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Ercole Ferrata (bottega di) Battesimo di Cristo tra il V e il VI decennio del XVII secolo Legno intagliato e dorato 50 x 65 x 29 cm Il raffinato gruppo ligneo raffigura il Battesimo di Cristo, con San Giovanni Battista in piedi nell’atto di versare l’acqua sul capo di Cristo, inginocchiato alla sua destra. La composizione, sostenuta da un pronunciato dinamismo delle figure e da un vigoroso trattamento dei panneggi, è stata ricondotta da Simona Sperindei alla bottega di Ercole Ferrata, una delle personalità centrali della scultura romana del Seicento e tra i principali interpreti della cultura formatasi tra Alessandro Algardi e Gian Lorenzo Bernini. La studiosa propone per l’opera una datazione compresa tra il quinto e il sesto decennio del XVII secolo.La matrice compositiva del gruppo affonda direttamente nella cultura algardiana. Sperindei riconosce infatti nel Battesimo di Cristo scolpito da Alessandro Algardi nel 1646, successivamente donato a Innocenzo X Pamphilj, il fondamentale prototipo dell’invenzione. La fortuna di quel modello è documentata da numerose redazioni in terracotta e in bronzo, tra le quali gli esemplari conservati a Palazzo Venezia, alla Biblioteca Apostolica Vaticana e nella collezione Corsini. Particolarmente significativo è inoltre che nell’inventario redatto alla morte di Ferrata fossero registrati sia un modello in cera del Battesimo di Algardi sia la relativa matrice, verosimilmente utilizzata per successive derivazioni.Il gruppo qui presentato non costituisce tuttavia una semplice replica del prototipo. La figura del Battista, concepita in posizione eretta, introduce una variante sostanziale rispetto alla composizione algardiana. Sperindei ne sottolinea la stretta relazione con il Sant’Andrea realizzato da Ferrata nel 1655 per la facciata di Sant’Andrea della Valle: analogo è il vigore della torsione, così come l’incisività con cui vengono modellati il busto e l’anatomia.Ancora più caratteristico è il trattamento dei panneggi. Le vesti si avvolgono attorno ai corpi attraverso pieghe profonde, nette e quasi taglienti, lontane dalla più fluida modulazione che caratterizzerà parte della scultura tardobarocca romana. È proprio questa “prepotente materialità” dei tessuti a costituire uno degli elementi più convincenti per l’inquadramento nell’ambito di Ferrata. La studiosa mette in relazione tale soluzione con il San Bernardino della cappella Chigi in Santa Maria della Pace, il San Giuseppe della cappella Gavotti in San Nicola da Tolentino e, soprattutto, con la Sant’Agnese per la chiesa di Sant’Agnese in Agone, dove ricorre il medesimo effetto del panneggio sollevato e sospeso nello spazio.L’attribuzione alla bottega di Ercole Ferrata acquista ulteriore consistenza considerando l’importanza dell’attività lignea dello scultore. Le fonti ricordano infatti numerose opere eseguite in questo materiale all’interno della sua fiorente bottega, nella quale si formarono o operarono personalità destinate a grande fortuna, tra cui Lorenzo Ottoni, Camillo Rusconi, Michel Maille e Giovan Battista Foggini.La qualità particolarmente elevata del gruppo ha inoltre suggerito alla studiosa una committenza di prestigio. In questo senso assume interesse il dato documentario relativo alla collezione Chigi: nel 1666, nel Casino alle Quattro Fontane di Fabio Chigi, era infatti registrato un altro gruppo raffigurante il Battesimo di Cristo, testimonianza della fortuna del soggetto all’interno delle grandi raccolte romane del tempo.L’interesse dell’opera risiede quindi non soltanto nella qualità dell’intaglio, ma nella sua posizione all’interno della trasmissione dei modelli nella Roma barocca: dall’invenzione di Alessandro Algardi, alla disponibilità dei suoi modelli e matrici nello studio di Ferrata, fino alla loro reinterpretazione da parte della bottega. Il gruppo costituisce in questo senso una significativa testimonianza del funzionamento della grande scultura romana del Seicento, nella quale modelli, cere, terracotte e matrici rappresentavano strumenti fondamentali per la diffusione e la trasformazione delle invenzioni dei maestri.Pubblicato: S. Sperindei, Una scultura lignea della bottega di Ercole Ferrata: Il Battesimo di Cristo, «Horti Hesperidum», VIII, 2018, I, pp. 383-395, fig. 1. Nell’articolo l’opera è riprodotta come “Bottega di Ercole Ferrata, Battesimo di Cristo. Roma, collezione privata”.Bibliografia:S. Sperindei, Una scultura lignea della bottega di Ercole Ferrata: Il Battesimo di Cristo, in «Horti Hesperidum», VIII, 2018, I, pp. 383-395, fig. 1.
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