il cranio sottostante a forma di «testa di morto»), la forma generale della testa appare analoga, sebbene leggermente più allungata (ma ciò potrebbe essere dovuto all’angolo di ripresa). La posizione di questo volto, proteso in avanti, evidente quando si osserva nei dettagli la statuetta in vendita, si intuisce anche nella foto di Chambon-sur-Lac. Infine, si ritrovano anche gli stessi oggetti disposti a corona sulla parte posteriore del cranio: rose? O frutti? Ciò fa eco ad altri «Barbus Müller», tra cui uno in particolare, pubblicato nel fascicolo n. 1 di *Art Brut* del 1947: quel personaggio femminile il cui busto era scolpito fino al pube, circondato da mele che forse simboleggiavano la fecondità. In conclusione, abbiamo qui a che fare con una nuova scultura che si può certamente attribuire ad Antoine Rabany, tornata, dopo numerose peripezie, dal suo giardino in Alvernia fino a Tours. Bruno Montpied 1 - All’epoca ho sintetizzato il risultato delle mie scoperte in Bruno Montp
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