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Icona raffigurante San Nicola di Myra il Taumaturgo, con Cristo e la Madre di Dio, probabilmente del XIX secolo. Pannello di legno con due shponki (listelli) inseriti sul retro da direzioni opposte, tempera su gesso (levkas); sul retro è presente un gancio color ottone. San Nicola di Myra il Taumaturgo raffigurato a busto su fondo verde, con una mitra rossa bordata d’oro recante due piccole immagini a medaglione in corone d’alloro, nimbus giallo dorato, felonion rosso e, sopra di esso, un omophorion verde con croci dorate e bordi ornamentali; il medaglione pettorale (panagia) appeso a una catena; la mano destra alzata in segno di benedizione, nella sinistra, velata da un panno, il Vangelo chiuso con montature dorate. Con iscrizione del nome in cirillico (San Nicola Taumaturgo). Negli angoli superiori, su nuvole, Cristo con nimbo a croce e il Vangelo e la Madre di Dio in un maphorion rosso con l’omophorion, entrambi con iscrizioni del nome (Miracolo di Nicea). Condizioni commisurate all’età, schizzi di vernice marrone che sono colati, piccole perdite, graffi, crepe, 32x25,5 cm (AxL). Il busto di San Nicola di Myra (dal 270 circa alla metà del IV secolo), con la mano destra in atto di benedizione e il Vangelo chiuso, rientra tra i tipi di San Nicola più diffusi nell’iconografia russa e serviva soprattutto per la devozione privata in casa. Le due mezze figure sulle nuvole rappresentano il Miracolo di Nicea: secondo la tradizione, Niccolò fu privato della dignità episcopale al Concilio di Nicea dopo essersi opposto ad Ario, dopodiché Cristo gli restituì il Vangelo e la Madre di Dio l’omophorion, la stola vescovile. La mitra identifica il San Nicola d’Inverno (Nikola Zimny), dal nome della festa principale del 6 dicembre; raffigurato a capo scoperto, lo stesso santo è chiamato San Nicola di Primavera in riferimento alla festa della traslazione delle sue reliquie a Bari il 9 maggio. Il nimbo a croce di Cristo reca le lettere greche che significano «Colui che è», secondo Esodo 3,14, mentre l’iscrizione abbreviata della Madre di Dio sta per «Portatrice di Dio». Le traverse (shponki) incastrate nelle scanalature sul retro hanno lo scopo di impedire che la tavola di legno si deformi. Descrizione in tedesco Icona raffigurante San Nicola di Myra, taumaturgo, con Cristo e la Madre di Dio, probabilmente XIX secolo. Tavola di legno con due «sponki» (travi trasversali) incassate in direzioni opposte sul retro, tempera su fondo di gesso (levkas), gancio di sospensione color ottone sul retro. San Nicola di Myra, il Taumaturgo, raffigurato a mezzo busto su sfondo verde, con mitra rossa bordata d’oro con due piccoli medaglioni circondati da corone d’alloro, nimbus giallo-oro, felonion rosso e, sopra, omophorion verde con croci dorate e bordature ornamentali; appeso a una catena, il medaglione pettorale (Panagia); la mano destra alzata in gesto di benedizione, nella sinistra, coperta da un panno, il Vangelo chiuso con rifiniture dorate. Con iscrizione del nome in cirillico (San Nicola il Taumaturgo). Negli angoli superiori, su nuvole, Cristo con aureola a croce e il Vangelo e la Madre di Dio nel maphorion rosso con l’omophorion, entrambi con iscrizione del nome (Miracolo di Nicea). Condizioni consone all’età, macchie di colore marroni e colate, piccole scheggiature, graffi, crepe, 32x25,5 cm (AxL). Il ritratto a mezzo busto di San Nicola di Myra (dal 270 circa alla metà del IV secolo), con la mano destra alzata in segno di benedizione e il Vangelo chiuso, appartiene ai tipi di San Nicola più diffusi nella pittura iconografica russa e serviva soprattutto alla devozione privata domestica. Le due figure a mezzo busto sulle nuvole raffigurano il miracolo di Nicea: secondo la tradizione, al Concilio di Nicea, in seguito alla sua presa di posizione contro Ario, Nicola fu destituito dalla carica episcopale, dopodiché Cristo gli restituì il Vangelo e la Madre di Dio l’omophorion, la fascia episcopale. La mitra contraddistingue San Nicola d’inverno (Nikola Simnij), dal nome della festa principale del 6 dicembre; raffigurato a capo scoperto, lo stesso santo è chiamato San Nicola di primavera, in riferimento alla festa del trasferimento delle reliquie a Bari il 9 maggio. Il nimbo a forma di croce di Cristo reca le lettere greche che significano «Colui che è», secondo Esodo 3,14, mentre la didascalia abbreviata della Madonna sta per «Colei che genera Dio». Le listelle trasversali (sponki) incastrate nelle scanalature sul retro servono a impedire che la tavola di legno venga lanciata.
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