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La Suite Subastas

44 - Scuola napoletana. Italia. XVII-XVIII secolo.

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Scuola napoletana. Italia. XVII-XVIII secolo. “Coppia di studi per un affresco da soffitto o da volta” Olio su tela. In cornici in legno intagliato e patinato dell’epoca. 71 x 45 cm e 71 x 46 cm. Questa eccezionale coppia di dipinti su tela comprende bozzetti preparatori per decorazioni di soffitti. Si tratta di due opere di grande valore artistico, che si distinguono per il drammatico trattamento della prospettiva, il suggestivo chiaroscuro e le figure allegoriche che sembrano fluttuare nello spazio. Appartenenti alla scuola napoletana, ne mostrano le caratteristiche inconfondibili: un disegno distintivo, una pennellata accademica e una notevole maestria tecnica. Solimena fu uno dei maestri più influenti della pittura decorativa europea, rinomato per i suoi affreschi monumentali e le composizioni dinamiche per soffitti, cupole e volte barocche. In entrambi gli schizzi, il peso scultoreo delle figure è particolarmente suggestivo. Attraverso un sofisticato gioco di luci e ombre, l’artista modella i loro corpi nello spazio, conferendo loro una presenza fisica potente, quasi tangibile. I due schizzi appaiono quasi come variazioni su un’unica composizione, forse concepite come alternative tra cui scegliere. Le loro composizioni condividono sostanzialmente la stessa struttura, con raggruppamenti triangolari di figure e diagonali marcate, pur differendo nella scelta cromatica e nel posizionamento di alcune figure. Entrambe sono coronate dalla stessa scena, mentre altre figure ricorrono con variazioni nei personaggi religiosi o mitologici raffigurati. Alla base, entrambe presentano la stessa scena allegorica. Si tratta di due composizioni ricche della teatralità e del dinamismo tipici del Barocco, con figure in scorcio e pose complesse che guidano lo sguardo dello spettatore e animano la scena. Entrambi gli schizzi utilizzano la prospettiva «sotto in sù», in cui l’artista ricorre alla tecnica di guardare verso l’alto dal basso per creare un’illusione ottica in cui il soffitto sembra aprirsi direttamente verso il cielo. Cercheremo di svelare il più possibile l’intricata coreografia di queste due composizioni, popolate da una decina di figure — angeli, divinità, personaggi mitologici e figure allegoriche o religiose — disposte in dinamiche spirali ascendenti che attirano lo sguardo dello spettatore verso l’alto e ci lasciano completamente senza parole. Nella parte superiore centrale di entrambi i dipinti, un Cristo trionfante incorona due sante che reggono, si appoggiano o sostengono un pilastro, una colonna o un frammento architettonico, coadiuvate da un cherubino. Le loro vesti differiscono in ciascuna versione. Potrebbero rappresentare Santa Barbara o Santa Bibiana. Santa Barbara, la più comunemente raffigurata delle due: perché porta con sé un pilastro? Sebbene il suo attributo principale sia una torre con tre finestre, che simboleggia la Santissima Trinità, i dipinti e le sculture rinascimentali la raffigurano spesso accanto a un pilastro. Ciò rimanda al suo martirio per mano del padre e simboleggia la forza della sua fede, rimasta incrollabile — salda come una colonna — anche di fronte alla sofferenza e alla morte. Santa Bibiana, al contrario, è associata a una colonna o a un pilastro perché, secondo la tradizione, fu martirizzata a Roma dopo essere stata legata a un pilastro e flagellata con pesi di piombo fino alla morte. Nel caso di Santa Barbara, Cristo allude alla sua saggezza tenendo in mano il Libro dei Vangeli. Nel caso di Santa Bibiana, egli evoca il suo amore incrollabile e la sua disponibilità a sopportare la sofferenza e a versare il sangue piuttosto che rinnegare la propria fede, esprimendo un amore ardente attraverso il gesto della mano. Proprio sotto questa figura coronata d’alloro, in entrambi i dipinti troviamo un eroe mitologico. Nel primo, egli è rivolto verso lo spettatore e porta una pesante clava sulla spalla — l’arma con cui sconfisse il leone di Nemea. Si tratta di Eracle, noto come Ercole nella mitologia romana. Nel secondo schizzo, Ercole ricompare, questa volta visto di spalle e vestito di rosso. Contro la sua schiena nuda e muscolosa, regge il suo leggendario arco, che utilizzò per portare a termine molte delle sue Dodici Imprese, tra cui la sconfitta dei temibili uccelli di Stinfalo e la ferita inflitta all’Idra di Lerna. Nello schizzo in cui Ercole è rivolto in avanti, vestito d’oro e con la mazza in spalla, alla sua destra compare un giovane robusto. Si tratta del compagno che spesso affianca l’eroe nei suoi miti: suo nipote Iolao, il suo fedele scudiero e auriga, famoso per il suo coraggio e per aver aiutato Ercole a sconfiggere l’Idra di Lerna. Durante la battaglia, Iolao utilizzò una torcia accesa per cauterizzare i colli recisi del mostro, impedendo che ricrescessero nuove teste. Egli è appoggiato al Leone di Nemea, la bestia sconfitta da suo zio, che dalla sua pelle ricavò un elmo e una corazza protettiva. Nella mitologia, Iolao incarna la lealtà assoluta e il sostegno incrollabile in battaglia. In entrambi gli schizzi, alla destra di Ercole, troviamo sante dell’agiografia cristiana, raffigurate senza aureole né halos, come era consuetudine di Solimena. In uno dei dipinti, Santa

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Auktion

ABBATIALIS. Res Sacra.
Donnerstag, 5. November
07:00 PM
Conde de Salvatierra, 8
08006 Barcelone, Spanien

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