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15 - Scuola spagnola. Metà del XVI secolo.

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Scuola spagnola. Metà del XVI secolo. “Virgo Lactans o Virgo Nutrizia”. Olio su tavola. 53 x 67 cm. Una magnifica tavola devozionale nella sua cornice d’epoca, rinforzata da quattro staffe angolari in ferro battuto che «comprimono e racchiudono» tutta la sua bellezza all’interno di questa piccola finestra colma di tenerezza e gioia, offrendo nutrimento all’anima e ai sensi. La «Virgo Lactans» è un titolo devozionale e una rappresentazione iconografica della Vergine Maria che allatta il Bambino Gesù. La più antica rappresentazione conosciuta di questo soggetto si trova nelle Catacombe di Priscilla a Roma (circa 255 d.C.). È inoltre associata all’influenza dell’iconografia della dea egizia Iside che allatta Horus (Iside Lactans). Nella Chiesa primitiva, il latte materno simboleggiava il nutrimento spirituale, la grazia divina e una prefigurazione dell’Eucaristia, evocando il latte e il miele offerti ai neofiti al momento del battesimo. Durante il Concilio di Trento nel XVI secolo, la Chiesa cattolica iniziò a scoraggiare questa rappresentazione per motivi di decoro e modestia, sebbene continuasse a godere di una notevole devozione popolare in paesi come la Spagna, l’Italia e il Portogallo fino al XVII secolo. Il santuario noto come Grotta del Latte si trova a Betlemme, molto vicino al luogo tradizionale della nascita di Gesù. Secondo la tradizione e la leggenda popolare, mentre la Sacra Famiglia fuggiva in Egitto, Maria si rifugiò in una grotta di pietra rossa. Mentre allattava Gesù, una goccia di latte cadde sulla roccia, rendendola bianca. Il santuario è stato tradizionalmente meta di coppie sposate in cerca dell’intercessione della Vergine per concepire un figlio, nonché durante la gravidanza e l’allattamento. La Spagna conserva opere d’arte eccezionali dedicate a questa iconografia, tra cui notevoli sculture e dipinti come la scultura in alabastro del Museo Nazionale di Scultura, il rilievo policromo in terracotta di La Roldana conservato al Museo delle Belle Arti di Siviglia e un’altra opera dello stesso artista recentemente acquisita dal Museo del Prado. La nostra Virgo Lactans è raffigurata come Sedes Sapientiae, seduta su un trono dorato sotto un baldacchino finemente lavorato. Indossa una corona in stile romano-bizantino ed è avvolta in un mantello verde smeraldo che simboleggia la speranza; tiene in braccio il Bambino Gesù, la cui aureola assume la forma di un disco, secondo lo stile rinascimentale italiano. Entrambe le figure guardano direttamente lo spettatore, creando una «sacra conversazione». Nella scena compaiono tre figure, facilmente identificabili grazie alle iscrizioni sui basamenti o sui gradini e sullo stipite della porta. San Giuseppe si trova sulla sinistra, nel ruolo di “marito devoto” mentre si prende cura della moglie e del figlio neonato. Porta con sé una bacinella, un asciugamano e un piatto contenente pane e acqua. A destra, la nonna materna, Sant’Anna, guida e sostiene il cugino di Gesù, San Giovanni Battista. Porta un piccolo cesto di frutta e un filo sottile che spunta dalla sua mano destra, lo stesso filo che era tenuto dall’uccellino nella mano della nonna: un cardellino europeo (Carduelis carduelis), presagio della Passione di Cristo. Questo uccello si nutre di semi di cardo e di spine, che venivano associati alla corona di spine di Cristo. Inoltre, le piccole macchie rosse nel suo piumaggio sono state interpretate come un riferimento alle gocce di sangue versate durante il suo sacrificio. Tra gli esempi di questo motivo nell’arte figura la «Madonna del Cardellino», il celebre dipinto di Raffaello (1505–1506 circa), in cui il giovane San Giovanni Battista offre un cardellino al cugino. Un altro esempio è «La Sacra Famiglia con un uccellino» di Bartolomé Esteban Murillo (1650 circa), in cui il Bambino Gesù tiene in mano un cardellino mentre interagisce con un cagnolino e San Giovanni Battista.

Testo tradotto da DeepL.
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giovedì 5 novembre
07:00 PM
Conde de Salvatierra, 8
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