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Virgili Vallmajó (Olot, 1914 - Tolosa, 1947) “Composizione” Olio su tela. Firmato. 52 x 43 cm. Donato da Joan Artur Roura, Barcellona. Venduto a beneficio dell’«Associació d’Amics de la Bressola». Nei suoi brevi ma fecondi trentatré anni di vita, l’artista Virgili Vallmajó condusse senza dubbio un’esistenza frenetica, producendo un corpus di opere invidiabile, animato dalla sperimentazione e influenzato dai primi movimenti d’avanguardia che fiorirono durante la sua giovinezza. La sua vita fu profondamente segnata dalle circostanze storiche e politiche del suo tempo, che lo costrinsero all’esilio a causa delle sue convinzioni repubblicane e lo obbligarono a trasferirsi più volte. Fu inoltre caratterizzata da una salute cagionevole e dalla tubercolosi, una conseguenza devastante del contesto bellico che alla fine gli costò la vita in giovane età. Come spiega l’Accademia Reale di Storia spagnola, questo pittore autodidatta originario di Olot «si stabilì molto presto a Barcellona, uno dei centri artistici più importanti della penisola iberica, dove entrò in contatto diretto con le correnti artistiche catalane ed europee che si erano sviluppate parallelamente ai primi movimenti d’avanguardia, (fauvismo, cubismo, futurismo, espressionismo...)». Dopo lo scoppio della guerra civile spagnola, Vallmajó «svolse attività di propaganda a favore della causa repubblicana, aderì alla Federazione Anarchica Iberica (FAI), e combatté sul fronte aragonese» nel 1937, finché nel febbraio 1939 non ebbe altra scelta che fuggire in esilio in Francia. Dopo essere evaso dal campo di internamento di Argelès-sur-Mer, si stabilì a Parigi. Secondo la RAH, «lì ebbe luogo una delle tappe fondamentali della sua carriera artistica: il suo rapporto con Picasso e il suo atelier, un periodo di cui sono sopravvissuti diversi ritratti». Strinse inoltre amicizia con il poeta Jaime Sabartés. Come spiega la dott.ssa Isabel García García nel suo articolo per l’Accademia Reale di Storia, «è altamente probabile che le sue conversazioni con il pittore di Malaga lo abbiano incoraggiato a intraprendere un’esplorazione formale del cubismo analitico, che ben presto si è evoluta in un’indagine sull’astrazione». Secondo la Fondazione Juan March, «non smise mai di essere un artista sobrio, poco incline all’artificio e dedito alla ricerca dell’essenzialità. Aveva tratto ispirazione dai movimenti d’avanguardia e conosceva bene, assimilandone il pensiero, l’opera di artisti quali Malevich, Kandinsky e Mondrian». «Le prime opere neocubiste di Virgili furono esposte alla Galleria Castelucho di Parigi. Si trattava di una mostra collettiva dedicata agli artisti della guerra, intitolata “Exposición de Pintores de la España Libre” (Mostra dei pittori della Spagna libera)». La guerra continuò a perseguitarlo e la Seconda Guerra Mondiale lo costrinse a stabilirsi a «Toulouse, una regione che sarebbe diventata una delle roccaforti della Resistenza spagnola. Si integrò pienamente nella comunità degli artisti in esilio (Manuel Camps Vicens, Pablo Salen, Joaquín Vicens Gironella, Izquierdo Carvajal, Michel Battle...), che cercavano di riprendere le loro attività artistiche”. Erano uniti nella determinazione a difendere l’arte anche, o forse soprattutto, in tempo di guerra; uniti nell’esprimersi attraverso l’unico linguaggio che conoscevano: l’arte. Riuscì a esporre le sue due serie, «Nature morte» e «Paesaggi mediterranei», nell’atrio del quotidiano *Gazette des Tribunaux*. Il dottor García spiega inoltre che «intorno al 1945 la sua salute stava peggiorando, aggravata dalle difficoltà finanziarie e dalla sua [lodevole, aggiungeremmo] passione per la pittura, che lo spingeva a lavorare su qualsiasi superficie disponibile, comprese tovaglie, lenzuola, sacchi, assi di legno, cartone e altri materiali. […] Poco dopo, Virgili morì all’età di soli trentatré anni, dopo aver realizzato più di un centinaio di opere, che furono conservate e accatastate contro le pareti di un fienile». Secondo la Fundación Juan March, «questo corpus di opere costituiva il linguaggio scritto di un artista: i tratti, i simboli e gli oggetti di un creatore scomparso troppo presto. Oggi le sue opere sono presenti, tra le altre collezioni, nel Museo Patio Herreriano di Valladolid e nel Museo dell’Esilio di La Jonquera, a Girona». Bibliografia di riferimento: - García, Isabel. (s.d.). «Virgilio Batlle Vallmajó». Accademia Reale di Storia. Historia Hispánica. https://historia-hispanica.rah.es/biografias/6359-virgilio-batlle-vallmajo - Fondazione Juan March. (s.d.). «Batlle Vallmajó, Virgili, 1914–1947». https://archivo.march.es/agents/people/3656
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