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TOBE KOFU: UN GRANDE E MAGNIFICO INRO A CINQUE Scomparti, IN LACCATO D’ORO CON INTARSI IN ORO, RAPPRESENTANTE “MARISHITEN E BISHAMONTEN” Opera di Tobe Kofu (1888-1965), firmata Kofu 公風 saku 作 Giappone, prima metà del XX secolo, periodo Showa (1926-1989) Di forma rettangolare, ampia e verticale, con sezione ovale, presenta uno sfondo kinji luminoso finemente decorato con oro, argento e tecniche iro-e takamaki-e e hiramaki-e, riccamente impreziosito da e-nashiji e kirigane dorato. Su un lato è raffigurata la divinità protettrice dei guerrieri Marishiten, realizzata in oro applicato, in sella a un cinghiale che galleggia su nuvole vorticose, mentre scaglia una freccia con le mani principali e brandisce spade con le altre. Il retro mostra Bishamonten seduto in posizione solenne su un palco circondato da tendaggi, con in mano una pagoda e una naginata appoggiata al suo fianco. L’elaborata armatura, i drappeggi fluttuanti, i motivi a volute di nuvole e i dettagli architettonici sono resi con eccezionale precisione sullo sfondo dorato brillante. Gli scomparti interni sono rifiniti in raffinato nashiji con bordi in fundame dorato. Firmato sul lato inferiore in lacca dorata: KOFU saku [realizzato da Kofu]. L’inro è accompagnato da un ojime globulare in giadeite e da un netsuke hako quadrato lobato, finemente decorato con takamaki-e dorato e foglia d’oro applicata, raffigurante una coppia di farfalle svolazzanti su uno sfondo kinji radioso. ALTEZZA 9,8 cm, LUNGHEZZA 7,3 cm LUNGHEZZA 4 cm (il netsuke) Provenienza: dalla collezione privata di Alan e Simone Hartman, New York, Stati Uniti. Alan Hartman (1930-2023) è stato un influente mercante d’arte americano, che rilevò l’attività di antiquariato dei suoi genitori a Manhattan e fondò la leggendaria Rare Art Gallery su Madison Avenue, con ulteriori sedi a Dallas e Palm Beach. Sua moglie Simone (nata Horowitz) ricopriva già il ruolo di vicedirettrice della galleria di New York prima che la coppia si sposasse nel 1975; insieme hanno costituito una collezione rinomata per oltre mezzo secolo, diventando noti mecenati dell’arte e arricchendo le collezioni di importanti musei, tra cui il Museum of Fine Arts di di Boston, che nel 2013 ha inaugurato le Alan and Simone Hartman Galleries, nonché il Metropolitan Museum of Art e il Brooklyn Museum di New York. In particolare, hanno raccolto un’impressionante collezione di arte giapponese, incentrata su pregiati netsuke, inro e oggetti laccati. Condizioni: condizioni eccellenti, con solo segni di usura minimi e alcune minuscole perdite sparse di scaglie di kirigane. L’accoppiamento di Marishiten e Bishamonten crea un potente tema marziale e protettivo. Marishiten, derivato dalla divinità buddista Marici, era particolarmente venerato in Giappone dai guerrieri come protettore in battaglia, associato all’invisibilità, al successo militare e alla protezione dal pericolo. La divinità appare sia in forma maschile che femminile nell’iconografia giapponese ed è spesso raffigurata con più braccia mentre cavalca un cinghiale. Bishamonten, guardiano del nord e uno dei Quattro Re Celesti (Shitenno), divenne a sua volta strettamente associato ai guerrieri e alla protezione militare. La sua pagoda simboleggia il tesoro divino sotto la sua custodia. Insieme, le due divinità formano un’immagine forte di protezione, forza marziale e trionfo sulle avversità. Tobe Kofu (1888-1965) fu un affermato artista della lacca attivo nella prima metà del XX secolo, particolarmente noto per gli inro e i pettini. Il suo lavoro si distingue per il recupero di tecniche di laccatura del periodo Edo tecnicamente impegnative, spesso combinate con applicazioni in metallo finemente lavorate e soggetti figurativi elaborati. È citato in Edward A. Wrangham e Joe Earle (a cura di), *The Index of Inro Artists*, 1995, p. 135. Confronto d’asta: Si confronti un inro affine in lacca con intarsi in oro a cinque scomparti raffigurante lottatori di sumo dello stesso artista, anch’esso firmato Kofu saku, alto 9,7 cm, presso Bonhams, “Fine Japanese Art including two masterpieces by Kitaoji Rosanjin”, 7 novembre 2013, Londra, lotto 126 (venduto per 5.000 GBP, pari a circa 8.500 EUR convertiti e adeguati all’inflazione al momento della stesura del presente testo).
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