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‡ SCUOLA FRANCESE (XIX SECOLO) SOLDATO AFRICANO IN BIANCO Olio su tela 72 x 60 cm (28¼ x 23½ pollici)Un giovane guerriero o cacciatore abissino tiene in equilibrio una lancia di bambù sulla spalla sinistra, mentre il bordo di un grande scudo rotondo, noto come tafa o gasha, spunta da dietro il giovane. Egli guarda verso destra con aria malinconica, come se osservasse qualcosa proprio alle spalle dello spettatore. Il caratteristico scialle bianco drappeggiato attorno al collo è uno shamma, indumento tipico dell’Etiopia e di altre regioni dell’Africa orientale che un tempo facevano parte dell’Impero abissino, in particolare la Somalia e l’Eritrea. Lo sfondo raffigura un paesaggio collinare al crepuscolo. L’abilità dell’artista è particolarmente evidente nella resa della luce e dei riflessi, come sulle delicate unghie e sul bianco degli occhi. Non è chiaro se questo ritratto sia stato dipinto dal vero, sia in Africa orientale che in Europa, oppure da un disegno. Il XIX secolo fu un periodo caratterizzato da una forte presenza occidentale in tutta l’Africa, in particolare di inglesi, francesi e italiani, che alla fine colonizzarono l’Abissinia. Gli artisti spesso accompagnavano le spedizioni coloniali europee, e questo dipinto potrebbe essere il risultato di tale esperienza.Henry Salt, ad esempio, accompagnò una missione commerciale britannica in Etiopia nel 1810 e ne documentò il paesaggio (si veda, ad esempio, l’opera conservata al Victoria & Albert Museum di Londra). (1) Quando l’Italia entrò nella corsa all’Africa nella seconda metà del secolo, gli artisti italiani iniziarono a produrre illustrazioni. (2) Nel XIX secolo numerosi artisti si avvalnero di modelli di colore. I più famosi furono Joseph, nato ad Haiti, che posò per artisti del calibro di Vernet e Géricault (si veda, ad esempio, *Studio del modello Joseph* al Getty Museum, n. di inventario), Laure, che posò per Manet (vedi), Angelo Soliman, un cortigiano di colore in Austria, ritratto da Johann Nepomuk Steiner, e l’attore Ira Aldridge. Una terza possibilità è che il dipinto sia stato copiato da un libro o da un’incisione. In Europa fu pubblicata tanta letteratura sull’Abissinia che è possibile che un artista europeo abbia dipinto quest’opera basandosi su un’immagine stampata. Il marinaio e viaggiatore Théophile Lefebvre scrisse un resoconto dei suoi viaggi in Abissinia che contiene illustrazioni di uomini in abiti simili. In particolare, un’illustrazione di Balgadda Araya, capo della provincia di Enderta, presenta una somiglianza particolare con il nostro soggetto. (3) Il disegno è stato realizzato sulla base di una descrizione piuttosto che dal vero, quindi è improbabile che sia accurato. Tuttavia, è stato riprodotto in diverse pubblicazioni, tra cui *Great African Travellers* di H. G. Kingston, dove il personaggio è stato identificato come «Susi», il compagno di viaggio dell’Africa centrale del dottor Livingstone. (4)[1] Derillo, Eyob. «Henry Salt and the Highlands of Ethiopia (Abyssinia)», British Library Asian and African Studies Blog, consultato online all’indirizzo https://blogs.bl.uk/asian-and african/2015/12/henry-salt-and-the-highlands-of-ethiopia-abyssinia.html il 05/06/2025; cfr. Salt, Henry. *A Voyage to Abyssinia*… Londra: W. Bulmer, 1814.[2] Cfr., ad esempio, Passini, Lazzaro. Usi e costumi dell’Abissinia e dei dintorni di Massaua. Milano: Antonio Vallardi, 1890.[3] Cfr. Lefebvre, Théophile. *Voyage en Abyssinie, effectué pendant les années 1839, 1840, 1841, 1842, 1843*. Parigi: Arthus Bertrand.[4] Kingston, William Henry Giles. Grandi viaggiatori africani: da Mungo Park a Livingstone e Stanley. Londra: Routledge, 1874, p. 506 ‡ Indica che il lotto viene venduto in regime di importazione temporanea e che è dovuta l’IVA all’importazione all’aliquota ridotta (attualmente del 5%) calcolata sul prezzo di aggiudicazione.
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