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Edward Gordon CRAIG (1872-1966) Importante lotto di 22 lettere autografe (L.A.S.) e 8 cartoline autografe (C.A.S.) in inglese, risalenti al 1911 e indirizzate a Jurgis Kasimirovitch Baltruchaïtis (1873-1944), alcune delle quali corredate da disegni e bozzetti decorativi, in particolare per i costumi di Léon Bakst: -Lettera del 1° marzo "grande desiderio di elaborare e mettere alla prova le conclusioni a cui sono giunto. Vedi, gli attori di Mosca sono splendidi nell’interpretare la prosa della vita. Non la poesia. Sanno ragionare, non sanno sbocciare. Sanno aggrottare le sopracciglia, non sanno sciogliere la gamba. E questo potere di sbocciare, di ribollire, di riversare la loro passione rossa o bianca, solo io posso insegnarglielo. Questo è il peggio. Non dovrei insegnare sbocciando, ribollendo o riversando la mia stessa passione, perché ciò porta solo all’imitazione. Ma insegnerei loro quali parti della torta coprire con le dita, quali scoprire e quale musica NON suonare. L’arte del teatro è un’arte facile da padroneggiare quanto qualsiasi altra, ma sono necessarie determinate condizioni dell’anima, del corpo e dell’ambiente circostante. Vorrei poter scrivere tutto questo a Stanislavskij, ma non posso perché non parlo abbastanza bene il tedesco e lui non legge l’inglese. Ma è della massima importanza per lui, per me e, soprattutto, per il teatro europeo e per il * popolo europeo che lui ed io lavoriamo insieme CONTRO tutti gli altri in Europa. Dieci persone non possono riuscirci. Cinque no. Due forse. Io lo farò.” -Lettera del 10.X «Caro B. Tra dieci minuti prenderemo il tè. Che peccato che tu non sia qui per berne una tazza con una fetta di pane e marmellata. E poi chiacchierare del più e del meno: che delizia. Hai detto che vai dai medici a Berna? I medici... beh, va bene, ma vai soprattutto dal dottor Rest. E non bere caffè: dammi due delle tue tazze di caffè ogni giorno. Così te ne restano ancora dieci, perché ogni (?) è doppo. (...) Ho ancora una stanza a Parigi per te, quando ne avrai bisogno. Quando verrai a Londra? Non credo che ti renderebbe felice, ma ti stupirebbe e rideresti di quel terribile spettro, stringendo forte il bastone. È solo dopo quarant’anni che comincio a prendere confidenza con quel mostro terrificante. Come sta Georgio? Sei più tranquilla riguardo alla sua salute? E come sta la signora Baltruchaïtis? (...) La mia Inghilterra è graziosa e ordinata, persino le strade di campagna vengono potate su entrambi i lati ogni anno, così che i bordi siano ben curati e nitidi. E tutto è piccolo. Di conseguenza, le persone sono piccole dentro e ordinate fuori (a differenza di G-C, che è disordinato dentro e fuori). Mi è stato chiesto di leggere una relazione davanti alla Royal Society of Arts, un’antica istituzione. Mi sento molto «presuntuoso». -Alassio «Parliamo un attimo di questa faccenda di Mosca. Noto che il piccolo ** si firma “Direttore del Teatro d’Arte di Mosca”. È forse un altro dei «correttismi» di Thor? Sembra evidente che non vogliano che io porti a termine il lavoro che ho iniziato. Perché? Questo mi sembra poco chiaro. Qualche rublo non è certo il motivo. Penso che sia l’antica ragione: la paura. Mentre scrivo, qui infuria un temporale, con fulmini feroci e terribili, rumore e pioggia grigia. Lì le cose mi riempiono sempre di terrore. Ma come io possa riempire di terrore il cuore del caro piccolo Teatro Artistico di Mosca mi è incomprensibile. A proposito, vedo che il povero Prezolini è stato condannato. Non ho ricevuto alcuna risposta da Stanislavskij. Trovo strano che quando mi scrive e io gli rispondo, non senta più nulla finché un impiegato non mi invia la lettera di licenziamento. È esilarante. Devo forse supporre che dovrei essere contento che quel tizio non mi abbia pugnalato o versato del veleno nel tè? La paura genera qualsiasi mostruosità. Ma Stanislavsky. Stanislavsky. Non riesco a capire te e il ruolo che ricopri in tutto questo." -circa giugno 1911 "È molto strano (ed emozionante) che, quando hai lasciato Alassio, per tutti noi sia diventato tutto diverso. Non tanto il caffè, né l’albergo, né la strada, ma quel lungo tratto di sabbia sinuosa che conduceva agli scogli. E non ci andavamo più con la stessa spontaneità, e non mancavamo mai di scrutare l’orizzonte aspettandoci di vederti. Eri diventato come parte della natura, dove i silenzi sono i più eloquenti. Questo ricordo mi rende quasi capace di leggere le tue poesie, anche se non ne capisco una parola. Vorrei tanto, vorrei tanto poterle leggere davvero (...) Ti mando oggi, con un’altra spedizione, un piccolo pezzo del mio lavoro, un disegno che spero non sia loquace quanto lo sono io nelle mie lettere» -Lettera da Parigi (giugno) 1911: disegno che raffigura lui e J.K. Baltruchaïtis come briganti che si preparano a tendere un'imboscata ad Astrue, persona che dà del filo da torcere a Craig riguardo alla sua scuola. -Parigi, giugno «La mia scuola, come un uovo, giace sotto di me. Presto sentiremo il chiocciare – ed eccolo!! un’oca! Se le tue poesie sono “einzige Blumen auf der dunkel(en) und weise(n) Erde”, ne sono sorpreso, perché tu rendi la Terra multicolore e piena di luce. Quanto devono essere luminose le poesie per sembrare più luminose delle più luminose.” -24 VI, sulla busta: «Ho sentito che Stanislavsky ha perso la testa. È vero?» «Sembrava (come tanti russi) felicissimo. È proprio questo che mi piace tanto di loro. Come negli italiani. A differenza di
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