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Cerchia ristretta di Domenico Fetti, prima metà del XVII secolo "Giulio Cesare" olio su tela (42x34 cm) in un’importante cornice in legno intagliato e dorato, con restauri «Giulio Cesare» fa parte di una serie di undici ritratti a mezzo busto di imperatori romani dipinti dal Tiziano tra il 1536 e il 1540 per Federico II, duca di Mantova. Ispirati alle «Vite dei Cesari» di Svetonio, i ritratti figuravano tra le opere più note di Tiziano ed erano originariamente esposti in una sala di nuova realizzazione nel Palazzo Ducale di Mantova. Bernardino Campi aggiunse un dodicesimo ritratto nel 1562. I dipinti subirono un destino infausto: venduti a Carlo I d’Inghilterra nel 1627-28, passarono successivamente in Spagna, dove andarono distrutti nell’incendio che devastò l’Alcázar nel 1734. L’intera serie è nota grazie alle incisioni realizzate da Aegidius Sadeler (Anversa, 1570 – Praga, 1629) durante il suo soggiorno a Mantova tra il 1593 e il 1594. Tutte e ventiquattro le stampe, insieme ai ritratti delle dodici imperatrici, furono acquisite e ristampate da Marcus Sadeler intorno al 1640, il quale le ritoccò e le incise nuovamente. Domenico Fetti copiò il ritratto di Domiziano realizzato da Campi nel 1616-17 (Milantoni, 1997). Quando nel 1627 fu decisa la vendita della serie, potrebbe essere stata concepita una nuova serie per commemorare l’impresa presso il palazzo dei Gonzaga. La presente piccola tela potrebbe costituire una testimonianza di tale progetto. Fetti si trovava già a Venezia dal 1621 e affidò l’opera alla sua ristretta cerchia di collaboratori, tra i quali sua figlia Lucrina ricopriva un ruolo di primo piano. Tuttavia, non si può escludere il suo coinvolgimento diretto, data l’elevata qualità del dipinto e la fluida combinazione tra la pennellata rubensiana e il colore veneziano, caratteristica delle sue opere del periodo veneziano (Safarik, 1991). Bibliografia selezionata: G. Milantoni, Fetti Domenico, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 47 (1997). Eduard A. Safarik, Fetti. L’opera completa, Mondadori Electa, 1991. Filippo M. Ferro Ringraziamo il professor Filippo Maria Ferro per l’attribuzione, effettuata sulla base di una fotografia digitale ad alta risoluzione. IT Cerchia stretta di Domenico Fetti, prima metà del XVII secolo «Giulio Cesare» olio su tela (cm 42x34) in importante cornice in legno intagliato e dorato (restauri) Giulio Cesare fa parte di una serie di undici ritratti a mezzo busto di imperatori romani realizzati da Tiziano nel 1536-40 per Federico II, duca di Mantova. Erano tra le sue opere più note, ispirate alle Vite dei Cesari di Svetonio: in origine erano ospitate in una nuova sala all’interno del Palazzo Ducale di Mantova. Bernardino Campi aggiunse un dodicesimo ritratto nel 1562. I dipinti subirono una sorte infausta: dopo essere stati venduti a Carlo I d’Inghilterra nel 1627-28, passarono in seguito in Spagna, dove andarono distrutti nell’incendio dell’Alcázar avvenuto nel 1734. L’intera serie è nota grazie alle incisioni realizzate da Aegidius Sadeler (Anversa, 1570 – Praga, 1629) durante il suo soggiorno a Mantova tra il 1593 e il 1594. Tutte le ventiquattro stampe, insieme ai ritratti dedicati alle dodici imperatrici, furono acquistate e ristampate da Marcus Sadeler intorno al 1640 e sicuramente furono da lui restaurate e reincise. Domenico Fetti copiò il Domiziano di Campi nel 1616-1617 (Milantoni, 1997). Quando nel 1627 si decise la vendita, fu forse programmata una serie che ricordasse l’impresa nel Palazzo dei Gonzaga. La nostra piccola tavola è forse la testimonianza di tale progetto: Fetti era già a Venezia dal 1621 e faceva parte della cerchia ristretta (in cui la figlia Lucrina ricopriva un ruolo di primo piano), e tuttavia non si può escludere un suo intervento, come dimostrano l’alta qualità e la scioltezza nel coniugare lo stile rubensiano e la cromaticità veneziana tipica delle sue opere lagunari (Safarik, 1991). Bibliografia di riferimento: G. Milantoni, Fetti Domenico, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 47 (1997) Eduard A. Safarik, Fetti. L’opera completa, Mondadori Electa 1991 Filippo M. Ferro Si ringrazia il professor Filippo Maria Ferro per l’attribuzione formulata sulla base della fotografia digitale in alta definizione.
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