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8 - SCUOLA INGLESE (FINE DEL XVI SECOLO)RITRATTO DI UNA DONNA E DI UN RAGAZZO, TRADIZIONALMENTE IDENTIFICATI COME ELIZABETH THROCKMORTON E SUO FIGLIO, WALTER. Olio su tavola. Datato «1591» con l’età della ritratta indicata come «aetas 22» (angolo in alto a sinistra); l’età del bambino è indicata come «aetas 3» (in basso a sinistra) 92,5 x 73 cm (36¼ x 28½ pollici)Il presente ritratto è stato tradizionalmente identificato come quello di Elizabeth «Bess» Throckmorton (1565 – c. 1647), dama di compagnia della camera privata di Elisabetta I, che cadde in disgrazia presso la regina in seguito al suo matrimonio clandestino con Sir Walter Raleigh. Si ritiene che il ragazzo sia il loro secondo figlio, Walter «Wat» Raleigh (1593–1616), morto durante una delle spedizioni del padre lungo il fiume Orinoco.Una fotografia in bianco e nero conservata nell’Archivio Heinz mostra un ritratto simile di una dama senza il bambino, anch’essa «chiamata Elizabeth Throckmorton», che fu donata alla National Portrait Gallery dalla Albemarle Gallery nel 1932. I corpetti e le maniche ricamati in seta nera e lino bianco nelle due versioni sono straordinariamente simili nei motivi a volute di nocciole, tralci e fragole; è molto probabile che i due ritratti siano stati dipinti uno accanto all’altro nello stesso studio. L’abito della modella sarebbe stato di moda intorno ai primi anni Novanta del XVI secolo e può essere paragonato a un ritratto di Amy Grundon del 1590, opera di autore sconosciuto, nonché a un ritratto di Elisabetta I datato allo stesso anno, conservato al Jesus College di Oxford.[1] Infatti, il ricamo sulle maniche della versione di Albemarle è utilizzato per illustrare la pubblicazione di Janet Arnold sull’inventario di Stowe relativo all’abbigliamento di Elisabetta I, il che avvalora la datazione intorno al 1590.[2] La fine del XVI secolo vide un notevole aumento della popolarità dei tessuti bianchi e neri, una tendenza strettamente legata alla celebrazione pubblica della verginità da parte di Elisabetta I; un cambiamento politico e iconografico che si consolidò a metà degli anni Ottanta del XVI secolo, una volta che divenne chiaro che sarebbe rimasta nubile.[3] Per Elisabetta il bianco simboleggiava la verginità e la purezza, mentre il nero rappresentava la costanza. I ritratti dell’epoca mostrano cortigiani sia maschi che femmine che indossano questi colori come forma di adulazione, e alcuni esperti li hanno interpretati come segno di vicinanza al monarca. La figura del ragazzo è opera di una mano diversa e più esperta rispetto a quella della dama, e sembra inoltre essere di dimensioni leggermente maggiori. Allo stesso modo, il suo abbigliamento sembra risalire a un’epoca leggermente successiva. Se confrontato con il ritratto di Albemarle, la finitura incompiuta delle maniche ricamate della dama, del corpetto, del collare e dei polsini, nonché l’insolita assenza di ornamenti sulla parte anteriore, potrebbero spiegare perché un’altra mano possa essere intervenuta in un secondo momento. È interessante notare che il “figlio” rimase probabilmente nascosto per quattro secoli, fino a quando il dipinto non fu sottoposto a pulizia negli anni ’60 su richiesta del capitano Lonsdale, rivelando per la prima volta gli occhi del ragazzo. Quando la regina Elisabetta I scoprì il matrimonio segreto celebrato senza il suo permesso, sia Sir Walter che Lady Elizabeth Throckmorton furono fatti prigionieri. Il loro tentativo di nascondere il ragazzo alla corte reale non era andato a buon fine. Il significato del frutto mezzo mangiato, una mela o una pera, nella mano del ragazzo non ha una chiara tradizione nella pittura inglese. I bambini nei ritratti di questo periodo, specialmente quelli provenienti dai Paesi Bassi, spesso reggono della frutta, ma di solito questa rimane intatta per simboleggiare la purezza dell’infanzia. Una curiosa coppia di miniature ritrattistiche inglesi di Isaac Oliver, datate al 1590, mostra una bambina (di 4 anni) che tiene in mano una mela senza sorridere, mentre l’altra (di 5 anni) sorride mentre tiene in mano un garofano.