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LYNN CHADWICK (1914–2003) Uomo con cilindro e Donna con cilindro, 1968 bronzo edizione 1/4 Altezza: rispettivamente 232 cm e 237 cm Ideate nel 1968, le presenti sculture fanno parte di un’edizione di quattro esemplari. PROVENIENZA: Successione dell’artista Finartis Kunsthandels AG, Svizzera Collezione privata BIBLIOGRAFIA: D. Farr e E. Chadwick, Lynn Chadwick, Sculptor: With a Complete Illustrated Catalogue 1947–2005, Lund Humphries, Londra, 2006, nn. 570 e 571, p. 258 (altri calchi illustrati). ESPOSTE: Osborne Samuel Gallery, Londra, 2004 (illustrate). High Hat Man e High Hat Woman, due sculture monumentali in bronzo, furono concepite nel 1968, al culmine della maturità artistica di Lynn Chadwick. La coppia riflette il costante interesse dell’artista per la figura umana e il rapporto tra le forme. La figura maschile, con il suo torso ampio e rettangolare, contrasta con quella femminile, più snella e allungata, caratterizzata dal collo stretto, dalle gambe più lunghe e dal seno e dall’addome modellati con delicatezza. Entrambi indossano distintivi cappelli alti dalle forme geometriche. I loro corpi spigolosi e gli arti allungati riducono la figura umana a poche forme geometriche essenziali, mentre le differenze di postura e proporzioni suggeriscono una relazione psicologica tra i due. Chadwick coglie un senso sfuggente di «atteggiamento» attraverso il sottile gioco delle loro forme. Evocando gli archetipi junghiani del maschile e del femminile, la coppia riflette l’esplorazione di Chadwick delle coppie in piedi, sedute e sdraiate, un tema ricorrente nella sua opera a partire dalla metà degli anni ’50. Il metodo di Chadwick era istintivo e sperimentale. Sviluppava le sue sculture direttamente in tre dimensioni, generalmente senza disegni preparatori; questo metodo di lavoro era simile ai principi artistici dell’automatismo, dell’arte informale e dell’Espressionismo Astratto. Le forme emergevano attraverso la costruzione piuttosto che da un progetto prestabilito. Saldava barre d’acciaio in strutture aperte, un processo che descriveva come «disegnare con barre d’acciaio», prima di applicare lo Stolit, un composto di gesso e limatura di ferro, per creare superfici che potevano essere levigate o lasciate ruvide. I modelli venivano successivamente fusi in bronzo. Sebbene si trattasse di un processo costoso e tecnicamente complesso, che rendeva particolarmente impegnativa la produzione di sculture di tali dimensioni, il bronzo finì per dominare la sua pratica artistica dalla fine degli anni ’50 in poi. Chadwick considerava il colore una potenziale distrazione, preferendo gli effetti della patina, la texture superficiale e, occasionalmente, le sfaccettature del bronzo lucido. La sua combinazione di rigide strutture geometriche e forme organiche richiama inoltre le tendenze biomorfiche dell’astrazione del dopoguerra. Chadwick non aveva una formazione formale come scultore. Si era formato come disegnatore tecnico edile e aveva lavorato in studi di architettura prima di dedicarsi alla scultura. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua collaborazione con l’architetto Rodney Thomas lo spinse ai primi esperimenti con i mobili, in un’epoca in cui l’opera di Alexander Calder era ancora relativamente poco conosciuta in Gran Bretagna, come ricordò in seguito Chadwick. Nel 1950, alla ricerca delle competenze tecniche necessarie per realizzare opere di maggiori dimensioni, frequentò un corso di saldatura presso la Welding School della British Oxygen Company a Cricklewood, Londra, dove imparò a lavorare il ferro, l’acciaio, l’ottone e il rame. Successivamente, il suo lavoro si evolse dai mobili e dalle costruzioni aperte verso la scultura massiccia. Per molti anni, Chadwick si occupò personalmente di gran parte della produzione tecnica delle sue sculture; nel 1971 fondò una propria fonderia a Lypiatt Park, destinata principalmente alla realizzazione di gioielli e bronzi di piccole dimensioni. Chadwick raggiunse per la prima volta la fama internazionale nel 1952, quando espose al Padiglione britannico della XXVI Biennale di Venezia, insieme a una nuova generazione di scultori britannici legati alla celebre “Geometria della paura” di Herbert Read. Le loro forme spigolose, spesso scheletriche, riflettevano le ansie dell’Europa del dopoguerra, un contesto in cui le prime sculture di Chadwick trovarono ampio riscontro. Alla Biennale di Venezia del 1956 ricevette il Premio Internazionale di Scultura, battendo Alberto Giacometti e César, diventando così il più giovane vincitore di sempre. Nel 1964 fu nominato Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico (CBE). Concepita dodici anni dopo il suo trionfo a Venezia, la coppia di opere qui presentata riunisce la chiarezza architettonica delle sue costruzioni, la ricchezza materica dei suoi bronzi maturi e il suo costante interesse per la relazione psicologica tra le figure umane. Alti oltre due metri e combinando l’astrazione geometrica con una presenza distintamente umana, *High Hat Man* e *High Hat Woman* esemplificano il carattere monumentale ma al tempo stesso espressivo del linguaggio scultoreo maturo di Chadwick. 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