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Lettera firmata da Nicola I con cui ordina le indagini e la punizione della rivolta causata dalla peste a Sebastopoli del 1830 Importante lettera firmata (LS) in russo, firmata “Nikolai”, una pagina su entrambi i lati, 7,75 x 11, 25 giugno 1830. Inviata da Alessandria, nei pressi di Peterhof, al conte Mikhail Semyonovich Vorontsov, questa lettera dell’imperatore Nicola I riguarda le conseguenze delle rivolte causate dalla peste a Sebastopoli e conferma l’autorità di Vorontsov di ristabilire l’ordine, indagare sulla rivolta e punire i responsabili. In parte (tradotto): «Tutte le disposizioni, sia quelle relative alla zona di quarantena sia quelle riguardanti la città insorta, devono rimanere sotto la vostra completa ed esclusiva responsabilità. Inoltre, fino alla completa esecuzione di tutte le misure a voi affidate con precedenti ordini, in particolare per quanto riguarda la tempestiva indagine sulle cause alla base della suddetta rivolta, il rinvio a giudizio e la punizione dei colpevoli stessi...agendo in virtù dei diritti di Comandante in Capo, concessi a voi dal mio rescritto datato 1° agosto dello scorso anno, 1829, utilizzerete tutti i mezzi possibili per l’esatta esecuzione degli ordini a voi impartiti e, così facendo, giustificherete le mie aspettative: riferendomi senza eccezioni su tutti questi successi delle vostre disposizioni.” Firmato alla fine da Nicola I. In ottime condizioni, con riparazioni con nastro d’archivio nella parte superiore, sul retro e sulla piega centrale. La rivolta della peste di Sebastopoli scoppiò a causa di un regime di quarantena sempre più severo imposto alla città tra i timori di un’epidemia durante la guerra della Russia contro l’Impero Ottomano. Le misure di quarantena introdotte intorno a Sebastopoli nel 1828 furono progressivamente inasprite e, nel marzo 1830, ai residenti dei quartieri colpiti fu vietato di uscire di casa. Insieme alla carenza di cibo e agli abusi da parte dei funzionari addetti alla quarantena, le restrizioni provocarono un crescente malcontento. Il 3 giugno 1830 la crisi sfociò in una rivolta aperta, con migliaia di residenti e militari solidali che presero il controllo della città e attaccarono funzionari e ufficiali. Le truppe governative repressero la rivolta il 7 giugno; in seguito, una commissione presieduta da Vorontsov esaminò i casi di circa 6.000 persone; sette furono giustiziati in quanto capi della rivolta, circa 1.000 residenti e marinai furono condannati ai lavori forzati e circa 4.200 civili furono deportati in altre città. Questa lettera, datata 25 giugno, risponde direttamente a un rapporto che Vorontsov aveva inviato allo zar il 14 giugno e segue la repressione di meno di tre settimane, collocandola nella fase iniziale della risposta punitiva, mentre Nicola I definiva l’autorità in base alla quale la rivolta sarebbe stata indagata e i suoi partecipanti puniti. Il conte Mikhail Vorontsov, destinatario della lettera, era governatore generale della Novorossiya e, come afferma la stessa lettera, aveva assunto «l’incarico temporaneo di governatore militare di Sebastopoli», unificando sotto il proprio comando tutti i rami dell’amministrazione locale. Nicola conferma che un ordine in tal senso era già stato comunicato a Vorontsov il 10 giugno tramite l’aiutante generale Adlerberg e che la responsabilità sia dell’amministrazione della quarantena sia della repressione della rivolta sarebbe rimasta interamente nelle mani di Vorontsov. La lettera rileva inoltre che l’ammiraglio Alexey Greig e il generale conte Witte dovevano rimanere sotto il comando diretto di Vorontsov, con un ordine separato per Greig che sarebbe giunto direttamente dallo zar; Witte è identificato con maggiore plausibilità con Ivan Osipovich Witt, un generale di cavalleria strettamente legato alle colonie militari russe nel sud durante quel periodo, sebbene tale identificazione non possa essere confermata con certezza. Nicola fa inoltre riferimento a un precedente rescritto del 1° agosto 1829, che conferiva a Vorontsov i poteri di comandante in capo, autorità originariamente legata alla posizione bellica della Russia contro l’Impero ottomano e ora esplicitamente ribadita in vista della crisi di Sebastopoli.
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