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[ALESSANDRO GYKAS] Habesci Elias (pseudonimo):Stato attuale dell’Impero Ottomano, contenente dettagli più precisi… sulla religione, il governo, la milizia, i costumi… di Elias Habesci, che ha risieduto per diversi anni a Costantinopoli. Parigi, Lavillette, 1792 Prima edizione nell’originale francese (una traduzione inglese era apparsa alcuni anni prima) di una delle descrizioni più complete del Levante ottomano. In formato 8vo. Completa in due volumi, rilegatura moderna in pelle. Testo pulito, con solo alcune lievi macchie su alcune pagine. Nel complesso in ottime condizioni. Un libro di grande influenza per l’ascesa del filellenismo. È certo che Habesci sia uno pseudonimo, e ricerche recenti (Rif.: Tobias Mörikez: Elias Habesci, 2019) hanno rivelato che l’autore era un greco fanariota colto al servizio del sultano Mustafa III, molto probabilmente il conte Alexander Gykas. Alla fine degli anni ’80 del Settecento partì per l’India e pubblicò altri due libri a Calcutta con lo stesso pseudonimo. Compare persino nei dispacci diplomatici ufficiali dell’epoca come una figura greca di grande interesse dell’Illuminismo greco. Egli affermò di essere stato incoraggiato a scrivere delle sue esperienze nel Levante ottomano durante una visita a Londra nel 1782 e di aver lasciato il suo manoscritto in francese presso un ex console inglese. Tutte le prove interne confermano che il resoconto fu scritto nei primi anni ottanta del Settecento da un greco che era molto ben informato sulle reali condizioni dell’amministrazione e del commercio ottomani nel Levante. Si tratta di una delle migliori testimonianze sull’Impero ottomano redatte nel XVIII secolo da qualcuno in possesso di informazioni dettagliate e accurate sulla struttura amministrativa, le religioni, i costumi, l’organizzazione militare, i popoli e le condizioni commerciali dello Stato ottomano in declino. Fu anche tra le prime opere a mettere in luce l’enorme squilibrio commerciale tra l’Impero ottomano e l’Europa, con dati dettagliati e descrizioni del commercio, uno squilibrio che avrebbe portato alla rovina lo Stato ottomano nel XIX secolo. Essendo una delle pochissime testimonianze scritte da un greco e suddito ottomano, è particolarmente preziosa. Riferimenti: Atabey 548, Blackmer 770 (edizione inglese)
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