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Attribuita ad Auguste Desperret (1804-1865) Terza eruzione del vulcano del 1789. Litografia a colori. 1833. Tratto da «La Caricature morale, religieuse, littéraire et scénique, volume 6, 6 giugno 1833 (Tavola n. 279)». 26,5 x 34,7 cm Macchie di ossidazione, piega centrale verticale, angolo inferiore destro piegato. Raffigurazione del vulcano della «LIBERTÀ», dalle cui lettere sgorgano dal cratere in eruzione. Si tratta dell’annuncio dell’arrivo di una terza rivoluzione. La prima è quella del «1789». Essa è evocata nella tavola dalle rovine di un castello in primo piano, segno che il feudalesimo era stato abbattuto. Frammenti di pietra recanti le iscrizioni «Diritto // di primogenitura», «Diritto Divino», «Feudalità» e «DECIME» mostrano i progressi concreti compiuti dalla rivoluzione del 1789 nel campo della giustizia. La seconda è quella del 1830, evocata nell’opera da pietre vulcaniche sospese in aria recanti l’iscrizione «Luglio». Sui fianchi del vulcano della libertà si trovano gli Stati europei, simboleggiati da piccole cittadelle su cui sventolano le bandiere nazionali: in prima linea c’è la Francia, che rischia di essere travolta dalla lava della prossima rivoluzione. Seguono il Belgio, la Polonia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Germania, il Piemonte e Monaco. Più in basso, alcuni uomini (privilegiati, aristocratici, tra i quali si può forse riconoscere il duca d’Orléans, nonché Luigi Filippo con un grosso sacco di scudi sulle spalle) tentano di sfuggire al fuoco sotterraneo della rivoluzione in marcia. Senza dubbio Desperet fa riferimento all’eruzione del vulcano islandese Laki nel 1783-1784, che all’epoca fu considerata uno dei fattori scatenanti della Rivoluzione francese del 1789 (la serie di perturbazioni meteorologiche, che causò problemi al raccolto, avrebbe contribuito al malcontento popolare che portò agli eventi del 1789). Il disegnatore non indica una data precisa per l’arrivo del terzo episodio rivoluzionario, ma ne predice l’inevitabile verificarsi prima o poi. Il vulcano è concepito come il serbatoio in cui si accumulano le ingiustizie e le altre misure adottate dal governo, ritenute intollerabili, e da cui scaturirà la rivolta che ribolle sotto la superficie tra il popolo. (Fonte: BNF).
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