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NICOLAS POUSSIN Les Andelys, Francia 1594 – Roma 1665 Paesaggio con ninfa e dio-re, 1626-1628 circa Olio su tela Iscrizione sul telaio: «Nicolas Poussin / 2412». Dimensioni 41,5 x 54,5 cm Provenienza: - Acquistato a Madrid nei primi anni '70 da una famiglia aristocratica. - Sotheby’s, Parigi, 14 giugno 2022, lotto 55. Recentemente inserita da Pierre Rosenberg nel catalogo ragionato dei dipinti di Nicolas Poussin, questa tela è un’interessante composizione mitologica realizzata dall’artista durante i suoi primi anni a Roma. L’opera raffigura un dio fluviale disteso accanto a una ninfa che si asciuga i capelli, in un paesaggio crepuscolare di ispirazione classica. L’identificazione di queste figure è particolarmente significativa, poiché Rosenberg le collega direttamente a una composizione di più grandi dimensioni del pittore francese, nota grazie a diversi disegni e alla descrizione fornita da Giovanni Pietro Bellori nel 1672. Nella sua biografia di Poussin, Bellori descrive una composizione intitolata «La Teinture de la rose» (La tintura della rosa), in cui Venere e Adone compaiono durante una battuta di caccia. Secondo il racconto mitologico, Venere, ferendosi un piede con una spina, fa sì che il suo sangue tinga di rosso le rose raccolte dagli amorini. Rosenberg identifica questa composizione come «Venere e Adone a caccia», detta anche «La tintura della rosa». In essa, Bellori menziona espressamente «un fiume che scorre» accanto a una delle Naiadi, la nutrice di Adone, mentre si asciuga i capelli: proprio le due figure conservate nell’opera in questione. La composizione completa è nota principalmente grazie a un disegno conservato nella Biblioteca Reale del Castello di Windsor, copia di un foglio perduto di Poussin. Un altro disegno correlato, conservato a Parigi, consente una ricostruzione parziale della disposizione originale delle figure. Lo studio di Rosenberg integra inoltre le informazioni fornite dalle radiografie della tela, che rivelano l’esistenza di elementi dipinti corrispondenti alla composizione originale. L’opera costituisce quindi una testimonianza eccezionale per la ricostruzione di un dipinto di Poussin la cui esistenza era stata oggetto di dibattito tra gli storici dell’arte. Per molto tempo si era persino ritenuto possibile che la descrizione di Bellori corrispondesse solo a un disegno perduto e che la composizione finale non fosse mai stata realizzata. La scoperta di questo frammento ci permette di riconsiderare la questione. Nel suo studio, Rosenberg ipotizza che questa tela sia stata mutilata in un determinato momento e che alcune figure siano state deliberatamente coperte per rendere il frammento risultante più commerciabile. Il dipinto sopravvissuto va quindi inteso come parte di un’opera originale molto più ampia. Il soggetto riflette l’interesse di Poussin per le favole di Venere e Adone e, più specificamente, per la tradizione letteraria dell’*Adone* di Giambattista Marino, una fonte che Rosenberg considera fondamentale per l’interpretazione della composizione. La scelta di un episodio insolito tratto dalla mitologia classica rivela inoltre l’interesse del giovane Poussin nel trasformare fonti letterarie contemporanee in composizioni mitologiche complesse e poetiche. L’inclusione del dipinto nel catalogo ragionato di Rosenberg rappresenta quindi un contributo particolarmente significativo alla comprensione dell’opera giovanile di Poussin e ci permette di ricostruire in parte una composizione precedentemente nota soprattutto attraverso fonti letterarie e grafiche. Bibliografia: - Rosenberg, Pierre, con la collaborazione di Christel Dupuy, Catalogo ragionato dell’opera pittorica di Nicolas Poussin, «Dieu-fleuve et nymphe», 2026, n. 105. - Bellori, Giovanni Pietro, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, Roma, 1672, p. 443. - Félibien, André, Entretiens sur les vies et sur les ouvrages des plus excellens peintres anciens et modernes, ed. 1725, IV, p. 86.
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