[4] Nella tradizione cristiana, la mela era associata alla Caduta dell’Uomo e quindi alla conoscenza; il garofano simboleggiava la Vergine Maria. Non è tuttavia chiaro perché un’interpretazione soteriologica possa essere appropriata per questi due ritratti infantili. Più in generale, le mele potrebbero indicare la cura e l’educazione di un bambino, mentre un ritratto successivo di un ragazzo con una mela addentata, opera di Cesar Boetius van Everdingen (1664), è stato interpretato come rappresentazione dell’assimilazione della conoscenza. La pera, dal canto suo, è stata utilizzata per simboleggiare l’Albero della Vita, la fertilità, la Vergine con il Bambino e, di conseguenza, l’amore materno.[5] Sebbene l’inclusione di questo motivo nel contesto inglese si presti a un’interpretazione non univoca, potrebbe benissimo alludere al rapporto che l’artista successivo desiderava creare tra la Signora e il suo «figlio».Ringraziamo la prof.ssa Karen Hearn per l’assistenza fornita nella catalogazione di questo dipinto[1] Cfr. J. Ashelford, Dress in the Age of Elizabeth I, Londra, 1988, p. 34, fig. 19[2] J. Arnold (a cura di), Queen Elizabeth’s Wardrobe Unlock’d, Oxon, 1988, p. 274, fig. 362[3] C. L. Howey, «Dressing a Virgin Queen: Court Women, Dress, and Fashioning the Image of England’s Queen Elizabeth I». Early Modern Women, vol. 4, autunno 2009, pp. 201-208[4] V&A, n. P.145-1910 e P.146-1910[5] Si veda, ad esempio, il ritratto triplo inglese dell’inizio del XVII secolo intitolato «Tre ragazze» conservato al Denver Art Museum (n. 2021.30) o il «Ritratto di un ragazzo… con una mela Redcurrant» della scuola anglo-olandese (circa 1623-1625)

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SCUOLA INGLESE (FINE DEL XVI SECOLO)RITRATTO DI UNA DONNA E DI UN RAGAZZO, TRADIZIONALMENTE IDENTIFICATI COME ELIZABETH THROCKMORTON E SUO FIGLIO, WALTER. Olio su tavola. Datato «1591» con l’età della ritratta indicata come «aetas 22» (angolo in alto a sinistra); l’età del bambino è indicata come «aetas 3» (in basso a sinistra) 92,5 x 73 cm (36¼ x 28½ pollici)Il presente ritratto è stato tradizionalmente identificato come quello di Elizabeth «Bess» Throckmorton (1565 – c. 1647), dama di compagnia della camera privata di Elisabetta I, che cadde in disgrazia presso la regina in seguito al suo matrimonio clandestino con Sir Walter Raleigh. Si ritiene che il ragazzo sia il loro secondo figlio, Walter «Wat» Raleigh (1593–1616), morto durante una delle spedizioni del padre lungo il fiume Orinoco.Una fotografia in bianco e nero conservata nell’Archivio Heinz mostra un ritratto simile di una dama senza il bambino, anch’essa «chiamata Elizabeth Throckmorton», che fu donata alla National Portrait Gallery dalla Albemarle Gallery nel 1932. I corpetti e le maniche ricamati in seta nera e lino bianco nelle due versioni sono straordinariamente simili nei motivi a volute di nocciole, tralci e fragole; è molto probabile che i due ritratti siano stati dipinti uno accanto all’altro nello stesso studio. L’abito della modella sarebbe stato di moda intorno ai primi anni Novanta del XVI secolo e può essere paragonato a un ritratto di Amy Grundon del 1590, opera di autore sconosciuto, nonché a un ritratto di Elisabetta I datato allo stesso anno, conservato al Jesus College di Oxford.[1] Infatti, il ricamo sulle maniche della versione di Albemarle è utilizzato per illustrare la pubblicazione di Janet Arnold sull’inventario di Stowe relativo all’abbigliamento di Elisabetta I, il che avvalora la datazione intorno al 1590.