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MARIANO ROSSI (ITALIANO 1731-1807) FLORA TRIONFANTE Olio su tela, tondo 279 x 270 cm (109¾ x 106¼ pollici)Provenienza: secondo la tradizione, Palazzo Donn’Anna, Napoli; Villa Lucia, Napoli; collezione privata, Regno Unito. Mariano Rossi (1731-1807) fu un pittore siciliano che si formò a Palermo con l’artista locale Filippo Randazzo (c. 1692-1744), poi a Napoli nella bottega di Francesco Solimena (1657-1747) e infine a Roma sotto la guida dell’influente Marco Benefial (1684-1764) [1]. Ben presto riconosciuto per la sua abilità nel disegno, Rossi fu eletto membro dell’Accademia di San Luca nel 1766. Rossi era molto richiesto e ottenne prestigiose commissioni in tutta Italia. Molte di queste erano commissioni ecclesiastiche, in particolare per le chiese di Santa Maria in Aracoeli e San Giuseppe alla Lungara, nonché per la Cattedrale di Palermo. Si dice che l’illustre mecenate, il cardinale Alessandro Albani (1692–1779), raccomandò Rossi a Carlo Emanuele III (1701–1773), re di Sardegna e duca di Savoia, il quale lo chiamò per realizzare una serie di affreschi per la Reggia di Torino. Le sue opere adornano anche la Reggia di Caserta, e forse le più note tra quelle di Rossi sono quelle conservate a Palazzo Barberini e alla Galleria Borghese. Il salone d’ingresso della Galleria Borghese è denominato «Sala Mariano Rossi» in onore dello straordinario affresco che ne decora la volta. Sin dalla sua realizzazione alla fine del XVIII secolo, è stato lodato come uno dei migliori esempi della grande tradizione della pittura a soffitto italiana [2]. Uno scrittore contemporaneo affermò che l’affresco «assicura al suo autore un posto di rilievo tra gli artisti che sono diventati i più celebri nel campo della pittura» [3]. Più recentemente, gli storici dell’arte hanno considerato Rossi uno degli ultimi artisti a incarnare appieno lo splendore dello stile barocco [4].L’eccezionale padronanza delle proporzioni e della luce da parte di Rossi è evidente in questo grande tondo, che, secondo quanto si dice, era precedentemente esposto a Palazzo Donn’Anna e poi a Villa Lucia, entrambi a Napoli, prima di entrare a far parte di una collezione privata nel Regno Unito. In questa composizione drammatica, una figura femminile di spicco è seduta sulle nuvole, circondata da putti e assistita da una figura maschile che le pone una corona di fiori sul capo. Sebbene la figura femminile venga incoronata e la figura alata abbattuta nell’angolo in basso a sinistra sembri un angelo caduto, la scena non corrisponde ad alcuna rappresentazione tradizionale dell’Incoronazione della Vergine, poiché priva di una chiara iconografia cristiana. La scena è invece allegorica o mitologica. La figura femminile potrebbe personificare un ideale astratto, come la Virtù, che, esaltata e celebrata, trionfa sull’oscuro Vizio, oppure, più probabilmente, rappresenta Flora, la dea dei fiori. Poiché Flora è associata alla fertilità e alla crescita, qui potrebbe essere raffigurata mentre trionfa sulla desolazione, sull’oscurità dell’inverno e sulla sterilità. La figura caduta potrebbe simboleggiare il ritiro dell’inverno, in contrasto con la vivacità e la vitalità di Flora. Nonostante il dito puntato, la sua posa è rilassata e aggraziata, e appare elegantemente vestita con abiti fluenti dai toni tenui e smorzati di blu e rosa. I putti sono vivaci e giocosi tra le nuvole vorticose e reggono fiori, che evocano i temi della primavera, della bellezza e della fioritura della vita. La figura maschile alata che la sovrasta è forse Zefiro, il dio del vento occidentale, che secondo la mitologia romana era l’amante di Flora e la aiutava nel suo ruolo di portatrice della primavera. Rossi ha sapientemente utilizzato linee curve e diagonali per creare movimento e far sembrare che le figure ruotino a spirale e si librino in volo. L’ampiezza delle sue pennellate e l’uso dello scorcio creano inoltre profondità e un’impressionante prospettiva atmosferica nello sfondo arioso, e questo senso di spazio coinvolge lo spettatore nell’azione e infonde energia alla scena.Desideriamo ringraziare il professor Riccardo Lattuada dell’Università degli Studi della Campania per aver confermato l’attribuzione sulla base delle immagini.[1] C. Paul, «Mariano Rossi’s Camillus Fresco in the Borghese Gallery», The Art Bulletin, 74 (1992), 301.[2] Ibid., 297.[3] Memorie per le belle arti, Roma: Stamperia Pagliarini, 1785, p. 188.[4] A. Blunt, Guide to Baroque Rome, Londra e Granada, 1982, p. 212. Relazione sullo stato di conservazione: Dimensioni con cornice: 285 cm (112 ½ pollici) di diametro
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