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Uno specchio montato come un kenbyō (paravento per la pietra da inchiostro), con un sennin a cavallo di una carpa - Giappone, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. La lastra rettangolare in metallo lucido è incastonata in una cornice in bronzo doratoin bronzo, lavorata a rilievo con fitti motivi a volute fogliate all’interno di bordi a perline e sormontata da uno stemma a forma di montagna; il retro presenta un pannello lavorato in diverse leghe, tra cui lo shakudō, raffigurante un sennin a cavalcioni su una carpa che solca onde increspate, su uno sfondo screziato dai toni dorati lucidato a specchio. Il paravento si erge da una base orizzontale ed è affiancato da una coppia di piccoli draghi in bronzo dorato; la traversa sottostante presenta due hōō contrapposti attorno a un gruppo centrale di fiori di loto e fogliame in leghe contrastanti su uno sfondo densamente punzonato; il tutto poggia su piedini in cristallo di rocca. Non firmato. Con la scatola di legno originale, dotata di una barra di fissaggio e recante iscrizioni calligrafiche. La scatola reca l’iscrizione Koi-kagami Kenpyō (“Paravento con pietra da inchiostro a forma di specchio della carpa”), mentre sul lato inferiore sono incisi due caratteri, che probabilmente si leggono Imamura, presumibilmente il nome di un precedente proprietario. Minime riparazioni in kintsugi ai piedini in cristallo di rocca. Il soggetto deriva dall’immortale cinese Qin Gao, noto in Giappone come Kinkō Sennin, che si tuffò in acqua per catturare il drago del fiume e tornò nel giorno stabilito a cavalcioni su una carpa davanti a una folla di spettatori. Ripreso in Giappone a partire dal periodo Muromachi, il tema fu trattato, tra gli altri, da Sesson Shūkei, Ogata Kōrin e Maruyama Ōkyo, e scolpito sullo Yōmeimon del Tōshō-gū a Nikkō. L: 18 cm A: 19,2 cm graffi Tomobako (scatola con iscrizione dell’artista) Giappone, dalla fine del XIX secolo all’inizio del XX secolo
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