[2] La fine del XVI secolo vide un notevole aumento della popolarità dei tessuti bianchi e neri, una tendenza strettamente legata alla celebrazione pubblica della verginità da parte di Elisabetta I; un cambiamento politico e iconografico che si consolidò a metà degli anni Ottanta del XVI secolo, una volta che divenne chiaro che sarebbe rimasta nubile.[3] Per Elisabetta il bianco simboleggiava la verginità e la purezza, mentre il nero rappresentava la costanza. I ritratti dell’epoca mostrano cortigiani sia maschi che femmine che indossano questi colori come forma di adulazione, e alcuni esperti li hanno interpretati come segno di vicinanza al monarca. La figura del ragazzo è opera di una mano diversa e più esperta rispetto a quella della dama, e sembra inoltre essere di dimensioni leggermente maggiori. Allo stesso modo, il suo abbigliamento sembra risalire a un’epoca leggermente successiva. Se confrontato con il ritratto di Albemarle, la finitura incompiuta delle maniche ricamate della dama, del corpetto, del collare e dei polsini, nonché l’insolita assenza di ornamenti sulla parte anteriore, potrebbero spiegare perché un’altra mano possa essere intervenuta in un secondo momento. È interessante notare che il “figlio” rimase probabilmente nascosto per quattro secoli, fino a quando il dipinto non fu sottoposto a pulizia negli anni ’60 su richiesta del capitano Lonsdale, rivelando per la prima volta gli occhi del ragazzo. Quando la regina Elisabetta I scoprì il matrimonio segreto celebrato senza il suo permesso, sia Sir Walter che Lady Elizabeth Throckmorton furono fatti prigionieri. Il loro tentativo di nascondere il ragazzo alla corte reale non era andato a buon fine. Il significato del frutto mezzo mangiato, una mela o una pera, nella mano del ragazzo non ha una chiara tradizione nella pittura inglese. I bambini nei ritratti di questo periodo, specialmente quelli provenienti dai Paesi Bassi, spesso reggono della frutta, ma di solito questa rimane intatta per simboleggiare la purezza dell’infanzia. Una curiosa coppia di miniature ritrattistiche inglesi di Isaac Oliver, datate al 1590, mostra una bambina (di 4 anni) che tiene in mano una mela senza sorridere, mentre l’altra (di 5 anni) sorride mentre tiene in mano un garofano.[4] Nella tradizione cristiana, la mela era associata alla Caduta dell’Uomo e quindi alla conoscenza; il garofano simboleggiava la Vergine Maria. Non è tuttavia chiaro perché un’interpretazione soteriologica possa essere appropriata per questi due ritratti infantili. Più in generale, le mele potrebbero indicare la cura e l’educazione di un bambino, mentre un ritratto successivo di un ragazzo con una mela addentata, opera di Cesar Boetius van Everdingen (1664), è stato interpretato come rappresentazione dell’assimilazione della conoscenza. La pera, dal canto suo, è stata utilizzata per simboleggiare l’Albero della Vita, la fertilità, la Vergine con il Bambino e, di conseguenza, l’amore materno.[5] Sebbene l’inclusione di questo motivo nel contesto inglese si presti a un’interpretazione non univoca, potrebbe benissimo alludere al rapporto che l’artista successivo desiderava creare tra la Signora e il suo «figlio».Ringraziamo la prof.ssa Karen Hearn per l’assistenza fornita nella catalogazione di questo dipinto[1] Cfr. J. Ashelford, Dress in the Age of Elizabeth I, Londra, 1988, p. 34, fig. 19[2] J. Arnold (a cura di), Queen Elizabeth’s Wardrobe Unlock’d, Oxon, 1988, p. 274, fig. 362[3] C. L. Howey, «Dressing a Virgin Queen: Court Women, Dress, and Fashioning the Image of England’s Queen Elizabeth I». Early Modern Women, vol. 4, autunno 2009, pp. 201-208[4] V&A, n. P.145-1910 e P.146-1910[5] Si veda, ad esempio, il ritratto triplo inglese dell’inizio del XVII secolo intitolato «Tre ragazze» conservato al Denver Art Museum (n. 2021.30) o il «Ritratto di un ragazzo… con una mela Redcurrant» della scuola anglo-olandese (circa 1623-1625)

Testo tradotto da DeepL.
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