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Johann Georg PLATZER (1704-1761) Thalestris, regina delle Amazzoni, ricevuta da Alessandro Magno Olio su rame Firmato in basso a sinistra «J. G. Platzer» Dimensioni: 66 × 94 cm Provenienza: Parigi, 3 rue Chaptal, collezione di Etienne Edmond Martin (1825-1906), barone di Beurnonville; Parigi, sua vendita, Pillet, 9-16 maggio 1881, lotto 417; Parigi, Palais Galliera, Maître Etienne Ader, 20 giugno 1961, lotto 79. Nota: Johann Georg Platzer nacque in Tirolo nel 1704. Si formò alla pittura sotto la guida del suocero, Josef Anton Kessler, e successivamente dello zio Cristof Platzer, pittore di corte a Passau. Nel 1726 si iscrisse all’Accademia Imperiale di Vienna sotto la guida di Jacob van Schuppen (1670-1751). A cavallo degli anni Venti del Settecento, incontrò il diplomatico silesiano Albrecht von Sebisch (1685-1748), il quale acquistò da lui una serie di quattordici dipinti, tra cui un’opera raffigurante Alessandro e Talestris, per la sua collezione d’arte di Breslavia. Questo successo precoce consolidò immediatamente la sua reputazione e la sua sicurezza finanziaria. Tra il 1730 e il 1740, Platzer è all’apice della sua ascesa sociale e nel pieno del suo periodo più florido e produttivo; è sicuramente in quegli anni che dipinge questa spettacolare composizione raffigurante Talestris, regina delle Amazzoni, ricevuta da Alessandro Magno. In quel decennio si afferma come il più grande pittore di scene di storia profana e di scene di conversazione della capitale imperiale, prima che una malattia neurologica cominciasse a colpirlo, costringendolo a lasciare Vienna nel 1739. Le sue opere riscuotevano grande successo ed erano tanto più ricercate in quanto lavorava in totale solitudine, senza assistenti né compagni di bottega, come rivelano gli archivi dell’Accademia Imperiale di Vienna. Ogni quadro richiedeva da parte sua un lavoro minuzioso e un dispendio di tempo considerevole per mantenere la sua famosa finitura liscia e vetrificata, come testimonia il nostro quadro. Questa splendida incisione su rame raffigura l’incontro tra Talestride, regina delle Amazzoni, e Alessandro Magno in Ircania, nel 330 a.C. Il racconto più completo di questo episodio è quello di Quinto Curzio, risalente al I secolo. Venuta a sapere che Alessandro stava conducendo una campagna militare nei pressi del suo regno, la regina gli chiese udienza. Alessandro accoglie Talestris e la sua scorta di trecento guerriere e le chiede quale sia lo scopo della sua visita. Ella gli spiega allora di essere venuta con l’intenzione di concepire un figlio con lui. Il figlio nato da tale unione sarebbe, secondo lei, un degno erede per i loro imperi. Se la bambina fosse stata di sesso femminile, l’avrebbe tenuta; se fosse stato di sesso maschile, l’avrebbe restituita al padre. Alessandro accettò la proposta di Talestris e rimase con lei per tredici giorni; in seguito, ella fece ritorno nel proprio paese. (Quinto Curzio, Storie, Libro VI, V). Questo episodio è ovviamente messo in discussione già nel I secolo, in particolare da Arriano e Plutarco, ma la mancanza di veridicità storica non ha impedito a numerosi artisti di trarne ispirazione. Per Platzer, le rappresentazioni della vita di Alessandro costituiscono una metafora dell’assolutismo imperiale di Carlo d’Asburgo, detto Carlo VI (1685-1740). Sono anche e soprattutto l’occasione per dimostrare l’ampiezza della sua maestria, componendo con precisione microscopica scene spettacolari in un formato da quadro da salotto. Platzer illustra il momento in cui Alessandro riceve Talestris, che gli espone lo scopo della sua visita. Alessandro si trova davanti alla sua tenda, circondato dal suo seguito, mentre in primo piano sono sparse armi e parti di armature. Lei si erge con sicurezza al centro della composizione, seguita dalla sua scorta di guerriere che si accalcano dietro di lei e si estendono sullo sfondo dell’opera. La densità della scena, la sua profondità, il brulicare di dettagli e di personaggi tutti individualizzati con espressioni multiple costituiscono un capolavoro caratteristico dello stile di Platzer. Questa tecnica minuziosa e la sua finitura levigata collocano l’artista nella grande tradizione della pittura anversese del XVII secolo, rappresentata da Frans Francken II, Jan Brueghel il Vecchio e David Teniers il Giovane. Allo stesso modo, l’accumulo decorativo, i corpi maschili atletici dalle pose sinuose e le donne lascive che si ritrovano in questa composizione, testimoniano il suo interesse per il manierismo, che gli valse il soprannome di «Goltzius austriaco» liberandolo così dall’etichetta riduttiva di pittore rococò (Delikatesse der Malerei Meisterwerke von Johann Georg Platzer Graz, catalogo della mostra, Graz, Alte Galerie am Landesmuseum Joanneum, 2007, p. 12). D'altra parte, secondo Michael Krapf, autore della monografia dedicata all’artista, Platzer, con questo genere di composizione, svolge il ruolo storico di ponte all’interno del barocco austriaco: fa proprie la teatralità e le prospettive dagli angoli spettacolari dei Bibiena e gli insegnamenti
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