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Scuola vicereale. Perù. XVIII secolo. "Riposo durante la fuga in Egitto" Olio su tela. 82 x 65,5 cm. Un bellissimo dipinto su tela in cui il nostro artista racconta, attraverso il colore, il tema della “Sosta durante la fuga in Egitto”, soggetto dell’arte cristiana che raffigura la Sacra Famiglia fermatasi durante il viaggio per sfuggire alla persecuzione del re Erode. Sebbene l’episodio biblico sia menzionato nel Vangelo di San Matteo (Mt 2,13–15), gran parte della sua iconografia si è sviluppata a partire da vangeli apocrifi, come il Vangelo dello Pseudo-Matteo, o dalla «Vita di Cristo», un testo devozionale medievale. Il nostro pittore peruviano adatta una scena sacra a un contesto tipicamente locale, incorporando forse flora autoctona e specie botaniche, paesaggi della catena montuosa andina e volti dai tratti indigeni, come si può notare nello stesso San Giuseppe. Per questo «Riposo durante la fuga in Egitto», riteniamo che l’artista abbia attinto a due xilografie dello stesso autore, Lucas Cranach il Vecchio, prendendo in prestito dettagli specifici da ciascuna per raffigurare le sue figure. Cranach realizzò diverse xilografie con questa iconografia, in particolare le versioni risalenti al 1509, come quelle conservate al Metropolitan Museum of Art e al Cleveland Museum of Art (A), e la versione del 1520 conservata alla National Gallery of Art (B). In tutte queste opere la composizione è limitata alla Sacra Famiglia, composta da Maria, Giuseppe e il Bambino, circondati da angeli, ma senza l’inclusione di Sant’Anna. Dalla prima xilografia, l’artista riprende la figura di Maria che allatta il Bambino, piuttosto che il Bambino stesso, raffigurato di spalle. Dalla seconda, riproduce il Bambino che interagisce con chi lo circonda, con le braccia aperte. In entrambe le stampe, Giuseppe appare sullo sfondo. Sant’Anna, omessa da entrambe le xilografie, potrebbe derivare dalla tradizione devozionale di Sant’Anna con la Vergine e il Bambino, nota come Anna Selbdritt, qui adattata per far parte di questa scena familiare. Il nostro dipinto omette anche il coro di angeli che cantano o giocano in un paesaggio alpino, che Cranach il Vecchio raffigurò nella sua opera più famosa su questo tema, risalente al 1504 e oggi conservata alla Gemäldegalerie di Berlino. Anche in quel dipinto Sant’Anna è assente. La Vergine Maria occupa il centro della composizione, ovvero il primo piano, mentre allatta il Bambino Gesù, un motivo noto come Virgo Lactans o Galactotrophousa, che trasmette la dimensione profondamente umana e tenera della maternità divina. È raffigurata sotto uno o più alberi frondosi, un melo o una palma, a seconda della leggenda. Il Bambino Gesù riposa sulle ginocchia della madre, mentre poppa, sveglio e pieno di vita, come nella seconda xilografia. San Giuseppe, sempre relegato sullo sfondo e appoggiato al suo bastone fiorito, appare distaccato, mentre contempla in silenzio e con umiltà la Vita che gli è stata donata attraverso il suo ruolo di padre terreno della figura che la dottrina cattolica identifica come il Divino Salvatore. Il nostro dipinto raffigura una palma ispirata al racconto del miracolo contenuto nel Vangelo apocrifo di Pseudo-Matteo. Secondo questa narrazione, San Giuseppe colpì l’albero su comando del Bambino, facendolo piegare affinché Maria potesse mangiarne il frutto. Dalle sue radici sgorgò anche una sorgente, un dettaglio ripreso nel nostro dipinto e situato proprio alla sinistra di Giuseppe. La nonna Anna svolge un ruolo discreto ma di grande significato in quest’opera. Tiene in mano una rosa spinosa, che offre al nipote come prefigurazione della Passione. Le spine di questo dono prefigurano già «il sangue che Cristo verserà», anticipando il suo sacrificio estremo. Si tratta di un dipinto devozionale meticoloso e ricco di dettagli, forse destinato all’insegnamento catechistico, oppure concepito principalmente per facilitare un incontro spirituale tra il collezionista, credente o meno, e il divino. Funge così da ponte verso la preghiera, la contemplazione e la fede.
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