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Il Ponte

396 - Veduta del Palazzo Yelagin, micromosaico su pasta di vetro nera. San Pietroburgo, 1822–1825 circa. Incorniciato in bronzo dorato con profilo a palmette e pinnacolo traforato a forma di nastro (8x13 cm; dimensioni complessive 15x13 cm) (presenta difetti).

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Veduta del Palazzo Yelagin, micromosaico su pasta di vetro nera. San Pietroburgo, 1822–1825 circa. Incorniciato in bronzo dorato con profilo a palmette e pinnacolo traforato a forma di nastro (8x13 cm; dimensioni complessive 15x13 cm) (presenta difetti). Bibliografia F. Leone (a cura di), Pittura in Mosaico, Roma, Alessandra Di Castro, 2023, cat. 26, p. 92. Il nostro micromosaico raffigura la residenza imperiale di Yelagin sul delta della Neva, nei pressi di San Pietroburgo, costruita nel 1822 dall’architetto russo di origine italiana Carlo Rossi e utilizzata come palazzo estivo durante il regno di Alessandro I. Due versioni dello stesso soggetto attribuite a Wekler sono conservate all’Ermitage (figg. I, III), basate su una litografia di Karl Beggrow (1799–1875), rispetto alla quale presentano alcune variazioni. Rispetto alle altre due versioni note, realizzate a partire dal 1822 su commissione diretta dello zar, il presente lotto presenta una variante significativa: lo stendardo recante l’aquila bicipite su campo bianco, segno distintivo che indica la presenza del sovrano. Formatosi artisticamente a San Pietroburgo, Wekler fu allievo di Domenico Moglia (1780–1851), che si trovava in Russia dal 1812. Si trasferì a Mosca con Moglia e compì il suo primo viaggio a Roma, ma la sua esperienza formativa più significativa avvenne tra il 1834 e il 1837 durante il suo secondo viaggio a Roma. Questo viaggio lo portò a entrare in contatto con la Scuola di Mosaici del Vaticano e con Michelangelo Barberi (1787–1867), che era già ben noto in Russia grazie a diverse visite. In quell’occasione, Wekler realizzò una copia a mosaico della Trasfigurazione di Raffaello, un’opera ora riscoperta che gli valse una medaglia dal Papa e che fu in seguito acquistata dallo zar. Al suo ritorno in Russia nel 1838, gli fu conferito il titolo di Mosaicista di Sua Maestà Imperiale con uno stipendio di 3.000 rubli all’anno, una carica che gli permise di lavorare sia per la corte che per commissioni private, contribuendo al contempo alla creazione del dipartimento di mosaico presso l’Accademia Imperiale. Istituito nel 1845, questo dipartimento aveva il compito di completare la decorazione della Cattedrale di Sant’Isacco, modellata sulla Basilica di San Pietro a Roma. L’opera di Wekler può essere considerata l’anello di congiunzione tra l’istituzione accademica fondata nel 1845 presso la Cattedrale di Sant’Isacco e l’opera di Mikhail Vasilyevich Lomonosov (1711–1765). Il celebre scienziato, linguista e artista è considerato una sorta di Leonardo da Vinci russo per il suo contributo al progresso culturale del suo Paese, ed è stato anche il pioniere della moderna produzione russa di mosaici, avendo fondato nel 1763 una fabbrica che fu la prima del suo genere al di fuori dell’Italia. Letteratura comparata J. Hanisee Gabriel, et al. Micromosaics. Londra: Philip Wilson in collaborazione con The Gilbert Collection, 2000, p. 42 R. Grieco, Micromosaici Romani, Roma: Gangemi, 2008, p. 314 D. Lazarevskaya, «Micromosaici di Georg Ferdinand Wekler dalla collezione del Museo Statale dell’Ermitage», Reviews on Glass - ICOM Glass, 8, 2020, pp. 13–21 (con bibliografia precedente) IT Georg Ferdinand Wekler (Riga, 1800 - San Pietroburgo, 1861) Veduta del palazzo di Elagin, micromosaico su pasta vitrea nera. San Pietroburgo, 1825 circa. Montato in cornice in bronzo dorato con profilo a palmette e cimasa traforata a nastro (cm 8x13; cm tot 15x13) (difetti) Bibliografia: F. Leone (a cura di), Pittura in Mosaico, Roma, Alessandra Di Castro, 2023, cat. 26, pag. 92 Il nostro micromosaico raffigura la residenza imperiale di Elagin, sul delta della Neva nei pressi di San Pietroburgo, costruita nel 1822 dall’architetto italiano naturalizzato russo Carlo Rossi e utilizzata come palazzo d’estate durante il regno di Alessandro I. Di questo stesso soggetto esistono all’Ermitage due versioni attribuite a Wekler (figg. I, III), basate su una litografia di Karl Beggrow (1799-1875) rispetto alla quale presentano alcune differenze. Rispetto alle altre due versioni note, realizzate a partire dal 1822 su commissione diretta dello zar, quella qui presentata presenta una variante significativa: lo stendardo con l’aquila bicipite su campo bianco, segno distintivo della presenza del sovrano. Formatosi artisticamente a San Pietroburgo, Wekler fu allievo di Domenico Moglia (1780-1851), che si trovava in Russia dal 1812. Con questi si trasferì a Mosca e compì il primo viaggio a Roma, ma è tra il 1834 e il 1837 che si colloca la sua esperienza formativa forse più significativa: il secondo viaggio a Roma, che gli permise di entrare in contatto con lo Studio del Mosaico Vaticano e con Michelangelo Barberi (1787-1867), già ben noto in Russia, dove si era recato in diverse occasioni. In questa occasione Wekler realizzò una copia musiva della Trasfigurazione di Raffaello, mosaico oggi rintracciato che gli valse la consegna di una medaglia da parte del papa e che fu poi acquistato dallo zar. Nel 1838, al ritorno in patria, fu insignito del titolo di Mosaicista di Sua Maestà Imperiale con uno stipendio di 3.000 rubli all’anno

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

Mobili e dipinti dei grandi maestri del passato
mercoledì 28 ottobre
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