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Scuola fiamminga. Circa 1500. “Santo” Scultura in legno intagliata, dorata e policroma. 40 x 16 cm. Una scultura di squisita raffinatezza, sia per la delicatezza delle scanalature utilizzate per intagliarla sia per la lavorazione policroma — oro, blu e sfumature di grigio e beige — che conferisce alla pelle un aspetto simile al caolino, con una tonalità avvolgente; un vero gioiello. La nostra Madonna è vestita secondo le mode cortesi e aristocratiche del Rinascimento fiammingo del XV e XVI secolo, riflettendo una tradizione iconografica in cui le figure sacre adottano i simboli di prestigio associati alla nobiltà. La nostra Madonna è adornata con un copricapo nello stile delle dame di quell’epoca e indossa abiti elaborati e ricchi. La nostra ipotesi è che si tratti di Santa Elisabetta, proveniente da un complesso scultoreo in cui manca la Vergine Maria, raffigurando così l’incontro tra la Vergine Maria e sua cugina Santa Elisabetta. La nostra figura «dialoga» con l’altra scultura mancante; sembra chiaramente tendere la mano verso qualcuno: è in movimento. Con la mano destra compie un gesto come per raccogliere la veste, mentre il braccio sinistro — a cui manca la mano — sembra protendersi in un gesto di benvenuto, quasi ad abbracciare la cugina, la Vergine Maria. Se osserviamo attentamente, possiamo anche notare che la figura sta compiendo, o sta per compiere, una leggera genuflessione, un’espressione naturale di rispetto verso Maria. Le botteghe fiamminghe di città come Bruxelles, Anversa e Mechelen erano specializzate nella realizzazione di busti reliquiari e piccole sculture in legno policromo, come l’opera che proponiamo in questa asta. Anziché indossare tuniche classiche o senza tempo, queste figure erano vestite con abiti sontuosi e copricapi elaborati, tra cui il copricapo a crespina indossato dalla nostra signora, e persino adornate con gioielli tipici delle nobildonne e delle principesse dell’epoca. Vestire un martire o una vergine come una grande dama o una nobile di corte non era una scivolata mondana da parte dello scultore. Serviva piuttosto ad associare la virtù spirituale al lignaggio nobile, presentando la santa come una «principessa celeste». I nobili mecenati e le dame dell’aristocrazia potevano riconoscersi in queste immagini, emulandone il decoro e lo status sociale.
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