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410 - HENRY MOORE (BRITANNICO 1831-1895) GLEN ORCHY, TEMPESTA IN ARRIVO Olio su tela Firmato e datato "1895" (in basso a destra) 90 x 153 cm (35¼ x 60 pollici)Provenienza: dalla figlia dell’artista, la signora Luker, e da allora per successione. Vendita, Ader, Drouot-Richelieu, Parigi, Tableaux Modernes, 18 maggio 2016, lotto 24. Esposto: Londra, Royal Academy, Esposizione di opere dei Maestri Antichi e dei Maestri Defunti della Scuola Britannica, 1903, n. 130; York, Corporation Art Gallery & Museum, Esposizione dei quadri della «Famiglia Moore», 26 agosto - 5 ottobre 1912, n. 179. Il biografo di Moore, il critico Frank Maclean, ha riconosciuto le qualità, i punti di forza, i punti deboli e la modernità di questo dipinto interessante, intransigente e molto tardivo (il suo ultimo quadro esposto): «Un grande paesaggio, *Glen Orchy, Tempesta in arrivo*, costituì uno dei suoi cinque contributi alla Royal Academy del 1895. In quanto tentativo di realizzare un effetto atmosferico particolarmente grandioso, si tratta di un’opera interessante, nonostante i suoi numerosi limiti. In primo piano vediamo un fiume in piena, marrone e spumeggiante: le forme austere delle montagne e, sopra di esse, una nuvola di pioggia minacciosa conferiscono una vasta e cupa dignità a una scena la cui solennità è salvata solo da una macchia di luce solare che brilla debolmente sulla collina verde in lontananza. Il colore è disposto in ampie masse; non vi sono dettagli di disturbo; lo spirito della valle desolata aleggia sulla tela; la sintonia dell’artista con la maestosa Natura non si è mai manifestata in modo più enfatico che qui, eppure – non soddisfa! Si avverte – forse per la prima volta, in modo definitivo – che la mano comincia a vacillare, anche se la volontà di creare rimane, la mente è ancora lucida e il sapere accumulato nel corso di mezzo secolo è ancora intatto. Si avverte che qualcosa della qualità caratteristica è venuta meno nell’opera, le trame delle colline, del torrente e delle nuvole sono troppo simili tra loro, che la magia del tocco in qualche modo è svanita. Una certa approssimazione nella tecnica denota una perdita di controllo sul mezzo espressivo. La consapevolezza della pittura a olio interferisce con il sentimento romantico e con l’incanto sensuale dell’armonia cromatica, persino con il fascino dell’effetto aereo su cui il pittore ha chiaramente concentrato il proprio sforzo. Si ha, infatti, l’impressione che i meriti formali di questa tela non siano che il guscio di ciò che avrebbe potuto realizzare con lo stesso soggetto alcuni anni prima. Ma se *Glen Orchy* fallisce dal punto di vista della realizzazione, è un fallimento splendido. Non mostra alcun compromesso con quelle forze che troppo spesso vengono invocate per trasformare tali fallimenti in quadri vendibili destinati alla classe media. Nessun espediente da studio ha potuto interrompere quella sincerità ostinata che è al tempo stesso la causa delle sue carenze e la loro redenzione. Al momento di dipingerlo – anzi, già da molti mesi prima – si trovava in uno stato di salute estremamente precario. Nell’inverno del 1893-94 a un attacco di influenza seguì un’infiammazione ai polmoni. In una lettera scritta a un amico a gennaio, fa riferimento a questa malattia; menziona anche il fatto di essere uscito in una fitta nebbia per partecipare a una cena del consiglio alla Royal Academy mentre era ancora in convalescenza. A quanto pare, questa impresa un po’ avventata non comportò conseguenze negative. Il luglio successivo, lui e sua figlia accompagnarono l’amico signor Gossage in una breve crociera sullo yacht di quest’ultimo, il Solyst. Navigarono principalmente nel basso Clyde, risalendo molti dei loch ed esplorando anche i dintorni di Arran e Bute. Lasciato lo yacht a Helensburgh, proseguirono per Dalmally, dove trascorsero cinque settimane; Moore si dedicò a qualche schizzo – in particolare allo studio a olio per il *Glen Orchy* – e fece alcune visite ad amici in quella zona del paese. Tornarono a sud via mare da Glasgow. Un brillante piccolo paesaggio marino ad acquerello è l’unico ricordo artistico che ci ha lasciato di quest’ultimo viaggio, e l’intero viaggio sembra aver avuto come obiettivo principale il recupero della salute piuttosto che altro. Moore morì mentre il dipinto era esposto alla Royal Academy. Le numerose recensioni che questo dipinto molto moderno suscitò nelle cronache giornalistiche della RA di quell’anno furono per lo più favorevoli; ne è un esempio caratteristico il seguente: «Il signor Henry Moore presenta una scena montuosa e selvaggia, *Glen Orchy – Tempesta in arrivo*, che, per la raffinatezza del disegno paesaggistico, la verosimiglianza e l’impressionante grandiosità dell’effetto, non ha eguali in tutta la collezione» (*Globe*, 4 maggio 1895).»

