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MAESTRO DELLA MADONNA LAZZARONI - Attivo a Firenze intorno al 1370 LA VERGINE CON IL BAMBINO IN TRONO tra due angeli, SAN DOMENICO, SAN GIULIANO, SAN PIETRO, SAN GIOVANNI BATTISTA a sinistra, SAN GIOVANNI EVANGELISTA, SAN PAOLO, SANT'ANTONIO ABATE e un altro santo a destra Tempera su fondo d'oro. Pittura a uovo e fondo d’oro su tavola di legno a forma di arco a sesto acuto, circondata da una cornice in legno intagliato e dorato in stile gotico. Altezza: 59 cm - Larghezza: 29,7 cm (solo tavola) A. 74,5 cm; L. 33,5 cm fuori tutto Restauro antico Provenienza: - Asta a Parigi, Studio Tajan, Hôtel Georges V, il 20 dicembre 1994, lotto 2 (Maestro della Madonna Lazzaroni). Perito: Eric Turquin, aggiudicato all’asta per 290.000 franchi. La Madonna col Bambino è seduta su un trono rialzato posto davanti a un ricco drappo dispiegato sullo sfondo e sorretto da due angeli. Ai lati del trono, otto santi sono disposti su due file, quattro per quattro. Come suggerito dalla professoressa Mina Gregori in occasione dell’asta Tajan, l’esecuzione di questa piccola tavola destinata alla devozione privata – una delle produzioni preferite dell’artista – deve essere attribuita al pennello del Maestro della Madonna Lazzaroni. Questo pittore era attivo a Firenze nella seconda metà del XIV secolo. L’origine fiorentina dell’opera è del resto avvalorata dalla presenza di san Giuliano, particolarmente venerato nella città toscana in quel periodo. Questo maestro anonimo deve il suo nome convenzionale a una Madonna col Bambino un tempo conservata nella collezione parigina Lazzaroni, poi in quella di Weitzner a New York (cfr. D. Shorr, The Christ Child in Devotional Images, New York, 1954, tipo 29 Firenze 5), prima di entrare a far parte della collezione Kisters a Kreuzlingen. Inizialmente identificato da Richard Offner con il nome di «Maestro delle due Madonne», la personalità artistica di questo pittore è stata successivamente precisata da M. Boskovits (Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento, Firenze, 1975, p. 239-240, n. 169, figg. 413-416). Quest’ultimo colloca la sua attività nell’ultimo terzo del XIV secolo, nella scia stilistica di Andrea Orcagna, poi in quella di Andrea da Firenze e di Cenni di Francesco, con il quale collaborò a un affresco del Palazzo Comunale di San Miniato. L’influenza di Orcagna prevale qui nella volontà di negare lo spazio e nel trattamento ieratico della linea dei personaggi. Questo stile rigido è tuttavia temperato da una vivace cromatica e dalla decorazione scintillante degli abiti, dei tendaggi e dei tappeti. Condizioni: sul retro, fessure nel pannello e tracce di gallerie aperte da insetti xilofagi. Superficie pittorica: sollevamenti, segni di usura e restauri. Esperto: Stéphane Pinta, studio Turquin (visibile su appuntamento presso l’esperto)
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