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Lettera autografa firmata di Jean-Jacques Rousseau: «Povere creature cieche che siamo! Cielo, smaschera gli impostori e costringi i loro cuori barbari a mettersi a nudo davanti agli occhi dell’umanità» Importante filosofo e scrittore franco-svizzero (1712-1778) secondo cui l’individuo è essenzialmente buono ma solitamente corrotto dalla società. Lettera autografa in francese, firmata «J. J. Rousseau», una pagina, 6,5 x 8,5, 14 marzo 1770. Lettera manoscritta indirizzata al marchese de Beffroy, governatore di Bourgoin, in cui lo ringrazia per l’ospitalità ricevuta durante il soggiorno di Rousseau nella regione. All’inizio della lettera, Rousseau ha scritto una suggestiva quartina che riflette il suo crescente senso di persecuzione (tradotta): «Povere creature cieche che siamo! Cielo, smaschera gli impostori e costringi i loro cuori barbari a mettersi a nudo agli occhi dell’umanità». Chiede poi al marchese di inoltrare un plico allegato al cavaliere de Menon, prima di esprimere la sua sincera gratitudine per la gentilezza dimostrata nei confronti suoi e di sua moglie durante il loro soggiorno: «Vi prego di accettare i miei più sinceri ringraziamenti per tutta la gentilezza che mi avete riservato durante il mio soggiorno in questa regione». Parlando a nome proprio e di Thérèse Levasseur, Rousseau spiega che, sebbene avessero desiderato porgere i propri omaggi di persona, si astengono dal farlo per timore di «ravvivare i nostri rimpianti e indebolire le risoluzioni che abbiamo preso», assicurando a Beffroy che la loro gratitudine rimane immutata. In ottime condizioni. Questa lettera risale all’ultimo decennio di vita di Rousseau, un periodo segnato da ripetuti cambiamenti di residenza a seguito di anni di polemiche ed esilio. Il verso struggente che introduce la lettera fa eco ai temi dell’ingiustizia e della persecuzione che occupavano sempre più i suoi pensieri, mentre le calorose espressioni di ringraziamento rivelano il profondo apprezzamento che egli conservava per coloro che gli avevano offerto amicizia e protezione. Una bella e affascinante lettera di Rousseau, che unisce una poesia autografa introspettiva a un’elegante espressione di gratitudine personale.
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