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Scuola spagnola della fine del XVI secolo Ecce Homo, ovvero il Cristo con la canna Olio su tavola Dimensioni: 79 × 51,5 cm (opera) · 101 × 76 cm (complessive) Il nostro suggestivo Ecce Homo, realizzato da un artista influenzato da Alonso Berruguete e Luis de Morales, è un esempio caratteristico dell’estetica mistica e dolorista della pittura religiosa in voga fin dal regno di Filippo II (1556-1598). Se la fisionomia del volto di questo Cristo si ispira maggiormente ad Alonso Berruguete (1490-1561), la grande sobrietà cromatica, lo sfondo radicalmente nero e grigio, le carnagioni grigie che suggeriscono l’avvicinarsi della morte, testimoniano l’impatto delle opere di Luis de Morales (1509/1519-1586) su diverse generazioni di pittori iberici. Attivo a Badajoz, in Estremadura (sud-ovest della Spagna), per quasi quattro decenni, Morales è autore di un corpus abbondante di cui la nostra opera testimonia il prestigio. In primo luogo, realizzò commissioni per le chiese, la cattedrale di Badajoz, il monastero di Santo Domingo a Évora (Portogallo), la chiesa parrocchiale di Arroyo de la Luz, ecc. ; in secondo luogo, per privati che visitavano la bottega e commissionavano riproduzioni di quelle opere devozionali che divennero rapidamente la sua specialità. Morales lavorava velocemente: nel 1548, diversi artisti e colleghi constatarono che era in grado di terminare un dipinto in due giorni. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta del XVI secolo, Badajoz vide succedersi alla guida della diocesi diversi eminenti uomini di Chiesa. Francisco de Navarra, vescovo dal 1545 al 1556, aveva studiato a Tolosa e a Parigi e aveva partecipato alla prima sessione del Concilio di Trento. Il suo successore, Cristóbal Sandoval y Rojas, fu uno dei più importanti uomini di Chiesa del suo tempo. Partecipò alla seconda sessione del Concilio e, sin dal suo arrivo a Badajoz, mise in atto i nuovi orientamenti della fede. Sandoval incoraggiò in particolare il rinnovamento spirituale attraverso una devozione personale in cui interveniva l’emozione, secondo il modello proposto da Loyola nei suoi «Esercizi spirituali». Fu così all’origine di una variante locale della pratica mistica nota con il nome di «illuminismo». Questo rinnovamento di fervore religioso fu incoraggiato dal vescovo successivo, Juan de Ribera, che occupò la sede vescovile dal 1562 al 1569. Ribera, figlio naturale di un nobile di Siviglia, il duca di Alcalá, era un uomo di grande cultura e di fede intensa, che intratteneva stretti legami con gli scrittori mistici san Giovanni d’Avila e Fray Luis di Granada. Il fervore suscitato da Sandoval e Ribera trovò in Morales un interprete fedele e convinto. Nessun pittore spagnolo ha mai superato Morales nell’esprimere la fede personale e appassionata degli scrittori mistici. È possibile che il suo effettivo isolamento rispetto alle nuove correnti stilistiche lo abbia portato ad approfondire la propria fede religiosa, lasciandogli la libertà di sviluppare quello stile così personale, lontano dalle seduzioni della novità. Le origini dello stile così personale di Morales sono poco conosciute: il suo modo di rappresentare la figura umana, molto emaciata, con le carni quasi spente, quelle ombre create da uno sfumato radicale, non ha nulla a che vedere con la tradizione dell’Italia centrale all’inizio del XVI secolo; è molto più vicina alla pittura fiamminga di quel periodo, constatazione che spiega l’ipotesi secondo cui Morales avrebbe appreso la pittura a Siviglia studiando con Pieter de Kempeneer (detto anche Pedro de Campaña (1503-1587)). L’influenza dello stile di Morales è ben documentata: i suoi committenti a Siviglia sono noti; i suoi dipinti furono acquistati anche da notabili di Toledo, dove avrebbe potuto avere contatti con Alonso Berruguete se si fosse recato fin lì. È persino possibile che abbia trascorso un certo periodo a Napoli in gioventù, città caratterizzata da un’incredibile eterogeneità stilistica degli artisti locali. Morales non modificò mai la formula perfetta che aveva elaborato per trasmettere le passioni religiose che per un certo periodo animarono quell’angolo isolato della Spagna. Il nostro dipinto, immagine ibrida di un talentuoso pittore ancora da identificare, ricorda quanto «Il Divino di Badajoz» (soprannome di Morales) abbia contribuito alla vita di fede della più mistica delle nazioni cristiane del XVI secolo. Dimensioni: 79 × 51,5 cm (opera) · 101 × 76 cm (complessive)
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