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Urna cineraria (vaso ossuario) in vetro soffiato, con rivestimento in piombo e cinque vasi lacrimatori in vetro soffiato, Impero Romano SI Urna globulare con ampia apertura in perfette condizioni, protetta da un rivestimento in piombo con coperchio e cinque vasi lacrimatori destinati a contenere profumi o oli da offrire in dono. Le urne cinerarie in vetro cominciarono ad apparire nell’Impero Romano intorno al I secolo, quando fu scoperta la tecnica della soffiatura del vetro. Gli oggetti realizzati con questo materiale divennero popolari, uscendo dall’ambito delle classi agiate o del settore del lusso per entrare a far parte della vita quotidiana. La pratica della cremazione coesisteva con quella dell’inumazione, risultando più diffusa nella parte occidentale dell’Impero e scomparendo gradualmente con la diffusione del cristianesimo, che promuoveva l’inumazione nella speranza della resurrezione. Le urne di vetro potevano assumere forme diverse, con o senza coperchio e/o manici. Quelle che venivano sepolte venivano collocate all’interno di un contenitore di piombo o di pietra, che raramente è giunto fino a noi. Nel nostro caso, il contenitore di piombo si è conservato intatto con il suo coperchio. Un esempio di urna di piombo con involucro è stato rinvenuto nel sito archeologico di Carmona e risale anch’esso al I secolo. Altri esempi di urne cinerarie in vetro soffiato in Spagna si trovano nel Museo Archeologico di Córdoba, provenienti dalla necropoli, nel Museo di Algeciras (urna di Carteia), e diversi esemplari nel Museo Archeologico Nazionale; questi ultimi sono descritti in «Urne cinerarie romane in vetro e piombo del Museo Archeologico Nazionale di Madrid», di Mercedes Martín de la Torre, Bollettino del Museo Archeologico Nazionale (Madrid) (ottobre 1991), pp. 17-28. Altezza dell’urna: 21,5 cm Dimensioni del manicotto: 25 x 22 cm Lunghezza del lacrimatorio: tra 8,5 e 11 cm