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SCUOLA ITALIANA del XVII secolo, cerchia di Giacomo Torelli (1604 o 1608- 1678) o dei Galli da Bibiena Il grande sipario Olio su tela. A_375 cm L_190,5 Restauro, rifacimento della tela. Venduto su designazione Opera correlata: Ferdinando Galli Bibiana, Capriccio architettonico, olio su tela, coppia, asta Hampel Fine Art Monaco di Baviera del 22 giugno 2007 (aggiudicato a 88.000 €). Questo quadro monumentale è probabilmente una delle rare testimonianze di un arredamento teatrale barocco. Di dimensioni impressionanti, il nostro dipinto rivela uno scenario paesaggistico dietro un grande sipario rosso realizzato in trompe-l’oeil. Di ottima fattura, questo dipinto faceva probabilmente parte di una scenografia completa che ricorda le opere di Giacomo Torelli e della famiglia Galli da Bibiena. Pittore, ingegnere, scenografo, Giacomo Torelli inventava macchine e realizzava scenografie senza precedenti che gli valsero il soprannome di «il grande stregone» (stregone gran) persino alla corte di Francia. Proveniente da una famiglia della piccola nobiltà italiana, non si sa nulla della sua formazione. La sua attività non è diversa da quella di Leonardo da Vinci, che a sua volta divideva il proprio tempo tra la pittura e l’ingegneria. Torelli lavorò persino per un certo periodo come ingegnere militare all’Arsenale di Venezia. Nel 1641 fondò il Teatro Novissimo, dove si svolgevano spettacoli con cambi di scena spettacolari che suscitavano sorpresa e meraviglia. Nel 1644, Mazarin lo invitò in Francia per introdurvi il gusto per l’opera. Mise in scena *La Finta pizza* al cospetto del giovane Luigi XIV, all’età di sette anni, della regina Anna d’Austria e del cardinale. Le macchine che installò al teatro del Petit-Bourbon sono descritte nell’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert. Morì nel 1678 nella sua città natale, Fano. I Galli da Bibiena, dal canto loro, costituiscono una lunga stirpe di pittori, disegnatori, architetti e scenografi teatrali attivi a Bologna nel corso del XVII e XVIII secolo. Tra i più famosi figurano Giovanni Maria Galli da Bibiena (1618/25-1665), allievo dell’Albane; suo figlio Ferdinando (1657-1743), che proseguì il suo apprendistato presso Carlo Cignani; e ancora suo nipote Alessandro (1686-1748), che divenne pittore dell’ Elettore palatino Carlo Filippo. Sebbene sia difficile determinarne con certezza l’autore, il nostro dipinto è un’opera rara ed eccezionale che testimonia il gusto italiano per la messa in scena teatrale. La tavolozza suggerisce che l’autore si sia ispirato alla scuola bolognese. La resa del paesaggio e della figura in primo piano è di notevole finezza, così come l’uso della prospettiva, abilmente introdotta dal pavimento a scacchiera.
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