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Martin de Vos (Anversa, 1532 - 1603) “Le sette opere di misericordia” Olio su tavola. Firmato “MDVS” e datato 1595. 82 x 137 cm. Un’opera eccezionale del tardo manierismo fiammingo, che unisce la meticolosa attenzione ai dettagli tipica dei Paesi Bassi alla drammatica monumentalità dell’arte italiana, acquisita dall’artista durante la sua formazione a Venezia nella bottega del Tintoretto. In una composizione perfettamente teatrale, il dipinto trasmette un potente senso di movimento, con le figure che assumono contorsioni forzate e composizioni complesse che riempiono l’intero spazio con grande intensità espressiva. Le Sette Opere di Misericordia Corporali costituiscono il fondamento dell’intera tavola, che è pervasa da una notevole plasticità e ricchezza. Gesù Cristo benedice tutte le opere di misericordia compiute con devozione e umiltà dai suoi fedeli seguaci, che si prendono cura dei bisogni fisici dei loro simili. Egli lo fa all’interno di una composizione incentrata sulla risurrezione: in alto, al centro, Cristo appare risorto dai morti, seduto sopra l’insieme iconografico noto come Tetramorfo, che rappresenta i quattro Evangelisti secondo le visioni del profeta Ezechiele e del Libro dell’Apocalisse. Le Sette Opere di Misericordia sono raffigurate come segue. 1. Dar da mangiare agli affamati. In basso a sinistra, un varco si apre per accogliere gli affamati. Una coppia sposata, la donna vestita di nero e l’uomo barbuto con un berretto turchese, condividono pagnotte e pezzi di pane con i bisognosi. Tra coloro che attendono di mangiare vi sono persone con disabilità, portatori di handicap fisici, pellegrini e malati con le stampelle, oltre a un uomo paralizzato senza gambe, disteso a terra al centro. Egli si trascina all’interno di una mangiatoia di legno, muovendosi con l’ausilio di supporti azionati a mano. Il suo volto, reso con notevole dettaglio, è particolarmente avvincente, poiché sembra scrutare tutti noi che ci fermiamo a contemplare il dipinto. Si potrebbe persino immaginare che questa figura possa essere un possibile autoritratto del pittore, che cerca di metterci di fronte a una questione morale. 2. Dare da bere agli assetati. Immediatamente a destra del centro, sotto la figura di Cristo Redentore, un uomo e una donna offrono da bere ai poveri e ai malati, che stanno in fila con brocche, tazze, piatti, piccoli vassoi e ciotole, che riempiono dalle loro bacinelle. 3. Dare rifugio al pellegrino o accogliere lo straniero. Questo atto di misericordia è rappresentato dall’edificio con un portone, che ricorda una chiesa. Da esso emerge un sacerdote o una figura religiosa per accogliere un povero in cerca di rifugio. 4. Vestire gli ignudi. In alto a sinistra, su una terrazza coperta sostenuta da colonne, alcune persone forniscono vestiti ai poveri e agli ignudi che si avvicinano a loro. 5. Visitare i malati. In alto a destra, all’interno di una loggia con finestre aperte, un malato giace a letto e riceve un visitatore. 6. Visitare il carcerato o riscattare il prigioniero. Il prigioniero appare all’interno della torre rossastra sulla destra, che presenta un soffitto a volta e un’unica finestra con le sbarre. Egli osserva attraverso le sbarre le scene che si svolgono all’esterno, mentre due uomini vengono a fargli visita. 7. Seppellire i morti. Nell’angolo in basso a destra del dipinto, un uomo compassionevole avvolge i corpi dei defunti e li seppellisce in tombe appena scavate. Martín de Vos raffigura magistralmente espressioni facciali altamente realistiche, quasi psicologiche, che parlano da sole. Riproduce meticolosamente gli abiti e gli indumenti, consentendoci di distinguere il rango sociale di ciascuna figura, così come gli utensili e gli oggetti di uso quotidiano dell’epoca, che arricchiscono e perfezionano ulteriormente l’opera. Integra inoltre con grande abilità il paesaggio e l’architettura, utilizzando sfondi architettonici di ispirazione classica e paesaggi accuratamente dettagliati che creano profondità spaziale e forniscono una cornice adeguata alle Opere di Misericordia. Queste scene sono concepite per fungere da forma vivida e avvincente di catechesi, trasmettendo il loro messaggio a colpo d’occhio. Nello spazio limitato di un singolo dipinto, l’artista si afferma così come uno dei principali artefici dell’iconografia controriforma nella sua regione. Merita particolare attenzione l’eccezionale maestria nel disegno di Martín de Vos. Se ogni figura viene considerata singolarmente, essa diventa un’immagine perfettamente composta a sé stante. Le linee sono pulite, sicure e straordinariamente descrittive. Questa magnifica opera di De Vos offre uno spaccato della ricerca dell’ordine in un’epoca segnata dall’instabilità. Le sue immagini allegoriche, nelle quali tutti possiamo riconoscere aspetti di noi stessi, fungono da balsamo psicologico, offrendo certezze dottrinali, consolazione morale e un richiamo alla salvezza di fronte al caos dell’epoca. Infine, il nostro artista utilizza questo e altri dipinti dello stesso genere per rivolgersi direttamente alla coscienza individuale, impiegando il timore della dannazione e la speranza della redenzione come potenti stimoli per plasmare la condotta morale dello spettatore contemporaneo.
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