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Antonio CANAL, detto CANALETTO (Venezia 1697-1768) Capriccio sulla Laguna con un arco in rovina che attraversa un canale per raggiungere un padiglione Penna e inchiostro marrone, lavaggio grigio e marrone 36,5 x 52,5 cm Annotato «Canaletto» in basso a sinistra Gli archi sono tracciati con lo stilo del compasso Sul retro, prospettiva di un colonnato tracciata a matita nera, piccoli fori dello strumento di prospettiva Filigrana sulla carta «IV» Tracce di restauro, scolorito dal sole, piega centrale verticale; due strappi (5 cm) e una piccola perdita (0,5 cm) restaurati in basso al centro Provenienza: Ex collezione Christopher Head (deceduto nel 1911) Asta anonima, Londra, Christie’s, 4 luglio 1984, n. 82 Asta anonima, New York, Sotheby’s, 14 gennaio 1992, n. 63, rip. Asta anonima, Parigi, Hôtel Drouot, Tajan, 23 novembre 2001, n. 49, rip. Bibliografia: -W.G. Constable, Canaletto: Giovanni Antonio Canal, 1697-1768, seconda edizione riveduta da J.G. Links, Oxford, 1989, I, tav. 240; II, p. 745, n. 825* - J.G. Links, A Supplement to W.G. Constable's Canaletto: Giovanni Antonio Canal 1697-1768, Londra, 1998, p. 53, n. 825*, tav. 240 Opere correlate: Il nostro disegno può essere messo in relazione con un dipinto simile, che presenta piccole variazioni (cfr.: W.E. Constable e J.E. Links, *Canaletto*, Oxford, 1989, 2 volumi, n. 511, riproduzione tav. 93, ex collezione Davies) Un disegno con la stessa composizione architettonica è segnalato da Links (opera citata sopra, n. 823, riproduzione tav. 155; asta Gordon Getty, New York, Sotheby's, 27 gennaio 2010, n. 95). Il padiglione a destra deriva dalla Porta Portello, mentre gli archi sarebbero ispirati alla disposizione di un acquedotto che fiancheggia la Porta d’Udine a Palmanova (cfr. André Corboz, Canaletto, Una Venezia immaginaria, Milano, 1985, ed. Alfieri Electa, 2 volumi, p. 323). Il successo di questo «Caprice» ha dato origine a diverse altre versioni dipinte con lievi variazioni (opera citata sopra, nn. 511a e 512). Un disegno con varianti che, per alcuni dettagli, corrispondono alla versione allungata (n. 512) è appena riapparso in Inghilterra (asta anonima, Oxford, Mallam’s, 21 ottobre 2026, n. 244, venduto a 135.000 £; una copia di questo disegno fu esposta alla Walpole Gallery di Londra nel 2000, n. 29, riprodotto). L’artista ha scritto sul retro di quest’ultimo di aver donato il disegno al committente di uno dei dipinti. Durante il suo soggiorno in Inghilterra dal 1748 al 1755, Canaletto era solito realizzare due versioni di ogni disegno, una che teneva per sé e l’altra per il suo agente e mercante Joseph Smith. Alcuni di questi disegni entrarono a far parte delle collezioni reali nel 1763 (cfr. K.T. Parker, The Drawings of Antonio Canaletto in the Collection of His Majesty the King at Windsor Castle, Oxford e Londra, 1948, nn. 55, 119, 114 e 116-17; Constable, op. cit., I, tav. 100, 135, 138 e 140-41; II, nn. 552, 732, 745 e 749-50) Canaletto non esitava a riutilizzare soggetti che avevano riscosso un certo successo. Questa serie di Capricci fu senza dubbio realizzata durante il suo soggiorno in Gran Bretagna o poco dopo (sono collocati in un periodo di attività compreso tra il 1747 e il 1755 da André Corboz (cfr. Canaletto, Una Venezia immaginaria, Milano, 1985, ed. Alfieri Electa, 2 volumi, pp. 724-725). Dopo un esame diretto, secondo il parere del signor Charles Beddington si tratta di una versione autografa di Canaletto; lo ringraziamo inoltre per le informazioni fornite. Ringraziamo inoltre la signora Bozena Anna Kowalczyk per averci confermato l’autenticità del disegno dopo averlo esaminato di persona. Giovani Antonio Canal, detto Canaletto, ha lasciato un segno indelebile nel XVIII secolo diventando uno dei più celebri esponenti del vedutismo italiano. La veduta, ovvero la «vista» in italiano, è un dipinto di paesaggio urbano o di panorama caratterizzato dall’esattezza topografica e dall’uso sapiente della prospettiva. Nel XVIII secolo, Venezia è riconosciuta come la capitale dei vedutisti, grazie al suo artista di punta, Canaletto. Figlio di un artista veneziano, pittore di scenografie teatrali, apprende la pittura nell’atelier del padre. Nel 1720, durante un viaggio a Roma, il giovane Canaletto incontra artisti precursori della veduta come Giovanni Paolo Panini e Caspar van Wittel, che lo influenzeranno profondamente. Tornato a Venezia, si dedica alle vedute. Le sue opere, incredibilmente dettagliate, uniscono la conoscenza dei giochi di luce al rigore geometrico, pur conservando una sorprendente libertà topografica. Esse piacciono particolarmente agli appassionati stranieri, in particolare ai giovani aristocratici inglesi che hanno visitato Venezia durante il loro Grand Tour. Riconosciuto a livello internazionale, nel 1746 Canaletto si stabilì per quattro anni a Londra, dove le sue vedute della capitale inglese furono molto apprezzate. Pertanto, la più ricca collezione di opere di Canaletto è quella della collezione reale d’Inghilterra, che da sola possiede più
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