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Lettera dattiloscritta di Theodore Roosevelt, firmata in qualità di presidente, sulla tolleranza religiosa – in cui difende la parità di trattamento tra cattolici e protestanti Lettera dattiloscritta firmata in qualità di presidente, una pagina, 7 x 8,75, carta intestata della Casa Bianca, 3 settembre 1904. Contrassegnata come «Personale», una lettera indirizzata a William P. Reilly del *The Sunday Democrat*, che recita per esteso: «Naturalmente, sono molto lieto del suo sostegno nei miei confronti. Ne parlerò immediatamente con il presidente Cortelyou. A proposito, le invio in allegato due lettere, non per la pubblicazione, ma perché desidero che lei constati che, nella mia condotta privata, seguo di fatto la linea che lei mi attribuisce nel suo editoriale. Una delle lettere mi è capitata per caso sotto gli occhi mentre sfogliavo parte della mia corrispondenza risalente al periodo in cui ero commissario di polizia; l’altra, come vedrete, è stata scritta alcune settimane fa a un benintenzionato pastore protestante che aveva sollevato obiezioni sul fatto che trattassi il cardinale Satolli con la stessa cortesia che avevo già riservato ai metodisti e ai luterani in visita, e che riserverò all’arcivescovo di Canterbury in visita». Roosevelt sottolinea tre parole e ne cancella un’altra di proprio pugno. In ottime condizioni, con lievi macchie sparse. L’accoglienza riservata da Roosevelt al cardinale Francesco Satolli suscitò obiezioni da parte del clero protestante nel 1904, spingendo il presidente a difendere quella che considerava una politica coerente di imparzialità religiosa. Il 1° agosto scrisse direttamente al pastore presbiteriano John B. Worrall, difendendo la sua accoglienza di Satolli e affermando di non fare discriminazioni tra le confessioni religiose; successivamente inviò copie di quella stessa lettera ad altri sostenitori, tra cui Eugene A. Philbin, John A. McCall e T. St. John Gaffney, a conferma della sua posizione. Questa lettera a Reilly segue lo stesso schema: Roosevelt inoltra la lettera a Worrall, non per la pubblicazione, ma affinché Reilly possa constatare che la sua condotta privata corrisponde a quanto Reilly gli aveva riconosciuto nel suo editoriale. Il riferimento alla corrispondenza «mentre era commissario di polizia» fa risalire tale documentazione a circa sette anni prima della sua presidenza, al suo mandato come commissario di polizia della città di New York dal 1895 al 1897. Il riferimento conclusivo della lettera all’«arcivescovo di Canterbury in visita» indica Randall Thomas Davidson, che si recò negli Stati Uniti nel 1904 e, durante il suo viaggio, partecipò alla Convenzione Generale della Chiesa episcopale a Boston. Scritta durante la visita di Davidson e prima che Roosevelt lo ricevesse formalmente, la lettera colloca l’arcivescovo come l’ultimo di una lista di figure religiose – tra cui metodisti, luterani e un cardinale cattolico romano – che Roosevelt intendeva trattare con la stessa cortesia. Roosevelt cercò di sostenere proprio questa tesi pubblicamente poco dopo: il 4 ottobre chiese a Philbin di sottolineare in un editoriale che aveva ricevuto l’arcivescovo di Canterbury e i ministri metodisti, congregazionalisti, presbiteriani e luterani in visita prima di ricevere Satolli, presentandolo come prova contro le accuse di pregiudizio religioso. La lettera di Reilly coglie quindi Roosevelt mentre, in privato, raccoglieva le stesse prove documentali che avrebbe presto cercato di presentare pubblicamente.
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