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TIBET - XIX secolo Piastra di un insieme di “Quattro Specchi” (me long bzhi) in acciaio e rame argentato e dorato, con il bordo decorato a sbalzo conun fregio di nuvole e fiamme che si intrecciano con motivi di buon auspicio, l’offerta dei cinque sensi e dei tre gioielli (dkon mchog gsum), e con intarsi di turchese e quattro cabochon di turchese e corallo a forma di fiorellini. Il centro è decorato con un’applicazione raffigurante la sillaba (bija) hrih in tibetano. Diametro: 26,5 cm. Base Provenienza: - Spink & Son Ltd., Londra, 1999 - Christie's, New York, 25 marzo 2004, lotto 78 - Collezione Ian Triay Mostre: - Monasterios y lamas del Tibet, Fundación "La Caixa", Madrid, nov. 2000 - gen. 2001 - Rituali tibetani: Visioni segrete del V° Dalai Lama, Parigi, MNAAG-Guimet, novembre 2002 - febbraio 2003 Riferimenti: - D. Ashecaen, G. Leonov, *Visions of Perfect Worlds: Buddhist Art from the Himalayas*, Spink & Son Ltd., Londra, 1999, p. 77, n. 45 - R. Thurman, D. Weldon, Sacred Symbols - The Ritual Art of Tibet, Sotheby's e Rossi & Rossi, New York, 1999, p. 101, n. 45 - R. Prats, et al., Monasterios y lamas del Tibet, Madrid, Fundación «La Caixa», 2000, p. 110, n. 35 - N. Bazin, Rituels tibétains : Visions secrètes du Ve Dalaï Lama, Parigi, MNAAG-Guimet, 2002, p. 172, n. cat. 149 - Himalayan Art Resources, n. art. 205021 Gli specchi oracolari (me long) occupano un posto importante nelle pratiche divinatorie del buddismo tibetano. Utilizzati durante le trance di possessione, accompagnano gli oracoli investiti dalle divinità protettrici e partecipano alla mediazione tra il mondo umano e quello soprannaturale. Questo straordinario specchio è testimonianza di un raffinato lavoro di oreficeria. Il suo bordo in rame dorato raffigura una muraglia di fiamme ed è impreziosito da cabochon di corallo e turchese. La parte superiore è ornata da un gioiello che esaudisce i desideri, accompagnato da tre piccole turchesi che potrebbero evocare i Tre Gioielli del buddismo. Alla base, tre teste umane sostengono un teschio contenente un cuore, interiora e occhi. Questa offerta sanguinosa appartiene all’iconografia delle divinità protettrici (chökyong). La superficie riflettente dello specchio reca al centro la sillaba sacra Hri, associata in particolare a Pehar e alla sua emanazione Dorje Dragden, legata al monastero di Nechung, vicino a Lhasa, e che a partire dal XVII secolo divenne progressivamente un’importante divinità protettrice dei Dalai Lama. Durante queste cerimonie, lo specchio veniva posto sul petto dell’oracolo, che ne colpiva la superficie in modo ritmico con l’aiuto di un anello indossato al pollice. Al di là della sua funzione rituale, lo specchio costituisce quindi un oggetto fortemente simbolico: la sua superficie riflettente, i motivi protettivi e la presenza della sillaba sacra contribuiscono a stabilire un legame tra l’oracolo e la divinità.
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