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Medioevo - Arabia Quattro pagine (2 fogli) tratte da un Corano (Mushaf) di grande formato. - 15 righe. Arabo, manoscritto su carta. Probabilmente Egitto mamelucco o Siria, in alternativa Iran o Asia centrale, 1300-1450. Decorazione: i versetti sono separati da rosette in oro con punti rossi e centro verde o blu. Ai margini sono presenti motivi a palma in blu e oro con sottili linee blu, che probabilmente indicano i numeri dei versetti o le sezioni. Su due fogli sono inoltre presenti medaglioni rotondi ai margini con doppio anello blu, campo dorato e corona di perle rosse, probabilmente indicatori di sezioni più ampie. - Per quanto riguarda la paleografia: la scrittura è una calligrafia manoscritta vigorosa e regolare della famiglia Naskh, con richiami al Muhaqqaq/Rayan. Sono caratteristici i corpi delle lettere arrotondati, le alif e le lam lunghe e diritte, nonché le forme terminali molto allungate di nun, ya e ra. Il testo è interamente vocalizzato con inchiostro nero. Non si rileva alcuna codifica cromatica per l’hamza o le vocali. Il tratto è uniforme e professionale. La datazione al XIV-XV secolo si basa sullo stile calligrafico, sulla carta, sulla decorazione con rosette dorate e segni marginali blu e dorati, nonché sui reclaman. Per quanto riguarda il contenuto: i quattro fogli formano due coppie consecutive tratte da due parti del Corano molto distanti tra loro. Per quanto riguarda il contenuto: Sura 6 (al-Anam, «Il bestiame»), circa 6:145-158/159: il testo inizia con l’eccezione prevista in caso di emergenza per i cibi proibiti, in cui Dio si mostra clemente e misericordioso. Seguono le norme alimentari per gli ebrei (animali con zampe biforcute, determinati tipi di grasso) come punizione per la loro ribellione. Ai miscredenti, che giustificano il loro idolatria con la volontà di Dio, viene ribattuto che seguono solo supposizioni. Seguono poi i precetti etici: non associare nulla a Dio, onorare i genitori, non uccidere i figli per povertà, evitare le azioni riprovevoli, non uccidere ingiustamente, proteggere i beni degli orfani, mantenere equi misura e peso e parlare con giustizia. Seguono il riferimento alla retta via, la rivelazione a Mosè e il Libro benedetto. Il brano minaccia i miscredenti con il Giorno dei Segni, in cui la fede tardiva non servirà più a nulla. Il tema ricorrente «shian» («in fazioni») prosegue. Sura 21 (al-Anbiya, «I Profeti»), circa 21:3-31: i miscredenti considerano il Profeta un uomo, uno stregone o un poeta e chiedono un segno. Il testo fa riferimento a messaggeri precedenti, che erano anch’essi esseri umani, e a città distrutte. Il cielo e la terra non sono stati creati per gioco, la verità annienta il falso. Dio è unico, gli angeli lo lodano instancabilmente e altri dei avrebbero corrotto il mondo. L’affermazione dell’esistenza di un figlio viene respinta. I segni della creazione spaziano dalla separazione tra cielo e terra, all’acqua come fonte di vita, fino alle montagne e ai sentieri. L’esclamazione «wa-jaalna s-sama» rimanda al versetto 21:32. Entrambi i passaggi sono accomunati dall’unità di Dio e dal rifiuto dell’idolatria. – In parte leggermente ingiallito e macchiato, con piccoli difetti ai margini, una pagina presenta uno strappo leggermente più lungo; per il resto, manoscritto arabo ben conservato. Medievale - Arabia - Quattro pagine (2 ff.) tratte da un Corano (mushaf) di grande formato. 15 righe. Arabo, manoscritto su carta. Probabilmente Egitto mamelucco o Siria, in alternativa Iran o Asia centrale, 1300-1450. Decorazione: I versetti sono separati da rosette dorate con punti rossi e centri verdi o blu. Nei margini sono presenti motivi a palmette blu e oro con sottili linee blu, che presumibilmente indicano il conteggio dei versetti o le sezioni. Due fogli presentano inoltre medaglioni marginali rotondi con un doppio anello blu, un campo dorato e un bordo rosso a perline, che probabilmente segnano divisioni più ampie del testo. Paleografia: la scrittura è una calligrafia libraria decisa e regolare della famiglia naskh, con echi di muhaqqaq/rayhan. Le caratteristiche distintive sono i corpi delle lettere arrotondati, le alif e le lam lunghe e diritte e le forme finali ampiamente allungate di nun, ya e ra. Il testo è interamente vocalizzato con inchiostro nero. Non si ravvisa alcuna codifica cromatica per l’hamza o le vocali. Il tratto è uniforme e professionale. La datazione al XIV-XV secolo si basa sulle forme delle lettere, sulla carta, sulla decorazione con rosette dorate e segni marginali blu e dorati, nonché sulle parole di richiamo. Contenuto: I quattro fogli formano due coppie consecutive tratte da due parti del Corano molto distanti tra loro. Sura 6 (al-An'am, «Il bestiame»), circa 6:145-158/159: il testo si apre con l’eccezione prevista per i casi di necessità riguardo ai cibi proibiti, per i quali Dio è clemente e misericordioso. Prosegue con le norme alimentari per gli ebrei (animali con artigli, determinati grassi) come punizione per la loro ribellione. Ai miscredenti, che giustificano la loro idolatria con la volontà di Dio, viene detto che seguono solo congetture. Seguono poi i comandamenti etici: non associare nulla a Dio, onorare i propri genitori, non uccidere i bambini per povertà, evitare le indecenze, non uccidere ingiustamente, proteggere i beni degli orfani, dare giustizia