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Medioevo Homiliario per l’Ufficio notturno (Mattutino) dell’ottava di Pasqua. Con un’iniziale rossa, caratteri lombardi rossi e altre decorazioni rosse. Manoscritto latino su pergamena. Caratteri Textura in stile primo gotico, relativamente arrotondati. Circa 20-25 righe. Spazio di scrittura circa 21,6 x 6,5 cm. 29,5 x 13,4 cm. Probabilmente proveniente dall’area germanofona meridionale (Baviera o Austria), intorno al 1250-1300. Note paleografiche: la scrittura è una Textura primo-gotica accurata, ancora relativamente arrotondata, di una sola mano. Le rubriche rosse sono probabilmente opera dello stesso copista. Sono caratteristiche la «a» a due piani, la «d» prevalentemente onciale, le forme arrotondate e allungate della «s» e, in parte, una «r» arrotondata secondo lo stile delle lettere rotonde. A ciò si aggiungono collegamenti ad arco, legature «ct» e «st» e una moderata rottura del gambo senza spigoli quadrangolari marcati. Il sistema di abbreviazioni è quello usuale (tratto nasale, abbreviazioni della «p», nomina sacra). La punteggiatura è costituita da punti e da punctus elevatus. Non si rilevano correzioni o aggiunte. La datazione alla seconda metà del XIII secolo, forse intorno al 1300, si basa sulla Textura non ancora rigorosamente formalizzata e sulla semplice decorazione lombarda. Per quanto riguarda il contenuto: si tratta di un frammento di un omiliario, ovvero una raccolta di omelie sui Vangeli dell’anno liturgico, in questo caso relative alla Settimana Santa. La rubrica «Sexta» rimanda alla lettura del venerdì. Sono riconoscibili le interpretazioni relative a tre brani evangelici. Il primo riguarda Gv 20,11-18, Maria Maddalena presso il sepolcro. Sono leggibili «Maria stabat ad monumentum foris plorans» e «Mulier quid ploras?», nonché l’interpretazione dei due angeli in vesti bianche, seduti alle estremità della testa e dei piedi del sepolcro. L’omelia li interpreta come simbolo dei due Testamenti e inizia con un riferimento all’amore ardente di Maria. Il secondo brano è Gv 21, la pesca. Si parla di pesca e di gettare la rete dalla parte destra, con un’interpretazione allegorica riferita alla Chiesa e agli eletti. Il terzo brano è Matteo 28,16-17, gli undici discepoli che salgono sul monte in Galilea. L’interpretazione approfondisce il numero dodici degli apostoli, la nomina di Mattia e il dubbio di alcuni discepoli. Il testo dell’interpretazione di Giovanni 20 ricorda chiaramente le omelie sui Vangeli di Gregorio Magno (Homiliae in Evangelia, Hom. 25). Anche gli altri brani potrebbero provenire da Gregorio oppure essere stati ripresi da un altro omiliario, ad esempio da Haimo di Auxerre o da Beda. Medioevo – Omeliario per l’ufficio notturno (Mattutino) dell’ottava di Pasqua. Con una iniziale rossa, iniziali lombarde rosse e ulteriori rubriche rosse. Textura gotica primitiva relativamente arrotondata. Da circa 20 a 25 righe. Spazio scritto di circa 21,6 x 6,5 cm. 29,5 x 13,4 cm. Probabilmente proveniente dalla regione di lingua tedesca meridionale (Baviera o Austria), 1250-1300 circa. Sulla paleografia: La scrittura è una cura Textura gotica primitiva, ancora relativamente arrotondata, redatta da un’unica mano. Probabilmente anche le rubriche rosse sono state scritte dallo stesso amanuense. Tra le caratteristiche distintive figurano la «a» a due compartimenti, la «d» prevalentemente onciale, le forme arrotondate e allungate della «s» e, in alcuni punti, una «r» arrotondata che segue lettere arrotondate. Si osservano inoltre curve «mordenti» (archi), legature ct e st, e una moderata rottura dei tratti verticali senza quadrangoli pronunciati. Il sistema di abbreviazioni è quello usuale (barra nasale, abbreviazioni con p, nomina sacra). La punteggiatura è costituita da punctus e punctus elevatus. Non sono visibili correzioni né aggiunte successive. La datazione alla seconda metà del XIII secolo, probabilmente intorno al 1300, si basa sulla Textura, che non è ancora rigorosamente formalizzata, e sulla semplice decorazione lombarda. Per quanto riguarda il contenuto: il presente oggetto è un frammento di un omiliario, ovvero una raccolta di sermoni sui Vangeli dell’anno liturgico, in questo caso relativi alla Settimana Santa. La rubrica «Sexta» si riferisce alla lettura del venerdì. Si possono identificare commenti su tre brani evangelici. Il primo riguarda Giovanni 20,11-18, Maria Maddalena presso il sepolcro. Sono leggibili «Maria stabat ad monumentum foris plorans» e «Mulier quid ploras?», nonché l’interpretazione dei due angeli in vesti bianche seduti alla testata e ai piedi del sepolcro. L’omelia li interpreta come simbolo dei due Testamenti e inizia con un riferimento all’amore ardente di Maria. Il secondo brano è Giovanni 21, la pesca miracolosa. Si parla di pesca e di gettare la rete dalla parte destra, con un’interpretazione allegorica che rimanda alla Chiesa e agli eletti. Il terzo è Matteo 28,16-17, gli undici discepoli che si recano sul monte in Galilea. Il commento tratta del numero dodici degli apostoli, dell’elezione di Mattia e del dubbio di alcuni discepoli. La formulazione del commento a Giovanni 20 ricorda chiaramente le omelie evangeliche di Gregorio Magno (Homiliae in Evangelia, Hom. 25). Anche le altre sezioni potrebbero essere opera di Gregorio, oppure tratte da un altro omeliario, ad esempio di Haymo di Auxerre o di Beda. Questo lotto è soggetto a tassazione secondo le norme vigenti. Sul prezzo di aggiudicazione gravano 24,95