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HENRY MOORE (BRITANNICO 1831-1895) GLEN ORCHY, TEMPESTA IN ARRIVO Olio su tela Firmato e datato "1895" (in basso a destra) 90 x 153 cm (35¼ x 60 pollici)Provenienza: dalla figlia dell’artista, la signora Luker, e da allora per successione. Vendita, Ader, Drouot-Richelieu, Parigi, Tableaux Modernes, 18 maggio 2016, lotto 24. Esposto: Londra, Royal Academy, Esposizione di opere dei Maestri Antichi e dei Maestri Defunti della Scuola Britannica, 1903, n. 130; York, Corporation Art Gallery & Museum, Esposizione dei quadri della «Famiglia Moore», 26 agosto - 5 ottobre 1912, n. 179. Il biografo di Moore, il critico Frank Maclean, ha riconosciuto le qualità, i punti di forza, i punti deboli e la modernità di questo dipinto interessante, intransigente e molto tardivo (il suo ultimo quadro esposto): «Un grande paesaggio, *Glen Orchy, Tempesta in arrivo*, costituì uno dei suoi cinque contributi alla Royal Academy del 1895. In quanto tentativo di realizzare un effetto atmosferico particolarmente grandioso, si tratta di un’opera interessante, nonostante i suoi numerosi limiti. In primo piano vediamo un fiume in piena, marrone e spumeggiante: le forme austere delle montagne e, sopra di esse, una nuvola di pioggia minacciosa conferiscono una vasta e cupa dignità a una scena la cui solennità è salvata solo da una macchia di luce solare che brilla debolmente sulla collina verde in lontananza. Il colore è disposto in ampie masse; non vi sono dettagli di disturbo; lo spirito della valle desolata aleggia sulla tela; la sintonia dell’artista con la maestosa Natura non si è mai manifestata in modo più enfatico che qui, eppure – non soddisfa! Si avverte – forse per la prima volta, in modo definitivo – che la mano comincia a vacillare, anche se la volontà di creare rimane, la mente è ancora lucida e il sapere accumulato nel corso di mezzo secolo è ancora intatto. Si avverte che qualcosa della qualità caratteristica è venuta meno nell’opera, le trame delle colline, del torrente e delle nuvole sono troppo simili tra loro, che la magia del tocco in qualche modo è svanita. Una certa approssimazione nella tecnica denota una perdita di controllo sul mezzo espressivo. La consapevolezza della pittura a olio interferisce con il sentimento romantico e con l’incanto sensuale dell’armonia cromatica, persino con il fascino dell’effetto aereo su cui il pittore ha chiaramente concentrato il proprio sforzo. Si ha, infatti, l’impressione che i meriti formali di questa tela non siano che il guscio di ciò che avrebbe potuto realizzare con lo stesso soggetto alcuni anni prima. Ma se *Glen Orchy* fallisce dal punto di vista della realizzazione, è un fallimento splendido. Non mostra alcun compromesso con quelle forze che troppo spesso vengono invocate per trasformare tali fallimenti in quadri vendibili destinati alla classe media. Nessun espediente da studio ha potuto interrompere quella sincerità ostinata che è al tempo stesso la causa delle sue carenze e la loro redenzione. Al momento di dipingerlo – anzi, già da molti mesi prima – si trovava in uno stato di salute estremamente precario. Nell’inverno del 1893-94 a un attacco di influenza seguì un’infiammazione ai polmoni. In una lettera scritta a un amico a gennaio, fa riferimento a questa malattia; menziona anche il fatto di essere uscito in una fitta nebbia per partecipare a una cena del consiglio alla Royal Academy mentre era ancora in convalescenza. A quanto pare, questa impresa un po’ avventata non comportò conseguenze negative. Il luglio successivo, lui e sua figlia accompagnarono l’amico signor Gossage in una breve crociera sullo yacht di quest’ultimo, il Solyst. Navigarono principalmente nel basso Clyde, risalendo molti dei loch ed esplorando anche i dintorni di Arran e Bute. Lasciato lo yacht a Helensburgh, proseguirono per Dalmally, dove trascorsero cinque settimane; Moore si dedicò a qualche schizzo – in particolare allo studio a olio per il *Glen Orchy* – e fece alcune visite ad amici in quella zona del paese. Tornarono a sud via mare da Glasgow. Un brillante piccolo paesaggio marino ad acquerello è l’unico ricordo artistico che ci ha lasciato di quest’ultimo viaggio, e l’intero viaggio sembra aver avuto come obiettivo principale il recupero della salute piuttosto che altro. Moore morì mentre il dipinto era esposto alla Royal Academy. Le numerose recensioni che questo dipinto molto moderno suscitò nelle cronache giornalistiche della RA di quell’anno furono per lo più favorevoli; ne è un esempio caratteristico il seguente: «Il signor Henry Moore presenta una scena montuosa e selvaggia, *Glen Orchy – Tempesta in arrivo*, che, per la raffinatezza del disegno paesaggistico, la verosimiglianza e l’impressionante grandiosità dell’effetto, non ha eguali in tutta la collezione» (*Globe*, 4 maggio 1895).»

Testo tradotto da DeepL.
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Dipinti e opere su carta del XIX secolo
mercoledì 4 novembre
11:30 AM
Donnington Priory
RG14 2JE Newbury, Regno Unito

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