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JOKASAI: UN RARO INRO “SARUBOBO” IN LACCA INTARSIATA A TRE SCAFI Di Yamada Jokasai, firmato Jokasai 常嘉斎 con kakihan Giappone, XVIII secolo, periodo Edo (1615-1868) Di forma rettangolare ampia e sezione lenticolare, presenta uno sfondo roiro lucente, riccamente screziato da nuvole irregolari di mura-nashiji, fitta polvere d’oro e scaglie d’oro sparse, che creano una superficie straordinariamente profonda e variegata. Finemente decorato con oro, argento, peltro invecchiato e madreperla iridescente, presenta un gruppo sparso di sarubobo, le cui forme semplici, arrotondate e piegate, sono audacemente astratte e rese con materiali contrastanti. I toni tenui dell’argento e del peltro e la luminosa madreperla risaltano drammaticamente sullo sfondo fumoso e riccamente strutturato, conferendo al disegno, apparentemente semplice, un’eccezionale raffinatezza. Gli scomparti interni sono rifiniti in pregiato nashiji con bordi in fundame dorato. Firmato sul lato inferiore in lacca dorata «JOKASAI» con un kakihan rosso. ALTEZZA 6,8 cm, LUNGHEZZA 8,4 cm Provenienza: Collezione di Henry Charles Clifford, Londra, da allora tramandata per via ereditaria. Glendining & Co., Londra, 15 dicembre 1947, lotto 120. La collezione Dorothy Ann Stevens di pregiati netsuke e inro, costituita tra gli anni ’40 e ’60, è stata acquisita dalla suddetta fonte. Una copia della corrispondente voce nel registro del collezionista, che registra il presente lotto come n. 279, accompagna il lotto. All’interno della teca superiore sono presenti due vecchie etichette manoscritte del collezionista: una recante la scritta «Firmato Jokasai, 1700 circa. Scimmiette giocose su fondo mura-nashiji», e l’altra recante un antico numero da collezione e indicante la data dell’asta di Glending & Co. Henry Charles Clifford (1861-1947) fu un pittore e collezionista britannico attivo a Londra, con un interesse particolare per l’arte giapponese e la numismatica. Membro della Royal Society of British Artists e della British Numismatic Society sin dai suoi primi anni, Clifford aveva costituito una significativa collezione di opere d’arte giapponesi almeno già nel 1915, quando alcuni oggetti della sua collezione furono inclusi nella Japanese Art and Handicraft Loan Exhibition, organizzata a sostegno della Croce Rossa Britannica. Il suo patrimonio comprendeva inro, netsuke, kiseruzutsu, finiture per spade e altre opere rappresentative di alcuni dei principali ambiti dell’arte decorativa giapponese collezionata in Gran Bretagna all’epoca. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1947, le sue collezioni furono disperse all’asta e le opere precedentemente appartenute a Clifford entrarono in seguito a prestigiose collezioni private e museali britanniche. Dorothy Ann Stevens fu una collezionista di arte giapponese attiva durante la metà del XX secolo. Moglie del chimico, artista e collezionista Henry Potter Stevens (1875–1965), costituì una vasta collezione di netsuke, inro e accessori per fumatori. Ogni acquisizione veniva accuratamente documentata, dotata di un numero di inventario individuale e sottoposta a studio scientifico. Molti oggetti della collezione furono acquistati sul mercato dell’arte londinese negli anni ’40 e ’50, comprese opere con provenienze precedenti di grande prestigio. Dorothy e Henry mantenevano collezioni strettamente correlate ma distinte e occasionalmente si scambiavano oggetti tra loro, poiché gli interessi di Henry erano particolarmente legati agli inro e quelli di lei ai netsuke. Conservata dalla famiglia Stevens per oltre mezzo secolo, la sua collezione costituisce una testimonianza significativa e ben documentata del collezionismo e dello studio delle arti miniaturistiche giapponesi durante quel periodo. Condizioni: condizioni eccellenti, con segni di usura davvero minimi. Yamada Jokasai occupa una posizione di rilievo tra i principali lignaggi di lacca di Edo. Il primo Jokasai lavorò a Edo alla fine del XVII secolo, inizialmente nell’ambito della tradizione Kajikawa e al servizio dello shogunato Tokugawa, prima di fondare la scuola Yamada. La dinastia si è tramandata attraverso le generazioni successive fino alla fine del periodo Edo; la maggior parte dei membri firmava semplicemente come “Jokasai”, rendendo difficile l’attribuzione a una generazione specifica. Il carattere antico del presente inro, la sua eccezionale fattura con tecniche miste e la vecchia attribuzione di Clifford/Stevens al 1700 circa suggeriscono la mano di uno dei primi membri della dinastia. I sarubobo, letteralmente “bambini scimmia”, sono tradizionali bambole di stoffa imbottite che fungevano sia da giocattoli per bambini che da amuleti protettivi. Il nome è oggi particolarmente associato alla regione di Hida, dove “bobo” è il termine locale per indicare un neonato, ma il tipo di base appartiene alla tradizione giapponese molto più ampia delle bambole morbide protettive, discendenti dagli “hōko” e da forme correlate. I resoconti storici sulla tradizione di Hida riportano che i sarubobo venivano realizzati in casa con tessuto, imbottiti di cotone e utilizzati come giocattoli e sostituti protettivi per i bambini; gli esemplari più piccoli potevano persino essere legati insieme e indossati in vita.
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