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Claude Viseux (1927-2008) Autoritratto In acciaio inossidabile rivestito di pelle e con perline di vetro colorato al posto degli occhi, in bronzo nella zona della bocca, firmato sul basamento. H. 31 cm L. 15 cm P. 15 cm «Essere un osservatore non basta. Devo cogliere e restituire l’aspetto delle cose in un’altra forma per negare meglio la realtà.» —Claude Viseux Claude Viseux nasce e cresce a Champagne-sur-Oise, nella regione parigina. Nel 1946 frequenta i corsi di architettura all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove incontra Jean Prouvé e Constantin Brancusi e decide infine di orientarsi verso la pittura. Il successo è quasi immediato: prima mostra alla galleria Vibaud nel 1952; già nel 1955 le sue opere vengono esposte da René Drouin, poi Daniel Cordier lo sceglie – per la sua primissima mostra! – nel 1956. Nel 1957 riceve gli onori di Léo Castelli a New York! A partire dal 1959-1960 realizza le sue prime sculture con oggetti trovati in riva al mare, impronte di pietre e alghe fuse in bronzo; poi arriva l’acciaio industriale tagliato, assemblato e saldato, alla maniera dei suoi amici surrealisti Max Ernst, Man Ray, Henri Michaux… Nel 1972 rappresenta il padiglione francese alla Biennale di Venezia al fianco di Christian Boltanski, Jean le Gac e Gérard Titus-Carmel e vi svela la sua famosa serie degli «Instables». Nello stesso anno installa un’immensa scultura in acciaio inossidabile sospesa nella stazione RER di Auber, a Parigi. Nel 1977, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, il Museo d’Arte Moderna della città di Parigi organizza una mostra intitolata «Viseux» da giugno a settembre. Nel corso degli anni ’80 e ’90, moltiplica i viaggi in India, i cui miti e tradizioni si diffondono sottilmente nei suoi disegni e collage, e la cui influenza si ritrova tradotta nella scultura.
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