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Jean Fautrier (1898 - 1964) Grande testa tragica, 1942 Bronzo, fusione di Claude Valsuani, firmato sul lato sinistro, edizione 3/9 34 x 17 cm Provenienza: Presunto acquisto presso la Galleria Daniel Varenne, Ginevra, nel 1982 o presso la Galleria Bonnier, Ginevra Collezione Nancy Varenne-Brunot Bibliografia: Jean Fautrier Genie und Rebell (Genious and Rebel), Verlag der Buchhandlung Walther und Franz Konig, altro esemplare della stessa serie riprodotto alle pagg. 308 e 309. Jean Fautrier, «Matière et Lumière», a cura di Dieer Schwart / Musée d’Art moderne de la Ville de Paris / Paris Musée, un altro esemplare della stessa serie a pag. 215. Fautrier 1898-1964, Musée d’art moderne de la ville de Paris / 25 maggio – 24 settembre 1989, un altro esemplare della stessa serie riprodotto a pag. 165. Capitolo del volume intitolato «Grande testa tragica», pubblicato nel catalogo della mostra Il volto del ‘900 – da Matisse a Bacon, Palazzo Reale, Milano, dal 25 settembre 2013 al 9 febbraio 2014, Edizioni Skira/Edizioni del Centre Pompidou, a cura di Jean-Michel Bouhours, 2013, p. 97 e pp. 141-142. Capitolo del volume intitolato «Jean Fautrier Grande testa tragica 1942», pubblicato nel catalogo della mostra *Portraits - Collezioni del Centre Pompidou*, Martigny, Fondazione Pierre Gianadda, dal 2 marzo al 24 giugno 2012, Edizioni della Fondazione P. Gianadda, con prefazione di Jean Clair, pp. 64 e 65. Capitolo dal titolo «Gran cabeza trágica», pubblicato nel catalogo della mostra «La Colección - Obras maestras del Centre Pompidou» a Malaga, dal 28 marzo 2015 al 29 ottobre 2017, Edizioni del Centre Pompidou/TF Editores, bilingue spagnolo-inglese, 2015, pp. 102-103. Capitolo del volume intitolato «Grand Tragic Head / 大悲劇頭», pubblicato nel catalogo della mostra temporanea «Mirrors of the Portrait. Highlights of the Centre Pompidou collection». Terza mostra semipermanente, Progetto Centre Pompidou x West Bund Museum 2019-2024, Shanghai, Cina, dal 21 luglio 2023 al 5 novembre 2024, Edizioni del Centre Pompidou/West Bund Museum, a cura di Frédéric Paul, luglio 2023, pp. 148-149, p. 312. Ulteriori informazioni: Jean Fautrier si dedicò all’arte della scultura tra il 1927 e il 1929 e poi tra il 1935 e il 1943. Da questi due periodi nacquero ventidue opere scultoree che rimasero troppo a lungo sconosciute al grande pubblico. Riconosciuto e celebrato per la sua opera pittorica, Jean Fautrier è anche — nonostante una produzione limitata — uno dei nostri primi scultori, come ricordò André Malraux nel 1956. Eppure Fautrier espose più volte le sue sculture, inserendole tra i suoi dipinti nelle mostre. Nel 1942 l’artista si trova a Parigi e lavora nel suo atelier sul boulevard Raspail all’illustrazione delle opere letterarie dei suoi amici: Jean Paulhan, René Char, Robert Ganzo, Francis Ponge e Paul Éluard. L’emozione è al centro della creazione della Grande Tête tragique, realizzata nel 1942 in piena Occupazione. Per Jean Fautrier, la tecnica non è che un mezzo di espressione plastica al servizio di una tematica. Il soggetto di questa scultura è l’uomo ferito, martoriato dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale. La Grande Tête tragique mostra la volontà dell’artista di prendere il reale, l’attualità storica, come «impulso iniziale» per la sua opera. Già le prime sculture degli anni ’20 presentavano un aspetto compatto, massiccio, e un’immagine integra e irriducibile. Il trattamento plastico della forma non era naturalistico e prefigurava già una visione tormentata in cui la figura umana e il volto sono maltrattati e sfigurati. In una scultura del 1940, Fautrier scava il volto umano eliminando gli occhi dai suoi volti scolpiti, lasciando solo una maschera dalle orbite vuote. Insistendo su questa amputazione, Fautrier vi appone un titolo, *Les Yeux*, segnalandoci l’assenza degli organi. La stessa operazione di soppressione viene effettuata per la *Grande Tête tragique* del 1942. Con le dita che modellano il materiale, l’artista strappa via la parte destra del volto del busto e crea quel vuoto attraverso una lavorazione striata della superficie. Attaccato nella sua unità, il volto è solcato da una modellazione della materia estremamente diretta e brutale. L’unico occhio è costituito da un insieme di incisioni; il naso è schiacciato e forma quella profonda linea verticale che divide brutalmente il volto in due parti; la bocca è molto spessa e ricurva. Si apre su un grido soffocato e su una parola che sembra ormai impossibile. Questa testa è solcata all’estremo e fa eco, grazie al volume offerto dalla pratica della scultura, a quella tecnica pittorica inedita chiamata «les Hautes Pâtes» che Fautrier sublima nella sua serie dipinta Les Otages. Lo afferma André Malraux nell’ottobre 1945 nella sua prefazione al catalogo *Les Otages. Dipinti e sculture di Fautrier*: «Piuttosto che i quadri di Fautr