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Una statuetta tibetana in bronzo dorato raffigurante Prajnaparamita, XV-XVII secolo: la divinità a quattro braccia è seduta in dhyanasana su una base a doppio loto; le due mani inferiori sono disposte in abhaya mudra e dhyana mudra, le due mani superiori che reggono un manoscritto e un vajra; indossa un lungo dhoti svolazzante decorato a rilievo con fasce floreali e bordi ricamati con perline e intarsiato di turchese, bracciali, braccialetti, orecchini e collana, nonché una corona conica ornata, alta 11 cm, del peso di 314,5 grammi. Prajnaparamita è l’incarnazione vivente del Sutra della Prajnaparamita, un manoscritto risalente al I secolo a.C. che funge da testo fondamentale per i principi del Mahayana e del Vajrayana. In sostanza, espone la conoscenza trascendentale del vuoto, riferendosi alla natura illusoria del mondo materiale, nonché al regno dello spazio infinito da cui tutte le cose hanno origine e al quale ritornano in seguito alla loro dissoluzione. In quanto madre di tutti i Buddha e dea della saggezza suprema, è raffigurata in una forma a quattro braccia, molto apprezzata dalle comunità buddiste newari e dai monasteri tibetani che impiegavano artigiani newari. Provenienza: Rosalind Fay Goldman (1925-2025)Philip Goldman (1922-2012) Statua della Dea della Prajñā in bronzo dorato, XV-XVII secolo (peso: 314,5 g). Provenienza: collezione privata dei coniugi Goodman, antiquari britannici Relazione sullo stato di conservazione: mancano alcuni inserti di turchese e si riscontrano segni di usura sulla doratura, in particolare sul retro della base a forma di loto
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